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Art. 26 d.P.R. n. 633 del 1972

16 provvedimenti

Note di variazione IVA: no alle perdite sull’usato auto
L'Azienda, una concessionaria di auto, ha emesso delle note di variazione IVA per giustificare le perdite derivanti dalla vendita di auto usate ritirate "in conto prezzo" a un valore inferiore rispetto a quello stimato. L'Agenzia delle Entrate ha contestato tale comportamento, ritenendo che tali perdite costituissero sopravvenienze passive e non potessero ridurre l'imponibile IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che la perdita derivante dal minor realizzo dell'usato non consente l'emissione di note di variazione IVA in assenza di un accordo contrattuale di riduzione del prezzo. Tali perdite vanno registrate come sopravvenienze passive deducibili nel conto economico. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Rimborso IVA: stop se l’accertamento è definitivo
Una società del settore alimentare ha richiesto il rimborso IVA a seguito di accertamenti fiscali divenuti definitivi per acquiescenza. L'Agenzia delle Entrate aveva negato la detrazione di imposta su contributi promozionali, riqualificandoli come sconti di prezzo. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego del rimborso, stabilendo che la definitività dell'accertamento preclude qualsiasi successiva istanza di restituzione, poiché il titolo che giustifica la riscossione non è più contestabile.
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Omesso versamento IVA: la dichiarazione fa prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una legale rappresentante condannata per omesso versamento IVA e dichiarazione infedele. La sentenza ribadisce che, per il reato di omesso versamento, l'importo da considerare è quello indicato nella dichiarazione annuale, a meno che non se ne dimostri la falsità. La condanna per dichiarazione infedele è stata confermata poiché l'imputata non ha contestato la continuità aziendale tra la sua società e un'altra entità collegata.
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IVA agevolata prima casa: quando provarne i requisiti?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19733/2024, ha chiarito un punto cruciale sull'IVA agevolata prima casa. In un caso di contratto preliminare non adempiuto, la Corte ha stabilito che i requisiti per l'aliquota ridotta devono essere posseduti e provati al momento della sentenza di trasferimento coattivo (ex art. 2932 c.c.), non alla data del preliminare. La richiesta della promissaria acquirente è stata respinta per non aver fornito tale prova. È stato inoltre negato il risarcimento danni per la mancata consegna delle chiavi, ritenuta giustificata dal mancato pagamento del prezzo da parte dell'acquirente.
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Fatture per operazioni inesistenti: la Cassazione
Un professionista ha utilizzato fatture emesse dalla propria società per servizi mai resi, al fine di evadere le imposte. Dopo un'assoluzione in primo grado, la Corte d'Appello lo ha condannato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, chiarendo la nozione di 'fatture per operazioni inesistenti' anche in presenza di un effettivo pagamento, ma ha dichiarato prescritto uno dei reati contestati.
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Rettifica detrazione IVA: cosa fare se l’affare salta
Un'ordinanza della Cassazione esamina il caso di una società che, dopo aver versato acconti con IVA per un immobile, si è vista fallire la controparte venditrice. L'Agenzia delle Entrate richiedeva una rettifica della detrazione IVA, ma i giudici di merito hanno stabilito che l'obbligo di variazione non ricade sull'acquirente. Il caso evidenzia i principi che regolano la rettifica detrazione IVA quando l'operazione imponibile non si conclude.
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Accertamento bancario: onere della prova del contribuente
Un professionista ha contestato un accertamento bancario sostenendo che i versamenti sul suo conto personale fossero contributi elettorali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che spetta al contribuente l'onere di fornire una prova analitica e rigorosa della provenienza non imponibile delle somme accreditate. In assenza di tale prova, i versamenti sono legittimamente considerati ricavi professionali non dichiarati.
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Nota di credito Iva: i limiti temporali per l’emissione
La risoluzione di un contratto per mutuo accordo richiede l'emissione di una nota di credito Iva entro un anno dall'operazione originaria affinché la variazione sia valida. La Corte di Cassazione ha confermato che se una nota di credito viene emessa oltre tale termine, il soggetto che l'ha ricevuta è comunque tenuto a rettificare la detrazione Iva precedentemente operata, convalidando l'avviso di accertamento dell'Amministrazione Finanziaria.
