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Art. 273 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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477 provvedimenti

Altri anni per Art. 273 Codice di Procedura Penale

Associazione mafiosa: confermato il carcere.
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un soggetto accusato di associazione mafiosa ed estorsione. L'indagato operava come intermediario per un clan, convocando imprenditori per richieste di 'messa a posto' e riscuotendo somme di denaro ottenute tramite minacce. Nonostante la difesa sostenesse la passività del ruolo, i giudici hanno ravvisato una partecipazione attiva e consapevole alle dinamiche criminali, confermando la gravità indiziaria e la legittimità del carcere.
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Associazione mafiosa: quando la vicinanza è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare per un soggetto accusato di associazione mafiosa, rigettando il ricorso della difesa. Nonostante il ricorrente sostenesse la tesi della semplice amicizia con il vertice del clan, le intercettazioni hanno dimostrato un ruolo attivo come prestanome per immobili e sentinella sul territorio. La decisione chiarisce che la partecipazione al sodalizio si configura quando la vicinanza si traduce in un contributo concreto e causale al rafforzamento della consorteria criminale.
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Associazione mafiosa: i limiti della partecipazione
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per un indagato accusato di associazione mafiosa. Nonostante una precedente condanna risalente agli anni Ottanta, nuovi elementi indiziari, tra cui intercettazioni e l'aiuto fornito a un latitante, dimostrano una partecipazione attiva e non una semplice vicinanza ideale. La decisione ribadisce che il contributo concreto al rafforzamento del sodalizio configura il reato associativo.
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Tentata estorsione aggravata: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare per un soggetto accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il caso riguarda la richiesta di protezione economica rivolta a un imprenditore edile per lavori in un territorio controllato da consorterie criminali. Nonostante la difesa sostenesse che si trattasse di meri atti preparatori poiché i lavori non erano ancora iniziati, i giudici hanno stabilito che la percezione della carica intimidatoria da parte della vittima è sufficiente a configurare il tentativo. La decisione ribadisce che il contesto criminale e la biografia penale dell'indagato sono elementi determinanti per la valutazione della gravità indiziaria.
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Gravità indiziaria e limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto sottoposto a custodia cautelare per associazione mafiosa. La difesa contestava la sussistenza della gravità indiziaria, criticando l'interpretazione di alcune intercettazioni e il ruolo direttivo attribuito all'indagato. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può comportare una nuova valutazione del merito delle prove, ma deve limitarsi a verificare la tenuta logica della motivazione fornita dal Tribunale del Riesame, che nel caso di specie è risultata solida e coerente.
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Estorsione ambientale: la Cassazione conferma i gravi indizi
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare per un soggetto accusato di estorsione ambientale aggravata dal metodo mafioso. L'indagato, operando come autista e intermediario per un noto clan, facilitava incontri tra imprenditori e boss per la 'messa a posto' e partecipava a richieste di servizi gratuiti. La Corte ha stabilito che il ruolo di 'punto di contatto' in contesti mafiosi integra la consapevolezza del reato, poiché la forza intimidatrice del gruppo rende superflua la minaccia esplicita.
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Custodia cautelare: quando il carcere è inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato la **Custodia cautelare** in carcere per un indagato accusato di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e a reati tributari. Nonostante la difesa lamentasse una carenza di motivazione sulla gravità indiziaria, i giudici hanno rilevato come l'indagato gestisse un sistema di società cartiere per ripulire proventi del narcotraffico. La decisione sottolinea l'inadeguatezza degli arresti domiciliari, poiché il soggetto avrebbe continuato a dirigere le attività illecite proprio dalla sua abitazione, dimostrando totale spregio per le prescrizioni giudiziarie.
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Associazione a delinquere: fornitore o partecipe?
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva che l'indagato fosse un semplice fornitore esterno, ma i giudici hanno rilevato la sua partecipazione attiva basata sul coinvolgimento in dinamiche interne e conflitti tra i membri del gruppo. Nonostante il tempo trascorso dai fatti, la pericolosità è stata confermata dal periodo di latitanza trascorso insieme a un altro coindagato, dimostrando la persistenza di legami criminali attuali.
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Custodia cautelare: guida alla rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità di un'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato. Il ricorrente aveva inizialmente contestato la violazione del principio del ne bis in idem e la mancanza di motivazione sull'attualità delle esigenze cautelari. Tuttavia, durante l'udienza, la difesa ha presentato formale rinuncia al ricorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha preso atto della volontà della parte, dichiarando l'inammissibilità dell'impugnazione e confermando l'efficacia della misura di massimo rigore.
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Custodia cautelare: quando scatta l’annullamento
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato un'ordinanza di custodia cautelare emessa per traffico di droga ed estorsione. Sebbene i gravi indizi per l'estorsione armata siano stati confermati da riscontri oggettivi, la Corte ha ritenuto carente la motivazione riguardante una specifica cessione di cocaina. La decisione evidenzia che la custodia cautelare non può basarsi su intercettazioni ambigue o su ricostruzioni fattuali prive di un rigoroso collegamento logico.
