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Art. 2727 Codice Civile

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3068 provvedimenti

Azione revocatoria: inammissibile contro società fallita
Una società in amministrazione straordinaria ha intentato un'azione revocatoria fallimentare contro un'altra società, anch'essa in amministrazione straordinaria, per recuperare dei pagamenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'azione inammissibile, stabilendo che tali pretese non possono essere avanzate in un tribunale ordinario contro un soggetto insolvente, ma devono essere fatte valere esclusivamente tramite l'insinuazione al passivo nella procedura concorsuale del debitore. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata senza rinvio.
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Reverse charge: violazione formale o sostanziale?
Un imprenditore individuale che commercia online ometteva di applicare il meccanismo del reverse charge per acquisti da una piattaforma europea. Le corti di merito lo assolvevano, ritenendo la violazione formale data la neutralità dell'imposta. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'omissione del reverse charge costituisce una violazione sostanziale perché ostacola i controlli fiscali e ritarda l'incasso del tributo, giustificando così le sanzioni.
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Elenchi Intrastat: non sono prova piena per il Fisco
Un'ordinanza della Cassazione stabilisce che gli elenchi Intrastat non costituiscono prova piena per accertare acquisti intracomunitari non dichiarati. Sebbene utili, necessitano di ulteriori elementi probatori. La Corte ha invece confermato che l'omessa applicazione del reverse charge è una violazione sostanziale che fa perdere il diritto alla detrazione IVA, non una mera irregolarità formale. Il caso riguardava un contribuente che vendeva online prodotti ricondizionati.
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Fatture inesistenti: no alla deduzione dei costi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando la non deducibilità dei costi derivanti da fatture inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva fornito prove presuntive decisive, come la totale evasione e l'assenza di struttura del fornitore, che il contribuente non è riuscito a contrastare efficacemente. La Corte ha inoltre ribadito che, per il periodo d'imposta in esame, i costi per il carburante erano deducibili solo con le apposite 'schede carburanti', non essendo sufficiente il pagamento tracciabile.
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Difetto di motivazione: Cassazione annulla sentenza
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza della Corte di giustizia tributaria di secondo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, riscontrando un grave difetto di motivazione. La corte d'appello si era limitata a un rinvio superficiale alla decisione di primo grado, senza un'analisi autonoma dei motivi di impugnazione. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame del merito. La controversia originava da un accertamento fiscale per omessa fatturazione e uso di fatture per operazioni inesistenti.
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Accertamento induttivo: l’onere della prova del Fisco
La Cassazione ha stabilito che in caso di grave inattendibilità delle scritture contabili, l'Amministrazione Finanziaria può procedere con un accertamento induttivo basato su presunzioni. In tale scenario, l'onere di fornire la prova contraria spetta al contribuente e non al Fisco. Il caso riguardava un'impresa di gioielleria con significative incongruenze nelle giacenze di magazzino.
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Detrazione IVA: quando l’onere della prova è a tuo carico
A un'azienda è stata negata la detrazione IVA su acquisti da un fornitore coinvolto in una frode fiscale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'acquirente avrebbe dovuto essere a conoscenza della frode a causa di numerosi campanelli d'allarme, come anomalie nel trasporto e la mancanza di una struttura adeguata del fornitore. La sentenza chiarisce che l'archiviazione di un procedimento penale non è sufficiente a dimostrare la buona fede nel processo tributario, sottolineando l'importanza della diligenza per garantire il diritto alla detrazione IVA.
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Detrazione IVA: la prova della buona fede del cessionario
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società a cui era stata negata la detrazione IVA per acquisti da un fornitore coinvolto in una frode. La Corte ha stabilito che un decreto di archiviazione penale non vincola il giudice tributario, il quale può valutare autonomamente gli indizi. È onere del contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza e in totale buona fede, superando le presunzioni di coinvolgimento nella frode basate su anomalie operative e commerciali.
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Perdita di chance: risarcimento e motivazione
Un dirigente medico, pur avendo ottenuto un punteggio superiore in una selezione per un incarico direttivo, viene escluso. La Corte di Cassazione, analizzando il caso, stabilisce che il risarcimento per la perdita di chance non può basarsi su un mero calcolo statistico (es. 50% con due candidati). È necessario, invece, un giudizio prognostico sulla probabilità effettiva e concreta di successo del candidato escluso, basato su una valutazione comparativa dei profili professionali. La sentenza annulla la decisione d'appello che aveva applicato un criterio puramente matematico, rinviando per una nuova valutazione del danno.
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Dichiarazione mendace: contratto nullo senza preavviso
Un dirigente di polizia municipale viene assunto dopo un concorso, ma si scopre una sua dichiarazione mendace su un requisito essenziale. La Cassazione conferma la nullità del contratto ab initio, stabilendo che la decadenza è automatica e non richiede un procedimento disciplinare, a causa del vizio genetico che inficia l'assunzione.
