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Art. 273 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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711 provvedimenti

Altri anni per Art. 273 Codice di Procedura Penale

Partecipazione mafiosa e custodia cautelare: la guida
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto indagato per partecipazione mafiosa e detenuto in custodia cautelare. La sentenza ribadisce che, in fase cautelare, sono sufficienti i 'gravi indizi di colpevolezza', basati su una valutazione logica di plurimi elementi, senza la necessità di raggiungere la certezza probatoria richiesta per la condanna. Viene inoltre sottolineata la differenza tra la partecipazione interna e il concorso esterno all'associazione.
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Associazione mafiosa: quando lo spaccio non basta
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa, stabilendo un principio chiave: l'attività di spaccio, anche se autorizzata da un clan, non prova automaticamente l'appartenenza all'organizzazione se il traffico di droga non rientra nel programma criminale stabile del gruppo. La Corte ha inoltre censurato la totale assenza di motivazione sulle esigenze cautelari, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Gravità indiziaria: Cassazione su custodia cautelare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione aggravata. La Corte ribadisce che la valutazione della gravità indiziaria in fase cautelare si basa sulla probabilità e non richiede la certezza della prova, respingendo le censure sulla ricostruzione dei fatti.
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Partecipazione associazione mafiosa: quando si è soci
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un imprenditore in custodia cautelare per partecipazione ad associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che la condotta di stabile e organica compenetrazione con il tessuto organizzativo di un clan, come fornire supporto logistico ed economico, integra il reato di partecipazione e non un mero concorso esterno, escludendo la scusante della coartazione quando l'imprenditore agisce con un ruolo paritario e trae benefici dal legame.
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Associazione a delinquere: il ruolo del professionista
La Cassazione conferma la misura cautelare per un consulente accusato di partecipazione in un'associazione a delinquere finalizzata a favorire l'immigrazione clandestina. Anche un contributo apparentemente limitato, se inserito in un patto di stabile disponibilità verso il sodalizio, integra il reato associativo e non il semplice concorso esterno.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentato omicidio. La decisione si fonda sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, ritenuti sussistenti dal Tribunale del riesame sulla base di elementi come le dichiarazioni testimoniali, i filmati e le menzogne dell'indagato circa la natura dell'arma utilizzata. La Corte ha ribadito che il suo sindacato non può consistere in una nuova valutazione dei fatti, ma solo in un controllo sulla logicità e correttezza giuridica della motivazione del provvedimento impugnato.
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Truffa Superbonus: quando si consuma il reato?
La Corte di Cassazione esamina il ricorso di un'imputata contro una misura cautelare per associazione a delinquere, truffa superbonus e autoriciclaggio. La Corte rigetta il ricorso, stabilendo un principio chiave: la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche si consuma nel momento stesso in cui viene creato il credito d'imposta fittizio attraverso l'opzione di cessione, senza che sia necessario il suo effettivo utilizzo in compensazione. Questa decisione chiarisce il momento consumativo del reato, con importanti implicazioni per l'accertamento delle responsabilità.
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Partecipazione associazione criminale: prova necessaria
Un individuo era stato posto in custodia cautelare in carcere per presunta partecipazione ad un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo che il semplice ruolo di acquirente di sostanze dal gruppo, anche se abituale, non è sufficiente a dimostrare un'adesione stabile e consapevole al sodalizio criminale. È stata rigettata la presunzione secondo cui chiunque operi in un determinato territorio controllato da un'organizzazione criminale ne sia automaticamente partecipe, richiedendo invece prove concrete del vincolo associativo.
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Associazione a delinquere: spacciare non basta
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che la sola attività di spaccio, anche se svolta in un territorio controllato da un'organizzazione criminale, non è sufficiente a dimostrare la partecipazione stabile e consapevole al sodalizio. Secondo i giudici, è errato presumere che chiunque spacci in una determinata zona faccia automaticamente parte del gruppo criminale dominante; sono necessari elementi concreti che provino un inserimento stabile e un vincolo durevole con l'associazione.
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Valutazione indizi: la Cassazione sulla custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo accusato di essere il mandante di un omicidio di mafia, confermando la sua custodia cautelare in carcere. La sentenza stabilisce che, in fase cautelare, la valutazione indizi si basa su una 'qualificata probabilità' di colpevolezza e non sulla prova piena richiesta per la condanna. Le dichiarazioni convergenti di più collaboratori di giustizia, se logicamente coerenti e reciprocamente riscontrate, costituiscono un quadro indiziario sufficiente. La Corte ha inoltre affermato che il mandante di un delitto premeditato risponde anche dei reati strumentali, come il porto illegale delle armi, e che l'omicidio maturato in una faida tra clan integra di per sé l'aggravante del metodo mafioso.
