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Art. 261 Codice Civile

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Riconoscimento figlio e mantenimento dalla nascita
Una madre si è opposta al riconoscimento del figlio da parte del padre, adducendo un possibile pregiudizio per il minore a causa delle caratteristiche morali del genitore. La Corte di Cassazione ha respinto tale opposizione, stabilendo che il diritto alla bigenitorialità può essere sacrificato solo in casi di danno grave e irreparabile per il bambino. Tuttavia, ha accolto il motivo di ricorso relativo al mantenimento, chiarendo che l'obbligo economico del padre decorre dalla nascita del figlio, e non dalla data della sentenza di riconoscimento, garantendo alla madre il diritto di regresso per le spese sostenute.
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Assegno di mantenimento: redditi di entrambi i genitori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4145/2023, ha stabilito che per determinare l'assegno di mantenimento per un figlio, il giudice deve effettuare una valutazione comparativa dei redditi e dei patrimoni di entrambi i genitori. Non è sufficiente considerare solo la situazione economica del genitore obbligato al versamento. La Corte ha accolto il ricorso di un padre, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva omesso di indagare sulle risorse economiche della madre, violando così il principio di proporzionalità.
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Danno endofamiliare: risarcimento e prova presuntiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24719/2025, si è pronunciata su un caso di danno endofamiliare richiesto da un figlio nei confronti del padre assente. Ribaltando la decisione della Corte d'Appello, ha stabilito che il danno derivante dalla violazione dei doveri genitoriali, pur non essendo 'in re ipsa', può essere provato tramite presunzioni. La prolungata e consapevole assenza di un genitore è un fatto notorio sufficiente a far presumere un'alterazione pregiudizievole nella vita del figlio, semplificando così l'onere della prova per la vittima.
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Incapacità a testimoniare della madre: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7171/2024, ha stabilito che la madre non è affetta da incapacità a testimoniare nella causa promossa dalla figlia maggiorenne contro il padre biologico per il risarcimento dei danni derivanti dal tardivo riconoscimento. La Corte ha chiarito che l'interesse della madre è solo di fatto e non giuridico, non potendo essere chiamata a rispondere in solido per la violazione di obblighi che, nel caso specifico, erano contestati solo al padre. Di conseguenza, è stata cassata la sentenza d'appello che aveva escluso la testimonianza della madre, con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Arricchimento senza causa: quando non è esperibile
La Corte d'Appello di Ancona ha respinto la richiesta di un ex convivente basata sull'azione di arricchimento senza causa. La Corte ha stabilito che tale azione non è ammissibile quando esistono altri rimedi legali specifici per recuperare le somme versate, come l'azione di regresso per le rate del mutuo cointestato o l'azione di adempimento per un prestito. La decisione sottolinea il carattere sussidiario dell'azione di arricchimento, che può essere utilizzata solo come ultima risorsa.
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Rimborso tasse universitarie: la giurisdizione
Un gruppo di studenti ha citato in giudizio un ateneo per ottenere il rimborso delle tasse universitarie, sostenendo di aver pagato importi superiori al limite legale del 20% rispetto ai finanziamenti statali. La Corte di Cassazione ha confermato la giurisdizione del giudice ordinario civile, poiché la richiesta degli studenti verte su un diritto soggettivo al rimborso (ripetizione dell'indebito) e non sull'annullamento di un atto amministrativo. La distinzione fondamentale risiede nella natura della pretesa: un diritto patrimoniale, non una contestazione del potere discrezionale dell'amministrazione.
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