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Art. 2723 Codice Civile

36 provvedimenti

Promessa del fatto del terzo: niente compenso senza accordo scritto
Il caso riguarda un accordo in cui Il Promittente si impegnava a far acquistare all'Azienda venti terreni di terzi. Il contratto è stato qualificato come promessa del fatto del terzo. Successivamente, Il Promittente ha preteso dall'Azienda un compenso di oltre 800.000 euro, sostenendo che fosse dovuto come differenza di prezzo, nonostante l'accordo scritto non prevedesse alcun pagamento. Un lodo arbitrale aveva inizialmente accolto la richiesta, ma la Corte d'Appello ha annullato la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento, stabilendo che la promessa del fatto del terzo non prevede per sua natura un compenso automatico al promittente, e che le prove testimoniali per dimostrare un accordo verbale di pagamento erano inammissibili perché contrarie al testo scritto. Il Promittente perde definitivamente la causa.
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Lavori extra contro penale per il ritardo: la svolta in Cassazione
Un appaltatore ha richiesto il pagamento di lavori extracontrattuali eseguiti durante la ristrutturazione di due immobili. Il committente ha risposto chiedendo l'applicazione della penale per il ritardo nella consegna delle opere, originariamente prevista nel contratto d'appalto. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta dell'appaltatore e ha annullato la penale, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che l'esecuzione di importanti lavori aggiuntivi, non previsti inizialmente, fa venire meno l'efficacia del termine originario di consegna. Di conseguenza, la penale per il ritardo perde validità se le parti non concordano un nuovo termine di scadenza. Il committente che vuole il risarcimento deve quindi dimostrare la colpa specifica dell'appaltatore e il danno concreto subito.
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Prova testimoniale patti aggiunti: l’errore che convalida l’accordo
Una professionista chiede il pagamento per lavori extra, non previsti dal contratto scritto, eseguiti per un'azienda. L'azienda si oppone, ma la professionista dimostra l'accordo verbale tramite testimoni. L'azienda contesta l'uso della prova testimoniale per patti aggiunti a un documento scritto. La Cassazione, però, le dà torto. Non perché la prova fosse legittima in astratto, ma per un errore procedurale: l'azienda si è opposta all'ammissione dei testimoni ma, una volta sentiti, non ha chiesto formalmente di annullare la loro testimonianza. Questo errore ha 'sanato' la prova, rendendola valida. Di conseguenza, l'azienda perde la causa e deve pagare i lavori extra.
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Patto sul compenso non scritto: la Cassazione lo ritiene valido
Una cliente ha chiesto la restituzione di oltre 277.000 euro di commissioni a una società fiduciaria, sostenendo la nullità del patto sul compenso perché non stipulato per iscritto. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che, per questo tipo di mandato fiduciario non soggetto alle rigide regole della finanza, l'accordo sul corrispettivo è valido anche se non scritto. La sua esistenza è stata provata dai comportamenti concludenti delle parti (per *facta concludentia*). La Corte ha ritenuto inoltre che il compenso fosse adeguato alla prestazione. La cliente ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Error in iudicando: cassata sentenza per doppio calcolo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello a causa di un grave 'error in iudicando'. Nel definire i rapporti economici per lo scioglimento di una società di fatto, i giudici di secondo grado avevano erroneamente calcolato un debito per due volte, prima sottraendolo dall'attivo e poi sommandolo al passivo. Questo errore nell'impostazione del procedimento matematico ha viziato la decisione. La Corte ha invece rigettato il ricorso incidentale che contestava l'ammissibilità della prova testimoniale per determinare il prezzo effettivo di una vendita immobiliare.
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Prova testimoniale retribuzione: i limiti nel rito del lavoro
Un lavoratore del settore della ristorazione ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che, ammettendo la prova testimoniale retribuzione, aveva ridotto la somma dovutagli dal datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che nel rito del lavoro la prova dei pagamenti delle retribuzioni può essere fornita con qualsiasi mezzo, superando i limiti di valore previsti dal codice civile, grazie ai poteri istruttori del giudice.
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Accordo di compensazione: la prova per presunzioni
Un imprenditore edile chiede il pagamento per dei lavori. Il committente si oppone sostenendo un accordo di compensazione verbale, in base al quale aveva salvato la casa del primo dal pignoramento. La Cassazione conferma che l'accordo è provato da gravi, precisi e concordanti indizi, inclusi elementi da un precedente giudizio, respingendo il ricorso.
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Clausola compromissoria: quando si estende ai contratti?
La Corte di Cassazione stabilisce che una clausola compromissoria contenuta in un accordo non si estende a un contratto di compravendita collegato se quest'ultimo non la richiama espressamente. Il semplice collegamento funzionale tra i negozi non è sufficiente a derogare alla giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha rigettato il ricorso di una società che invocava l'arbitrato per una disputa sul pagamento del saldo di una compravendita immobiliare, confermando che, in assenza di un rinvio esplicito e specifico, la competenza resta del tribunale.
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Promessa del fatto del terzo: obblighi del giudice
Una società venditrice di immobili commerciali si era impegnata a garantire l'accesso da una via pubblica, subordinando l'obbligo al permesso del Comune. Ottenuto il permesso ma con condizioni onerose, l'acquirente ha citato in giudizio la venditrice per responsabilità da promessa del fatto del terzo. I giudici di merito hanno dato ragione all'acquirente. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha annullato la decisione d'appello non nel merito, ma per un vizio procedurale: il giudice di secondo grado non aveva adeguatamente esaminato e risposto ai specifici motivi di contestazione sollevati dalla società venditrice, limitandosi a enunciazioni di principio. Il caso è stato quindi rinviato per un nuovo esame.