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Chiamata in correità: la prova dai collaboratori
Un uomo, accusato di essere tra i mandanti di un omicidio di vendetta, presenta ricorso in Cassazione lamentando contraddizioni nelle dichiarazioni di più collaboratori di giustizia. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo il principio della chiamata in correità. Viene chiarito che lievi discrasie sono irrilevanti se il nucleo narrativo essenziale delle testimonianze è convergente e si corrobora a vicenda. Il ricorso è stato giudicato un tentativo inammissibile di riesame dei fatti.
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Affectio societatis e narcotraffico: il caso
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di una donna accusata di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha ritenuto non sufficientemente provato il requisito della 'affectio societatis', ovvero la consapevolezza e volontà di far parte del sodalizio criminale, distinguendo la sua condotta da quella di mera connivenza o concorso nel singolo reato di spaccio commesso dal genero. Il caso è stato rinviato al Tribunale del riesame per una nuova valutazione.
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Ingiusta detenzione: errore del giudice e risarcimento
Un uomo, assolto dall'accusa di traffico di droga, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione a causa di una sua presunta condotta colposa. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo un principio cruciale: se la detenzione è frutto di un errore di valutazione delle prove da parte del giudice, il risarcimento è dovuto. In questi casi, la causa dell'ingiusta detenzione non è il comportamento dell'indagato, ma l'errore dell'autorità giudiziaria, che non può essere mascherato attribuendo una colpa al cittadino.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di arresti domiciliari per truffa aggravata. La sentenza sottolinea come nuovi elementi probatori, come i dati estratti da uno smartphone, possano legittimamente fondare l'emissione di una nuova misura cautelare anche dopo un precedente annullamento, integrando i gravi indizi di colpevolezza necessari e superando il principio del 'giudicato cautelare'.
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Reato associativo e droga: la prova del sodalizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare per reato associativo finalizzato al narcotraffico. La Corte ha confermato la validità del quadro indiziario, ritenendo sufficiente una struttura minima e stabile, anche se rudimentale, per configurare il sodalizio criminale e ha ribadito che il ruolo del singolo partecipe può essere provato anche tramite intercettazioni che dimostrino un contributo consapevole e stabile al gruppo.
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Gravi indizi di colpevolezza: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'accusa era di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, basata su intercettazioni, spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione non è manifestamente illogica.
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Contributo associativo e droga: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di far parte di un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Suprema Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione del Tribunale, poiché il 'contributo associativo' dell'indagato non era stato adeguatamente provato. La mera presenza ad alcuni incontri e il legame di parentela con un altro associato non bastano a dimostrare un ruolo attivo e concreto, necessario per configurare la partecipazione al reato.
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Intermediazione spaccio droga: quando è reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna posta agli arresti domiciliari per aver fatto da tramite tra il suo compagno, a sua volta ai domiciliari, e i fornitori di sostanze stupefacenti. La sentenza chiarisce che l'intermediazione spaccio droga è reato ai sensi dell'art. 73 d.P.R. 309/90, rientrando nella condotta di 'procurare ad altri', indipendentemente dal fatto che l'intermediario ottenga un guadagno economico o partecipi direttamente alla transazione.
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Gravità indiziaria: Cassazione e detenzione per droga
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia in carcere per detenzione di ingenti quantità di stupefacenti. La sentenza ribadisce che, ai fini della misura cautelare, è sufficiente la gravità indiziaria, intesa come qualificata probabilità di colpevolezza, e che il ricorso in Cassazione non può vertere su una nuova valutazione dei fatti, ma solo su violazioni di legge o vizi logici della motivazione.
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Vincolo associativo e prova per la custodia cautelare
La Corte di Cassazione, con la sentenza 47632/2024, ha rigettato il ricorso di due indagati contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la prova del vincolo associativo può essere desunta da elementi fattuali come la pluralità dei reati, la ripartizione dei ruoli e la solidarietà tra i membri, confermando che il tempo trascorso dai fatti non esclude di per sé l'attualità del pericolo di reiterazione del reato.
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