LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 270-bis Codice Penale

Pagina 5 di 5

91 provvedimenti

Associazione terroristica: quando manca la struttura?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta associazione con finalità di terrorismo e propaganda razziale. Ha stabilito che per configurare il reato di terrorismo non basta la comunanza ideologica, ma serve una struttura organizzativa concreta e capace di agire, escludendo il reato per il gruppo in questione. Ha però confermato la gravità indiziaria per il reato di propaganda, basata sulla diffusione di contenuti estremisti online.
Continua »
Pericolosità qualificata: Cassazione annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione di sorveglianza speciale applicata a un soggetto inizialmente sospettato di terrorismo (art. 270-bis c.p.). La Corte ha stabilito che la successiva condanna per il diverso reato di associazione sovversiva (art. 270 c.p.) non può sostenere la misura, poiché la base legale della "pericolosità qualificata" era venuta meno, e il giudice d'appello non poteva modificare d'ufficio tale presupposto.
Continua »
Associazione eversiva: quando l’ideologia è reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro la decisione del Tribunale del Riesame, che aveva annullato una misura cautelare per il reato di associazione eversiva. La Suprema Corte ha confermato che la semplice adesione a un'ideologia estremista, se non accompagnata da una struttura organizzativa concretamente idonea e pericolosa per l'ordine democratico, non è sufficiente a configurare il reato. La decisione sottolinea il principio di offensività, distinguendo tra il proposito criminoso e l'effettiva capacità di metterlo in atto.
Continua »
Associazione eversiva: quando l’ideologia non basta
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una misura cautelare per il reato di associazione eversiva. La decisione si fonda sulla distinzione tra la mera adesione a un'ideologia, anche estrema, e la concreta capacità organizzativa di un gruppo di porre in essere una minaccia reale all'ordine democratico. Secondo la Corte, per configurare il reato, non basta l'intento ma è necessaria una struttura idonea a realizzare il programma sovversivo, applicando così il principio di offensività.
Continua »
Mafia nigeriana: la Cassazione sui requisiti del 416-bis
La Corte di Cassazione interviene sul tema della mafia nigeriana, confermando che un sodalizio criminale straniero, operante in Italia, può essere qualificato come associazione di stampo mafioso ai sensi dell'art. 416-bis cod. pen. se utilizza la forza di intimidazione e il vincolo di omertà. Nella decisione, la Corte ha annullato con rinvio la condanna per uno degli imputati limitatamente all'aggravante dell'associazione armata, ritenendo insufficiente la prova della stabile disponibilità di armi. Ha inoltre annullato per ragioni procedurali la declaratoria di inammissibilità dell'appello di un altro coimputato, censurando un eccesso di formalismo.
Continua »
Reddito di cittadinanza: assoluzione per reato escluso
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La beneficiaria non aveva dichiarato una misura cautelare e una vecchia condanna. La Corte ha stabilito che, al momento della domanda, la legge non richiedeva ancora la dichiarazione di tali circostanze, applicando il principio che la legge applicabile è quella in vigore al momento del fatto.
Continua »
Misura cautelare: quando resta efficace per un reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato a cui era stata parzialmente annullata una misura cautelare. La Corte chiarisce che la misura resta efficace per il reato residuo, specialmente in presenza di aggravanti che rendono più severo il regime cautelare. La sentenza sottolinea l'impossibilità di sollevare nuove questioni procedurali per la prima volta in sede di legittimità.
Continua »
Riparazione per ingiusta detenzione: la colpa grave
Due persone, dopo essere state prosciolte da gravi accuse, si sono viste negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il possesso di manuali per la costruzione di ordigni e la frequentazione di ambienti eversivi costituiscono una 'colpa grave'. Tale condotta, pur non sufficiente per una condanna penale, ha creato una falsa apparenza di colpevolezza che giustifica il diniego del risarcimento.
Continua »
Concorso esterno: la Cassazione chiarisce i requisiti
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per concorso esterno in associazione terroristica, stabilendo un principio fondamentale: non basta un'adesione unilaterale, come la diffusione di propaganda online, ma è necessaria la prova di una relazione bilaterale tra l'individuo e l'organizzazione criminale. Il mero contributo individuale, senza interazione, non integra il reato di cui all'art. 270-bis c.p. La sentenza chiarisce i confini tra il supporto individuale e la complicità penalmente rilevante in reati associativi.
Continua »
Partecipazione associazione terroristica: prova e limiti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di partecipazione ad associazione terroristica, chiarendo che per configurare il reato non è sufficiente l'adesione ideologica o un contatto labile sui social network. È necessario dimostrare un rapporto operativo e biunivoco con l'organizzazione. La Corte ha invece ritenuto sussistenti i gravi indizi per il reato di istigazione, commesso attraverso la condivisione online di materiale di propaganda.
Continua »
Esigenze cautelari eccezionali: over 70 in carcere
Un soggetto ultrasettantenne, accusato di essere un dirigente di un'associazione mafiosa e già condannato in primo grado, ha richiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le **esigenze cautelari eccezionali**, derivanti dal ruolo apicale e dalla spiccata pericolosità sociale, prevalgono sulla presunzione di non adeguatezza del carcere per gli anziani, giustificando il mantenimento della misura detentiva.
Continua »