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Art. 273 Codice di Procedura Penale — Sezione Prima Penale

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526 provvedimenti

Altri anni per Art. 273 Codice di Procedura Penale

Custodia Cautelare: i limiti della retrodatazione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due indagati sottoposti a custodia cautelare per reati di stampo mafioso, tra cui estorsione e trasferimento fraudolento di valori. La sentenza chiarisce che la retrodatazione dei termini della misura non si applica se i nuovi fatti non erano deducibili dagli atti del primo procedimento. La Corte ha inoltre confermato la sussistenza degli indizi per il trasferimento fraudolento di beni, basandosi sul controllo di fatto della società da parte dell'indagato, anziché sulla titolarità formale.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un ex senatore accusato di scambio elettorale politico-mafioso. La sentenza chiarisce che, dopo la riforma del 2019, il reato si configura anche se il procacciamento di voti non avviene con metodo mafioso, purché promesso da un soggetto appartenente a un'associazione criminale. La Corte ha ritenuto provata la consapevolezza del politico riguardo alla caratura mafiosa del suo interlocutore e ha confermato la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, rigettando il ricorso della difesa.
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Presunzione di pericolosità: no a riesame se c’è clan
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per detenzione di armi con aggravante mafiosa. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che la cosiddetta "presunzione di pericolosità" legata a tali reati giustifica la misura detentiva, anche se l'indagato si trova già in carcere per altra causa. Le prove, basate su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori, sono state ritenute sufficienti e correttamente valutate dal giudice del riesame.
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Termini indagini: Cassazione su reati permanenti
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di reato associativo, rigettando il ricorso di un imputato che lamentava la violazione dei termini delle indagini preliminari. La sentenza chiarisce che, per i reati permanenti, una precedente archiviazione non preclude la valutazione di condotte successive e che la pluralità di procedimenti non implica automaticamente il superamento dei termini indagini, a meno che la difesa non dimostri l'esatta coincidenza dei fatti. La Corte ha ribadito i principi sulla gestione dei tempi processuali e sull'inutilizzabilità delle prove.
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Utilizzabilità prove: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per un omicidio, evidenziando un vizio di motivazione sull'utilizzabilità prove. Le prove, costituite da dichiarazioni di collaboratori di giustizia, provenivano da altri procedimenti e sono state acquisite dopo la scadenza dei termini delle indagini preliminari del caso principale. La Corte ha stabilito che il Tribunale del riesame non ha adeguatamente verificato se i procedimenti di origine fossero realmente distinti per fatti e soggetti, un requisito fondamentale per l'ammissibilità di tali prove. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio che applichi correttamente questo principio.
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Associazione mafiosa: la custodia di armi è prova?
Un soggetto, già condannato per associazione mafiosa e in detenzione domiciliare, viene coinvolto nella custodia di un arsenale per il clan. La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare, stabilendo che un'attività di tale fiducia non è un mero reato, ma una prova concreta della permanenza del vincolo di appartenenza all'associazione mafiosa, superando la mera condotta di custodia.
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Misure cautelari: la prova sopravvenuta è valida
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore sottoposto a misure cautelari per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza stabilisce principi fondamentali sulla validità delle prove emerse dopo l'ordinanza iniziale e sulla decorrenza dei termini per le indagini preliminari, confermando che questi partono dalla data di iscrizione formale dell'indagato, rendendo irrilevanti ai fini della utilizzabilità degli atti eventuali ritardi del pubblico ministero.
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Riesame misura cautelare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'indagata sottoposta ad arresti domiciliari per reati legati al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La Corte ha confermato la validità del provvedimento del Tribunale del riesame, chiarendo importanti principi procedurali. In particolare, ha stabilito che il termine delle indagini preliminari decorre dalla data di iscrizione nel registro degli indagati, non da atti precedenti, e che il Tribunale del riesame misura cautelare può e deve valutare anche le prove sopravvenute, come gli interrogatori di altri indagati, non disponibili al primo giudice.
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Sequestro preventivo: quando i contanti sono sospetti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un sequestro preventivo di circa 8.000 euro in contanti. L'uomo, accusato di sfruttamento del lavoro, sosteneva che la somma fosse frutto di risparmi legittimi. Tuttavia, i giudici hanno confermato il sequestro, ritenendo che la modalità di custodia del denaro - nascosto in un comodino pur avendo un conto corrente - fosse un forte indizio della sua provenienza illecita, superando le giustificazioni fornite sulla sua origine.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