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Pericolo di fuga e arresti domiciliari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della misura cautelare degli arresti domiciliari per un soggetto destinatario di una richiesta di estradizione verso uno Stato estero. Il fulcro della controversia riguarda la sussistenza del **pericolo di fuga**, desunto dalla residenza stabile del soggetto in un altro continente e dalla sua comprovata facilità di spostamento internazionale. Nonostante le contestazioni della difesa sulla proporzionalità della misura e sulla mancata informativa circa il principio di specialità durante l'udienza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che la disponibilità di risorse economiche e i legami con territori extra-europei costituiscono elementi concreti e specifici che giustificano il mantenimento di un presidio cautelare rigoroso.
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Custodia in carcere: confermata per il basista
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per un uomo accusato di tentata rapina aggravata in concorso. L'indagato, pur non avendo partecipato alla fase esecutiva, è stato identificato come il basista del gruppo criminale. La difesa ha contestato l'utilizzabilità delle intercettazioni e la sussistenza dei gravi indizi, sostenendo che l'uomo avesse solo riferito pettegolezzi su una somma di denaro. Tuttavia, la Corte ha ritenuto legittima la decisione del Tribunale del Riesame, evidenziando come le conversazioni registrate mostrassero una pianificazione dettagliata, inclusi gli strumenti per immobilizzare le vittime. La pericolosità sociale, aggravata dal ritrovamento di hashish e da precedenti tentativi di rapina, ha reso necessaria la massima misura cautelare.
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Tentata estorsione aggravata e custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'azione delittuosa consisteva in minacce rivolte ai titolari di una ditta subappaltatrice, impegnata in lavori di ristrutturazione legati al Bonus 110%, per costringerli ad accettare un pagamento di soli 8.000 euro a fronte di un credito di oltre 30.000 euro. La Corte ha ritenuto pienamente valida la chiamata in correità di un mediatore, supportata da intercettazioni ambientali e contatti telefonici, confermando l'attualità del pericolo di reiterazione del reato nonostante il tempo trascorso dai fatti.
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Custodia cautelare: violenza e rapina aggravata
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un giovane accusato di rapina pluriaggravata e lesioni personali. La difesa aveva contestato la misura sostenendo che lo stato di indigenza e la mancanza di fissa dimora dell'imputato potessero configurare uno stato di necessità o comunque non giustificare il carcere. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, evidenziando che la custodia cautelare è necessaria data la particolare efferatezza della condotta, caratterizzata dall'uso di spray urticante e violenza fisica gratuita ai danni di un turista.
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Associazione mafiosa: il ruolo di coordinatore
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un indagato accusato di associazione mafiosa, riconoscendo la validità del quadro indiziario relativo al suo ruolo di coordinatore. Nonostante l'annullamento delle accuse per singoli episodi di estorsione, i giudici hanno ritenuto provato lo stabile inserimento nel clan. La decisione si basa su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia che documentano la gestione dei proventi illeciti e degli stipendi per gli affiliati durante la latitanza del capo clan.
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Intestazione fittizia: confermati i domiciliari.
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un indagato accusato di intestazione fittizia di beni. Secondo l'accusa, il ricorrente fungeva da prestanome per la gestione di una società creata per eludere le misure interdittive antimafia che avevano colpito una precedente impresa. Nonostante la difesa sostenesse l'autonomia gestionale del giovane e l'assenza di precedenti penali, i giudici hanno ritenuto che il suo ruolo fosse essenziale per il funzionamento della struttura criminale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'interpretazione delle intercettazioni telefoniche è una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità se logicamente motivata.
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Associazione a delinquere: conferma custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un'indagata accusata di associazione a delinquere finalizzata ai furti in abitazione. La difesa contestava la mancanza di gravi indizi e l'illogicità della misura cautelare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove ma solo verificare la coerenza logica della motivazione fornita dal Tribunale del Riesame.
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Gravi indizi di colpevolezza: furto in hotel
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura del divieto di dimora nei confronti di un soggetto accusato di furto aggravato in concorso. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sostenendo che la decisione si basasse su semplici presunzioni. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto legittima la valutazione del Tribunale del Riesame, fondata sui filmati di videosorveglianza che mostravano l'indagato agire come 'palo' e coordinarsi telefonicamente con il complice per sottrarre uno zaino di valore in un hotel.
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Atti sessuali con minorenne: carcere confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di atti sessuali con minorenne infraquattordicenne. Nonostante il ricorso della difesa puntasse sull'errore scusabile riguardo all'età della vittima e sulla mancanza di esigenze cautelari, i giudici hanno ritenuto legittima la decisione del Tribunale del Riesame. La sentenza ribadisce che il consenso della vittima tredicenne è irrilevante e che la gravità della condotta, unita al rischio di recidiva desunto dalla personalità dell'indagato, giustifica la massima misura restrittiva. La parola_chiave atti sessuali con minorenne emerge come fulcro della decisione, specialmente in relazione alla vulnerabilità della persona offesa.
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Narcotraffico: conferma della custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione a un'associazione finalizzata al **narcotraffico**. L'indagato avrebbe messo a disposizione terreni riconducibili alla famiglia per l'occultamento di ingenti somme di denaro e sostanze stupefacenti all'interno di fusti di plastica. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione degli indizi deve essere globale e unitaria, non atomistica. Le contestazioni della difesa riguardanti le aggravanti sono state dichiarate inammissibili per carenza di interesse, non incidendo sulla legittimità della misura restrittiva.
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