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Prova della ricezione: la raccomandata fa fede?
La Cassazione chiarisce il valore della prova della ricezione di una raccomandata in una controversia di lavoro. Dei lavoratori, illegittimamente trasferiti, avevano inviato una formale messa in mora al datore di lavoro per ottenere le retribuzioni. La Corte d'Appello aveva respinto le loro domande per mancanza della prova certa della ricezione. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che il giudice di merito ha errato nell'ignorare gli avvisi di ricevimento prodotti in giudizio, che costituiscono prova decisiva del perfezionamento della comunicazione e della presunzione di conoscenza da parte del destinatario.
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Patto commissorio: la Cassazione sulla vendita simulata
La Corte di Cassazione ha stabilito che per identificare un patto commissorio vietato, mascherato da una serie di atti leciti come una compravendita immobiliare, è necessario valutare l'operazione nel suo complesso. In un caso riguardante un debito e una successiva vendita di un immobile dal debitore al creditore (tramite un familiare), la Corte ha annullato la decisione d'appello che aveva esaminato gli atti in modo isolato. Ha invece affermato il principio secondo cui bisogna guardare al collegamento funzionale tra i vari negozi giuridici per svelare l'eventuale scopo di garanzia illecita, indipendentemente dalla preesistenza del debito o dalla forma dei contratti utilizzati.
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Prescrizione rimesse bancarie: onere della prova
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 29/02/2024, ha chiarito importanti principi in materia di prescrizione rimesse bancarie. In un caso tra un istituto di credito e una società correntista, la Corte ha stabilito che spetta al cliente, che agisce per la ripetizione dell'indebito, provare l'esistenza di un'apertura di credito. Questa prova è fondamentale per qualificare le rimesse come ripristinatorie e non solutorie, incidendo così sulla decorrenza della prescrizione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver applicato correttamente tale onere probatorio.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario in seguito all'adesione del contribuente alla definizione agevolata prevista dalla Legge 197/2022. Nonostante il ricorso dell'Agenzia delle Entrate su presunte operazioni inesistenti, la presentazione della domanda di definizione e del relativo versamento ha interrotto il contenzioso, con spese legali a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Costi operazioni soggettivamente inesistenti: deducibili?
Un'azienda si vede negare la deducibilità dei costi per operazioni con una società 'cartiera'. La Cassazione chiarisce: per i costi operazioni soggettivamente inesistenti, la deducibilità è ammessa se il costo è effettivo, a prescindere dalla consapevolezza della frode. La Corte accoglie parzialmente il ricorso, rinviando per la verifica sull'effettività del costo.
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Contrasto motivazione dispositivo: nullità sentenza
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito a causa di un insanabile contrasto tra motivazione e dispositivo. Il caso riguardava una richiesta di risarcimento danni, dove la motivazione definiva una somma come onnicomprensiva di interessi, mentre il dispositivo la indicava come base su cui calcolare ulteriori interessi. La Suprema Corte ha ritenuto tale discrepanza radicale e insanabile, tale da rendere nullo il comando giudiziale e ha rinviato il caso al Tribunale per una nuova decisione.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10420/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha confermato che, per negare la detrazione IVA, non basta provare la frode a monte nella catena di fornitura, ma è necessario dimostrare la consapevolezza del contribuente, onere che grava sull'Amministrazione Finanziaria.
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Danno da immissioni: la Cassazione chiarisce i limiti
Una proprietaria di un immobile ha citato in giudizio una società immobiliare e un'amministrazione pubblica per i disagi derivanti dalla presenza di un commissariato di polizia nello stesso edificio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato il risarcimento. Il principio chiave è che il danno da immissioni non è automatico: le molestie devono superare la 'normale tollerabilità', valutata in base al contesto specifico del luogo, e il danno subito deve essere concretamente provato.
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Prescrizione rivalutazione amianto: quando decorre?
Un lavoratore si è visto negare la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto perché la richiesta era stata presentata oltre dieci anni dopo il pensionamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10225/2024, ha annullato la decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione rivalutazione amianto: il termine decennale non decorre automaticamente dalla data del pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha acquisito la consapevolezza del suo diritto, ovvero della pregressa esposizione nociva.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e onere della prova
Un dipendente pubblico ha impugnato la sentenza di secondo grado che rigettava le sue richieste di reinquadramento superiore, risarcimento per demansionamento e mobbing, e annullamento di sanzioni. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando la genericità delle critiche mosse alla sentenza d'appello e la mancata autosufficienza dei motivi, che miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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