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art. 27, d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600

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Fondo Estero Tassato in Italia: Vittoria contro la Discriminazione Fiscale
Un Fondo di investimento tedesco ha percepito dividendi da società italiane nel 2003, subendo una ritenuta alla fonte del 15%. Ha chiesto il rimborso totale, sostenendo una discriminazione fiscale fondi esteri rispetto ai fondi italiani, che erano esenti. La Commissione Tributaria Regionale aveva negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fondo, stabilendo che la tassazione differenziata violava il principio di libera circolazione dei capitali. La sentenza ha riconosciuto il diritto all'esenzione totale per il Fondo tedesco, equiparandolo ai fondi residenti.
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Fondi Esteri vs. Italiani: La Cassazione Ferma la Discriminazione Fiscale
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un fondo d'investimento tedesco che ha ricevuto dividendi da società italiane, soggetti a una ritenuta del 15%. Il fondo ha chiesto il rimborso integrale, sostenendo una `discriminazione fiscale fondi esteri` rispetto agli organismi italiani, che in condizioni simili erano esenti. La Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'applicazione della ritenuta ai fondi non residenti, quando fondi residenti analoghi sono esenti, viola il principio di libera circolazione dei capitali (Art. 63 T.F.U.E.). La sentenza ha annullato la decisione precedente e ha riconosciuto il diritto al rimborso integrale delle ritenute.
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Fondo Estero vs Fisco Italiano: Vittoria contro la Discriminazione Fiscale
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un fondo d'investimento tedesco, gestito da un'azienda, che aveva subito una ritenuta del 15% sui dividendi percepiti da società italiane nel 2003. Il fondo lamentava una **discriminazione fiscale fondi esteri** rispetto agli omologhi fondi italiani, i quali beneficiavano dell'esenzione. La Suprema Corte ha stabilito che tale trattamento differenziato viola il principio di libera circolazione dei capitali (Art. 63 TFUE). Ha quindi cassato la sentenza precedente e riconosciuto il diritto al rimborso integrale delle ritenute, equiparando il trattamento fiscale del fondo estero a quello dei fondi residenti.
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Tassazione dei dividendi esteri: stop alle discriminazioni
Un fondo d'investimento statunitense ha richiesto il rimborso della maggiore imposta pagata in Italia sui dividendi percepiti tra il 2007 e il 2010. Il fondo ha subito una ritenuta del 15%, mentre i fondi italiani pagavano un'imposta sostitutiva del 12,5%. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fondo estero, stabilendo che la disparità di trattamento viola il principio europeo di libera circolazione dei capitali. Per evitare discriminazioni, la tassazione dei dividendi esteri deve essere allineata a quella dei fondi nazionali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione sfavorevole precedente e ha rinviato la causa ai giudici di merito per ricalcolare il rimborso spettante al fondo americano applicando l'aliquota ridotta del 12,5%.
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Giudicato penale: stop al Fisco? L’analisi della Corte
Una società ha impugnato alcuni avvisi di accertamento basati su operazioni ritenute inesistenti. Nel frattempo, il suo legale rappresentante è stato assolto in sede penale per gli stessi fatti "perché il fatto non sussiste". La Corte di Cassazione, di fronte a questo giudicato penale assolutorio, ha deciso di sospendere la decisione e rinviare la causa a nuovo ruolo. La Corte attende un pronunciamento delle Sezioni Unite sull'efficacia vincolante dell'assoluzione penale nel processo tributario, alla luce delle recenti normative (art. 21-bis d.lgs. 74/2000).
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Società a ristretta base: conti dei soci e onere prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di accertamento fiscale a una società a ristretta base partecipativa, i movimenti bancari sui conti correnti personali dei soci si presumono legalmente come utili non dichiarati. Di conseguenza, spetta alla società e ai soci fornire la prova contraria, dimostrando che tali somme non sono riconducibili all'attività d'impresa. La Corte ha cassato la decisione dei giudici di merito che avevano erroneamente addossato l'onere della prova all'Agenzia delle Entrate, ribadendo la validità della presunzione legale in questo specifico contesto societario.
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Delega di firma: valida anche senza nome del delegato
L'Agenzia delle Entrate emetteva un avviso di accertamento firmato da un funzionario delegato. La Commissione Tributaria Regionale lo annullava, ritenendo la delega non valida perché "in bianco", ovvero priva del nome del delegato e di limiti temporali. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per la validità della delega di firma è sufficiente l'indicazione della qualifica o del ruolo del funzionario, senza necessità di specificarne il nome. Si tratta infatti di un mero decentramento burocratico interno e non di un trasferimento di funzioni. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame nel merito.
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Società a ristretta base sociale: utili ai soci?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16035/2025, ha stabilito che la presunzione di distribuzione degli utili ai soci in una società a ristretta base sociale si applica anche quando la compagine sociale è composta da altre società e non direttamente da persone fisiche. La Corte ha chiarito che ciò che rileva è la sostanza economica e il controllo effettivo concentrato in poche mani, indipendentemente dagli schermi societari. Inoltre, ha confermato che anche i maggiori redditi derivanti da costi disconosciuti sono considerati utili extracontabili e, quindi, presuntivamente distribuiti ai soci.
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