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Art. 2599 Codice Civile

10 provvedimenti

Concorrenza sleale tra tralicci: la Cassazione frena le demolizioni
Un'impresa di telecomunicazioni ha citato in giudizio un concorrente, lamentando che il nuovo traliccio di quest'ultimo, alto 75 metri, creasse interferenze elettromagnetiche al proprio impianto preesistente, configurando un'ipotesi di concorrenza sleale. Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano ordinato la demolizione parziale del nuovo traliccio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del proprietario del nuovo impianto, stabilendo che la semplice interferenza di fatto causata da un'opera regolarmente autorizzata non costituisce automaticamente concorrenza sleale. Il giudice deve valutare se il soggetto danneggiato avrebbe potuto adottare soluzioni alternative o accettare la condivisione delle infrastrutture (Tower Sharing) per garantire la pacifica coesistenza sul mercato, evitando posizioni di ingiustificato monopolio.
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Concorrenza Sleale Parassitaria: Ex Licenziatario Condannato
Un'azienda licenziataria, dopo la fine del contratto per un noto marchio di occhiali, viene accusata di aver imitato le iniziative commerciali del suo ex partner. La Cassazione interviene sul tema della **concorrenza sleale parassitaria**. La Corte chiarisce che tale illecito non richiede la contraffazione del marchio, ma si configura quando un'impresa si appropria sistematicamente del lavoro altrui. Pur non essendoci violazione del marchio, la condotta complessiva è stata giudicata sleale. La Cassazione rigetta il ricorso dell'azienda imitatrice ma accoglie in parte quello del titolare del marchio, rinviando il caso alla Corte d'Appello per correggere alcuni errori nella precedente sentenza, in particolare sulla mancata emissione di un ordine di cessazione della condotta.
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Contraffazione di marchio: guida alla tutela del design
La Corte d'Appello ha accertato la contraffazione di marchio e la concorrenza sleale per imitazione servile in un caso riguardante il settore orafo. La decisione ribadisce la forza dei marchi di fantasia e la decadenza dei segni posteriori ingannevoli. Nonostante l'accertamento degli illeciti, la richiesta di risarcimento è stata respinta per carenza di prove concrete sul danno subito.
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Concorrenza sleale: prova del know-how e limiti
Una società specializzata in macchinari industriali ha citato in giudizio un'azienda concorrente e un proprio ex dipendente, accusandoli di concorrenza sleale per aver sottratto e utilizzato il proprio know-how segreto per produrre macchine simili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato stabilito che l'attrice non aveva fornito prova sufficiente del carattere segreto delle informazioni, considerate in gran parte "arte nota", ovvero patrimonio tecnico comune del settore. La Corte ha inoltre chiarito che, senza la prova di un fatto illecito, non può essere emessa una condanna al risarcimento del danno, neppure generica.
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Tutela risarcitoria del concessionario: il caso del parco
Una società concessionaria di un parco tematico ha citato in giudizio il proprietario di alcuni terreni e della seggiovia per averle impedito l'uso delle piste dopo la scadenza di un accordo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la società ha diritto alla tutela risarcitoria per la lesione della sua 'detenzione qualificata', a prescindere dalla titolarità dei terreni e dalla validità formale della concessione pubblica, la quale non può essere sindacata dal giudice civile se non impugnata nelle sedi competenti.
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Concorrenza sleale: quando l’ex agente non è colpevole
Il Tribunale di Trieste ha respinto la domanda di due società assicurative che accusavano un loro ex collaboratore di concorrenza sleale. Le società sostenevano che l'agente avesse illecitamente sottratto clienti dopo la fine del rapporto. La corte ha stabilito che, in assenza di un patto di non concorrenza, il passaggio della clientela basato su un rapporto di fiducia personale con il professionista non costituisce un illecito. Le società attrici non sono riuscite a provare l'utilizzo di mezzi scorretti o di informazioni riservate da parte dell'ex agente, il quale è stato quindi assolto da ogni accusa.
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Storno di dipendenti: quando è concorrenza sleale?
Un istituto di credito accusa un concorrente di concorrenza sleale per storno di dipendenti. La Cassazione chiarisce che l'assunzione di personale non è illecita se manca l'intento di disintegrare l'azienda altrui, anche se il nuovo datore di lavoro si fa carico delle penali per la violazione del patto di non concorrenza.
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Brevetto europeo: validità e traduzione inesatta
Una società produttrice di pannelli per l'edilizia ha impugnato una sentenza di primo grado che l'aveva condannata per contraffazione di un brevetto europeo. I motivi di appello si basavano sulla presunta scadenza del brevetto, qualificato come modello di utilità, e sulla nullità derivante da una traduzione italiana inesatta che ne ampliava la portata. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, confermando la validità del brevetto europeo. Ha chiarito che la legge permette la correzione di una traduzione errata e che il testo di riferimento resta quello originale. La Corte ha inoltre precisato che, sebbene il brevetto avesse caratteristiche simili a un modello di utilità, si trattava di un valido brevetto d'uso, non soggetto alla scadenza decennale dei modelli.
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Keyword advertising: quando è concorrenza sleale?
Un'ordinanza del Tribunale specializzato in materia d'impresa analizza un caso di keyword advertising illecito. Una società alberghiera utilizzava il marchio di un concorrente come parola chiave per i propri annunci sponsorizzati su Google, una pratica ritenuta atto di concorrenza sleale. Il giudice ha accolto il ricorso d'urgenza, emettendo un'inibitoria per vietare la prosecuzione della condotta e fissando una penale per ogni futura violazione, affermando che tale pratica lede la funzione distintiva del marchio e crea confusione nel consumatore.
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Divulgazione disegno comunitario: quando è nullo?
Un'azienda di design italiana ha citato in giudizio un colosso tecnologico globale, sostenendo che la sua matita digitale violasse il design registrato della loro innovativa matita in grafite. La parte convenuta ha risposto con una domanda riconvenzionale, argomentando che il design della parte attrice fosse nullo a causa di una "predivulgazione" avvenuta durante eventi e sui social media più di un anno prima del deposito della registrazione. Il Tribunale di Venezia ha accolto la tesi, dichiarando il disegno comunitario nullo per mancanza di novità. Di conseguenza, tutte le pretese di violazione, diritto d'autore e concorrenza sleale sono state respinte. Il caso evidenzia l'importanza cruciale di una registrazione tempestiva a seguito di qualsiasi divulgazione del disegno comunitario.
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