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Nota di credito tardiva: quando è valida?
Una società ha ricevuto un avviso di accertamento per non aver rettificato una detrazione Iva a seguito della risoluzione di un contratto. Il fornitore aveva emesso una nota di credito tardiva, ben oltre un anno dopo la fattura originale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione favorevole al contribuente, ribadendo i rigidi limiti temporali per l'emissione di note di credito in caso di risoluzione contrattuale per mutuo accordo e rigettando il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.
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Errore di fatto: i limiti della revocazione in Cassazione
Una società ha richiesto la revocazione di una sentenza della Cassazione relativa a un rimborso IVA, sostenendo un errore di fatto. La Corte ha respinto la richiesta, specificando che l'errore revocatorio deve essere una svista percettiva e non un errore di giudizio legale o di valutazione di fatti discussi. Gli errori contestati sono stati classificati come errori di diritto o semplici lapsus calami, al di fuori dell'ambito della revocazione.
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Deducibilità sconti commerciali: la prova documentale
Un'azienda fornitrice di elettronica si è vista negare la deducibilità di sconti commerciali concessi a un cliente della grande distribuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 781/2024, ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando l'accertamento fiscale. La decisione sottolinea che, per la deducibilità sconti commerciali, è indispensabile una documentazione chiara e completa che ne provi i criteri e le condizioni, altrimenti vengono considerati liberalità non deducibili. La Corte ha inoltre affrontato la questione della deducibilità di alcuni costi ai fini IRAP.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante il raddoppio dei termini di accertamento e le operazioni soggettivamente inesistenti. Una società agricola aveva impugnato un avviso di accertamento per IVA e imposte dirette, contestando l'applicazione del termine raddoppiato in assenza di un procedimento penale per reati tributari. La Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini è legittimo per imposte sui redditi e IVA se sussiste l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del procedimento, ma non si applica all'IRAP. Inoltre, ha cassato la sentenza di merito perché il giudice non aveva adeguatamente motivato in merito alla consapevolezza del contribuente nella presunta frode IVA, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Principio di competenza: la Cassazione sui canoni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33303/2024, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società. La Corte ha stabilito che, per la determinazione del reddito d'impresa (IRES e IRAP), vige il principio di competenza economica, secondo cui i canoni di locazione concorrono a formare il reddito nell'esercizio in cui maturano, a prescindere dall'effettivo incasso. Questo si differenzia dal criterio di cassa valido per l'IVA. Inoltre, ha ribadito che l'emissione di note di accredito è legittima solo nelle specifiche ipotesi previste dalla legge.
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Frode carosello: prova e oneri per l’Agenzia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore coinvolto in una frode carosello. La sentenza chiarisce che per negare la detrazione IVA, l'Agenzia delle Entrate deve provare che il contribuente sapeva, o avrebbe dovuto sapere, di partecipare alla frode. L'assoluzione penale per insufficienza di prove non è vincolante nel processo tributario, dove il giudice può valutare autonomamente gli indizi di colpevolezza, come prezzi anomali e pagamenti in contanti.
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Ricorso per cassazione inammissibile: il caso in esame
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società. La decisione non entra nel merito di una presunta frode fiscale, ma si basa su vizi procedurali. La Corte sottolinea l'importanza di formulare correttamente i motivi di ricorso, specialmente in caso di 'doppia conforme', e chiarisce cosa costituisce un 'fatto storico' decisivo ai fini del vizio di omesso esame. Il caso evidenzia come il mancato rispetto delle regole processuali possa precludere l'esame della controversia.
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Lodo arbitrale e credito IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito IVA può legittimamente derivare da un lodo arbitrale. Nel caso esaminato, un'impresa aveva ottenuto un credito d'imposta a seguito di una decisione arbitrale che riduceva l'imponibile di alcune fatture. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato tale credito, sostenendo che solo una sentenza di un organo giudiziario potesse giustificarlo. La Suprema Corte ha annullato la decisione del giudice di merito, affermando la piena equiparazione tra lodo arbitrale e sentenza ai fini della normativa IVA, riconoscendo la natura giurisdizionale dell'arbitrato.
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