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Art. 273 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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647 provvedimenti

Altri anni per Art. 273 Codice di Procedura Penale

Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa ed estorsione. La Corte ha ritenuto sufficienti i gravi indizi di colpevolezza raccolti, basati su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, e ha confermato la sussistenza delle esigenze cautelari, respingendo le argomentazioni della difesa come un tentativo di riesaminare il merito dei fatti.
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Autonoma valutazione GIP e custodia cautelare in carcere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per un omicidio di stampo mafioso, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La sentenza è cruciale per aver chiarito i criteri della cosiddetta autonoma valutazione del GIP, stabilendo che essa non viene meno se il giudice, pur recependo parti della richiesta del PM, dimostra di aver condotto una rielaborazione critica e consapevole degli elementi. La Corte ha inoltre ribadito la validità delle dichiarazioni convergenti dei collaboratori di giustizia e la persistenza delle esigenze cautelari nonostante il lungo tempo trascorso e lo stato di detenzione dell'indagato.
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Interposizione fittizia estera: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per un presunto caso di frode fiscale basato su interposizione fittizia estera. La Corte ha ritenuto che l'accusa mancasse di elementi concreti per dimostrare che i beni fossero stati prodotti in Italia e che i ricavi fossero stati fittiziamente attribuiti a società estere. Sono stati inoltre rilevati errori nel calcolo del profitto da sequestrare e nella qualificazione della condotta di uno degli indagati, portando al rinvio del caso per un nuovo esame.
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Riparazione per ingiusta detenzione: sì se manca querela
Un cittadino, detenuto per furto in abitazione e poi prosciolto per la derubricazione del reato a furto semplice con difetto di querela, si è visto riconoscere dalla Corte di Cassazione il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione. La Suprema Corte ha stabilito che l'indennizzo è dovuto quando mancano 'ab origine' i presupposti per la misura cautelare, anche se ciò emerge solo a seguito di una diversa valutazione giuridica dei medesimi fatti nel processo di merito.
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Associazione mafiosa: quando scatta la custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di partecipazione a un'associazione mafiosa. Il ricorso, basato sulla presunta debolezza delle prove e sull'incostituzionalità della presunzione legale di adeguatezza della detenzione, è stato respinto. La Corte ha ritenuto le prove (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni) sufficienti e il ragionamento del giudice di merito logico, riaffermando che la presunzione di detenzione per reati di mafia è legittima data la pericolosità intrinseca e la stabilità di tali gruppi criminali.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando è negata?
La Corte di Cassazione nega la riparazione per ingiusta detenzione a un individuo assolto dall'accusa di devastazione. Nonostante l'assoluzione, la sua condotta gravemente imprudente, consistita nel trovarsi sul tetto di un centro di rimpatrio insieme ai rivoltosi, ha creato una falsa apparenza di colpevolezza, inducendo in errore l'autorità giudiziaria e giustificando così il diniego dell'indennizzo.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per rapina e furto. La Corte ha ribadito che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, inclusa l'interpretazione di immagini video e riconoscimenti, spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno che la motivazione non sia manifestamente illogica o viziata da errori di diritto, cosa non riscontrata nel caso di specie.
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Gravi indizi di colpevolezza e misure cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo accusato di associazione a delinquere finalizzata a furti. La sentenza chiarisce che per l'applicazione di misure cautelari sono sufficienti i gravi indizi di colpevolezza, intesi come qualificata probabilità di responsabilità, un concetto meno stringente rispetto alla prova richiesta per la condanna. La Corte ha inoltre confermato la validità del riconoscimento vocale effettuato dalla polizia giudiziaria e ha definito il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione del reato, non come imminenza di una nuova azione criminale, ma come valutazione prognostica basata sulla personalità dell'indagato e sulla serialità dei reati contestati.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un'ordinanza di sequestro preventivo per reati fiscali. La Corte ha ritenuto le motivazioni del Tribunale del Riesame sufficienti e non meramente apparenti, confermando la validità del sequestro sulle quote societarie, nonostante le doglianze sulla valutazione dei beni e sull'uso di atti non noti alla difesa.
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Sequestro preventivo per reati tributari: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro un'ordinanza di sequestro preventivo per oltre 71 milioni di euro, emessa per reati di associazione per delinquere e frode fiscale. La Corte ha ribadito che, ai fini del sequestro preventivo, l'obbligo di 'autonoma valutazione' del giudice non impone una riscrittura degli atti, ma un vaglio critico effettivo. Ha inoltre confermato la legittimità del sequestro per equivalente nei confronti degli amministratori quando il profitto del reato non è facilmente rintracciabile nel patrimonio della società.