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Patto di non concorrenza: valido con fisso mensile?
Un lavoratore contesta la validità di un patto di non concorrenza, sostenendo che il corrispettivo mensile fisso in un contratto a tempo indeterminato fosse indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che un criterio predeterminato, come una cifra mensile fissa, rende il corrispettivo sufficientemente determinabile, escludendone la nullità. Le altre censure, relative a una penale, sono state dichiarate inammissibili.
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Onere della prova: quietanza non basta se smentita
Una debitrice si oppone a un decreto ingiuntivo per il pagamento di alcuni assegni, sostenendo di aver già saldato il debito e presentando quietanze di pagamento autenticate. Tuttavia, i giudici di primo e secondo grado respingono l'opposizione, dando credito a una testimonianza che smentiva il contenuto delle quietanze. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso della debitrice per una serie di vizi procedurali, confermando la decisione e ribadendo l'importanza di un corretto assolvimento dell'onere della prova.
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Modifica verbale contratto: vale l’accordo tacito?
In una controversia su un contratto d'appalto, la Cassazione ha stabilito che una modifica verbale del contratto è valida se provata da comportamenti concludenti, come l'emissione e il pagamento di fatture a un prezzo diverso da quello pattuito per un lungo periodo. La condotta delle parti può quindi prevalere sull'accordo scritto originario.
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Onere della prova: il locatore deve provare il canone
La Corte di Cassazione interviene su un caso di locazione commerciale, stabilendo che l'onere della prova sull'ammontare del canone grava sempre sul locatore. Le sole fatture, anche se non contestate stragiudizialmente dal conduttore, non sono sufficienti a dimostrare un accordo per un canone superiore a quello pattuito nel contratto. La Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile, ma ha colto l'occasione per ribadire questo fondamentale principio in tema di prova del credito.
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Promessa di pagamento: onere della prova e limiti
Un debitore, dopo aver firmato una promessa di pagamento per oltre 2 milioni di euro, ha cercato di contestarne la validità sostenendo l'inesistenza del rapporto sottostante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che una promessa di pagamento inverte l'onere della prova, costringendo il debitore a dimostrare la non esistenza del debito. La semplice menzione del rapporto da parte del creditore non costituisce una rinuncia a tale beneficio legale.
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Dispensa dal servizio docente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della dispensa dal servizio di una docente dopo due valutazioni negative consecutive del suo anno di prova. La sentenza chiarisce che le violazioni procedurali di decreti ministeriali, considerati direttive amministrative e non leggi, non rendono automaticamente illegittimo il provvedimento. Inoltre, viene ribadito che la contestazione del mancato apprezzamento delle prove deve colpire il nucleo centrale della decisione del giudice di merito e non può limitarsi a riproporre istanze istruttorie.
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Responsabilità direttore lavori: cliente vuole l’abuso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7931/2024, ha stabilito un importante principio in materia di responsabilità del direttore dei lavori. Nel caso esaminato, una proprietaria immobiliare aveva citato in giudizio il geometra incaricato per i danni derivanti da un abuso edilizio. Tuttavia, è emerso che era stata la stessa committente a insistere per la realizzazione dell'opera illegale, nonostante fosse stata avvertita dei rischi. La Suprema Corte ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento, chiarendo che la consapevole e volontaria richiesta del cliente di compiere un'irregolarità interrompe il nesso causale, escludendo la responsabilità contrattuale del professionista nei suoi confronti.
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Lavori extra-contratto: compenso senza accordo scritto
Un'impresa edile ha eseguito opere non previste dal contratto originario su richiesta verbale del committente. Quest'ultimo si è poi rifiutato di pagare, appellandosi al prezzo forfettario pattuito. La Corte di Cassazione ha confermato che i lavori extra-contratto danno diritto a un compenso aggiuntivo, in quanto costituiscono un nuovo accordo che può essere provato anche tramite testimoni. La Corte ha quindi respinto sia il ricorso del committente che quello incidentale dell'impresa, confermando la decisione d'appello.
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Servitù padre di famiglia: la forma è essenziale
Una controversia tra fratelli su due ingressi, originata da un presunto accordo verbale, arriva in Cassazione. La Corte ribadisce che la servitù per destinazione del padre di famiglia sorge dalla presenza di opere visibili al momento della divisione, a prescindere dall'uso precedente. Sottolinea inoltre che la rinuncia a tale diritto richiede inderogabilmente la forma scritta, rendendo nullo qualsiasi patto verbale o successiva missiva confermativa. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
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Incapacità a testimoniare: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 364/2024, ha respinto il ricorso di una professionista in una causa contro una sua ex collaboratrice per debiti professionali. Il caso verteva sulla valutazione delle prove e, in particolare, sulla presunta incapacità a testimoniare di alcuni testi che avevano avuto rapporti con le parti. La Corte ha colto l'occasione per ribadire la netta distinzione tra l'incapacità a testimoniare, legata a un interesse giuridico diretto che legittimerebbe la partecipazione al giudizio, e la mera inattendibilità del teste, la cui valutazione è riservata al giudice di merito.
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Prova rapporto di lavoro: onere a carico del lavoratore
Un lavoratore si oppone all'esclusione del suo credito da lavoro dallo stato passivo di una società fallita. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 78/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'onere della prova del rapporto di lavoro subordinato grava interamente sul lavoratore che intende far valere il proprio credito. La Corte ha chiarito che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione delle prove già esaminate dal giudice di merito.
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