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Art. 256 Codice della Crisi d'Impresa

6 provvedimenti

Estensione liquidazione giudiziale: il termine annuale
La Corte d'Appello ha confermato l'estensione liquidazione giudiziale a carico di un ex socio accomandatario, stabilendo che il termine annuale per tale provvedimento decorre dalla data di iscrizione della cessione quote nel Registro delle Imprese e non dalla data dell'atto notarile. La decisione sottolinea che la responsabilità illimitata persiste per i debiti sorti prima della pubblicità legale, indipendentemente dal momento in cui viene emesso un titolo giudiziario di accertamento.
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Composizione Negoziata: stop all’abuso per bloccare la liquidazione
Un'azienda debitrice, già oggetto di una richiesta di liquidazione da parte di un creditore, avvia una composizione negoziata della crisi. Successivamente, la interrompe di sua iniziativa e chiede di accedere a un piano di risanamento alternativo, sfruttando una proroga speciale dei termini. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che la proroga di 60 giorni per presentare piani alternativi si applica solo se la composizione negoziata della crisi si conclude regolarmente con la relazione finale dell'esperto. Interrompere la procedura volontariamente non dà diritto a questo beneficio. Di conseguenza, la richiesta dell'azienda è stata dichiarata tardiva e la sua liquidazione giudiziale è stata confermata.
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Società di fatto occulta: aiuto familiare o fallimento condiviso?
La Corte di Cassazione ha confermato l'estensione della liquidazione giudiziale di un'impresa individuale ai familiari dell'imprenditore. Sebbene questi si difendessero sostenendo di aver agito per mero spirito di aiuto familiare, i giudici hanno ravvisato una vera e propria società di fatto occulta. Le loro condotte sistematiche, come fornire garanzie bancarie, concedere un immobile in uso gratuito e pagare i debiti dell'azienda, superano il semplice aiuto tra parenti. Tali azioni dimostrano una condivisione consapevole del rischio d'impresa, elemento chiave per qualificarli come soci occulti e, di conseguenza, sottoporli alla stessa procedura concorsuale dell'imprenditore principale. La Corte ha stabilito che la sistematicità del sostegno economico equivale a una partecipazione societaria.
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Liquidazione giudiziale: l’apertura della procedura
Il Tribunale ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società di persone e del suo socio illimitatamente responsabile. La decisione è scaturita dall'accertamento di un'insolvenza strutturale, alimentata da un credito insoluto di oltre 170.000 euro e un'ingente esposizione verso l'Erario superiore ai 2 milioni di euro complessivi.
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Società di fatto tra coniugi: quando scatta il rischio
La Corte d'Appello di Perugia ha rigettato il reclamo di una donna contro l'estensione della liquidazione giudiziale nei suoi confronti, confermando l'esistenza di una società di fatto con il coniuge imprenditore. La decisione si basa sulla sua partecipazione attiva e continuativa alla gestione economica e finanziaria dell'impresa, considerata prova sufficiente del vincolo societario e non semplice aiuto familiare.
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Fallimento società di fatto: estensione e limiti
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'estensione del fallimento da un imprenditore individuale a una società occulta. Un socio era stato dichiarato fallito per la sua attività individuale, ma successivamente il fallimento è stato esteso a una società di fatto e agli altri soci. Questi hanno contestato la decisione, sostenendo che le attività fossero distinte. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che per l'estensione del **fallimento società di fatto** non è necessaria una perfetta identità tra le imprese, ma è sufficiente una "riferibilità" e una linea di continuità, dove l'attività individuale si rivela essere solo un segmento di quella collettiva.
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