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Partecipazione associazione mafiosa: la valutazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di partecipazione associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che gli indizi vanno valutati globalmente e non in modo frammentario, confermando che anche incontri con boss noti, senza conoscerne il contenuto, possono costituire gravi indizi secondo massime d'esperienza.
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Termini indagini preliminari: quando è lecita?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato in custodia cautelare per spaccio. La Corte ha chiarito che l'emersione di nuovi fatti criminosi giustifica una nuova iscrizione nel registro degli indagati, facendo decorrere nuovi termini indagini preliminari. Di conseguenza, le prove raccolte sono state ritenute utilizzabili e la misura cautelare confermata, data la gravità degli indizi e il pericolo di reiterazione del reato.
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Termine indagini preliminari: i chiarimenti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato in stato di arresti domiciliari per spaccio. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle prove per superamento del termine indagini preliminari. La Corte ha chiarito che l'emersione di nuovi fatti di reato giustifica una nuova iscrizione nel registro degli indagati, facendo decorrere un nuovo e autonomo termine di indagine. Respinte anche le censure sulla gravità indiziaria e la proporzionalità della misura cautelare.
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Ingiusta detenzione: risarcimento anche se c’è colpa
La Corte di Cassazione ha stabilito che spetta la riparazione per ingiusta detenzione anche a chi ha commesso il fatto, qualora la misura cautelare sia stata applicata in assenza delle condizioni di legge originarie. Nel caso specifico, un uomo arrestato per furto aggravato, poi derubricato a furto semplice non procedibile per mancanza di querela, ha ottenuto l'annullamento del diniego al risarcimento. La Corte ha chiarito che la condotta dell'indagato non osta al diritto all'indennizzo se l'arresto non era legalmente consentito fin dall'inizio, a prescindere dall'ammissione dei fatti.
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Gravi indizi di colpevolezza: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e coltivazione di un ingente quantitativo di marijuana. L'indagato sosteneva che il suo supporto logistico ai coindagati fosse un atto di solidarietà familiare e non una partecipazione al sodalizio criminale. La Corte ha stabilito che le censure proposte miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando la logicità della motivazione del Tribunale del riesame sui gravi indizi di colpevolezza e sulle esigenze cautelari.
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Droga parlata: la Cassazione e le intercettazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un detenuto accusato di spaccio in carcere, basandosi sull'interpretazione di intercettazioni ambientali. L'imputato sosteneva che i dialoghi sulla 'droga parlata' fossero stati fraintesi. La Corte ha ribadito che l'interpretazione delle conversazioni spetta al giudice di merito e può essere censurata solo per manifesta illogicità, ritenendo nel caso specifico la valutazione del Tribunale coerente e ben motivata.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando è negata?
Un uomo, assolto dall'accusa di omicidio, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che la sua condotta - fuga all'estero, occultamento di prove e reticenza - costituisse una 'colpa grave' che ha contribuito causalmente alla sua detenzione. Il caso chiarisce come il comportamento dell'imputato possa precludere il diritto all'indennizzo, anche a fronte di una successiva assoluzione.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando è esclusa
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna che chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione. Nonostante l'assoluzione, il suo comportamento gravemente colposo (consapevolezza delle attività illecite del compagno e coinvolgimento marginale) è stato ritenuto causa della misura cautelare, escludendo così il diritto al risarcimento.
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Sequestro preventivo cannabis: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imprenditrice agricola contro il sequestro preventivo di cannabis light. La sentenza chiarisce che, in sede di legittimità, non si può contestare l'illogicità della motivazione del giudice del riesame, ma solo la violazione di legge, come una motivazione assente o meramente apparente. Viene ribadito che la vendita di derivati della canapa, anche a basso THC, può configurare reato se non destinata a usi industriali consentiti.
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Custodia cautelare in carcere per associazione sovversiva
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per il leader di un'associazione sovversiva di ispirazione neonazista. La sentenza ribadisce che per reati di tale gravità, la detenzione in carcere è presunta come l'unica misura adeguata a prevenire la reiterazione del reato, a meno che l'imputato non fornisca prove concrete di un definitivo distacco dal sodalizio criminale. Nel caso specifico, il ruolo apicale, l'ideologia violenta e la capacità di proselitismo online hanno reso inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva, come gli arresti domiciliari.
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