Un uomo, sottoposto a misura cautelare per aver fatto esplodere un ordigno, presenta ricorso in Cassazione. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che la valutazione logica e concatenata di vari elementi (conversazioni, un video manipolato, abbigliamento compatibile) costituisce un quadro di gravi indizi di colpevolezza sufficiente a giustificare gli arresti domiciliari, anche a fronte di tentativi di depistaggio.
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Cumulo giuridico pena: no anticipazioni in fase cautelare
Un soggetto, in custodia cautelare per omicidio, ha richiesto la revoca della misura sostenendo che, in virtù del principio del cumulo giuridico pena, avrebbe già scontato il massimo della pena (30 anni) per altri reati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il calcolo del cumulo spetta esclusivamente al giudice della fase esecutiva e non può essere anticipato in sede cautelare per giustificare la scarcerazione.
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Custodia cautelare in carcere: quando è legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di detenere un arsenale. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi di colpevolezza e concreto il pericolo di recidiva, respingendo la richiesta di misure meno afflittive come gli arresti domiciliari.
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Carenza di interesse: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un'ordinanza che applicava una misura cautelare. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché, nelle more del giudizio, la misura stessa era stata revocata, rendendo la pronuncia della Corte priva di effetti pratici per il ricorrente.
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Scambio elettorale: quando mancano i gravi indizi
La Corte di Cassazione conferma il rigetto di una misura cautelare per un politico accusato di scambio elettorale politico-mafioso. La sentenza chiarisce che, per applicare misure restrittive, sono necessari gravi indizi sia sulla provenienza mafiosa della promessa di voti sia sulla concretezza della controprestazione del politico a favore del clan, elementi ritenuti insussistenti nel caso di specie.
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Concorso esterno mafioso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di custodia cautelare in carcere per un imprenditore accusato di concorso esterno mafioso. La sentenza chiarisce i criteri per configurare il reato, affermando che è sufficiente un rapporto di reciproco vantaggio con un'associazione criminale per imporsi sul mercato. Viene inoltre definita l'estorsione contrattuale, che sussiste anche quando la vittima è costretta a violare la propria autonomia negoziale, a prescindere da un danno economico diretto.
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Concorso morale e omicidio: la responsabilità del mandante
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare per un soggetto accusato di concorso morale in omicidio. La sentenza analizza il caso di un mandante che ha ordinato una spedizione punitiva, durante la quale gli esecutori hanno ucciso per errore una persona innocente. La Corte stabilisce che il concorso morale sussiste anche in caso di 'aberratio ictus', poiché l'istigatore è responsabile per l'azione criminale concordata, a prescindere dall'identità della vittima finale.
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Partecipazione associazione mafiosa: prova e cautelari
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione ad associazione mafiosa. Il caso riguardava un individuo, precedentemente assolto per fatti anteriori al 2022, per il quale sono emersi nuovi e gravi indizi di colpevolezza. La Corte ha sottolineato che, ai fini cautelari, gli elementi indiziari (come riunioni con vertici del clan, viaggi segreti e interventi in controversie) devono essere valutati nel loro complesso e non singolarmente. La decisione ribadisce che la 'messa a disposizione' stabile e consapevole a favore del sodalizio è sufficiente a integrare la condotta di partecipazione.
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Utilizzabilità atti di indagine: la Cassazione decide
Un soggetto, indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, era stato sottoposto agli arresti domiciliari. La prova a suo carico proveniva in parte da interrogatori resi in un procedimento separato, dopo la scadenza dei termini di indagine del caso principale. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza cautelare, ritenendo che il Tribunale del riesame non avesse adeguatamente motivato sulla reale diversità e autonomia dei due procedimenti, condizione essenziale per l'utilizzabilità degli atti di indagine esterni.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione annulla
Un uomo viene accusato di tentato omicidio a seguito di una sparatoria. La Corte di Cassazione annulla l'ordinanza di custodia cautelare in carcere perché i gravi indizi di colpevolezza a suo carico sono stati ritenuti insufficienti. La decisione si basa sulla valutazione illogica e contraddittoria delle prove, in particolare di una testimonianza indiretta smentita dalla stessa vittima. Viene invece confermata la qualificazione del fatto come tentato omicidio e non come semplice danneggiamento.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentato omicidio. La Corte ha stabilito che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza effettuata dal Tribunale del Riesame era logicamente motivata e coerente, basandosi sulla testimonianza della vittima, riscontri medici e altri elementi, respingendo la tesi difensiva di un'aggressione subita e non perpetrata.
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