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Art. 252 Codice di Procedura Civile

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35 provvedimenti

Condotta del danneggiato: quando esclude il risarcimento
Un commerciante cade a causa di uno smottamento vicino a un cantiere, ma la sua richiesta di risarcimento viene respinta. La Corte di Cassazione conferma le decisioni precedenti, stabilendo che la condotta del danneggiato, se imprudente e imprevedibile, può interrompere il nesso causale e annullare la responsabilità del custode (in questo caso, il Comune). Il caso sottolinea come la disattenzione della vittima di fronte a un pericolo prevedibile sia decisiva per escludere il diritto al risarcimento.
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Mansioni superiori: prova e testimonianze esterne
Una società di trasporti ricorre contro una sentenza che le imponeva di pagare differenze retributive per mansioni superiori svolte da un dipendente. La società contestava l'uso di una testimonianza proveniente da un altro processo, introdotta tardivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che se la decisione del giudice si fonda su prove principali solide e sufficienti, l'utilizzo di un'ulteriore prova, anche se proceduralmente discutibile, come argomento aggiuntivo non è decisivo e non invalida la sentenza.
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Contribuzione figurativa mobilità: la Cassazione
Un lavoratore ha contestato il metodo di calcolo della sua pensione, in particolare per la contribuzione figurativa mobilità. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il calcolo deve basarsi sulla retribuzione effettiva percepita per l'integrazione salariale, come previsto dalla Legge n. 223/1991, e non su un parametro differente. La decisione consolida un orientamento giurisprudenziale chiaro, fornendo certezza sulla corretta determinazione dei contributi in periodi di mobilità.
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Calcolo pensione spettacolo: il tetto retributivo
Un lavoratore dello spettacolo ha richiesto il ricalcolo della pensione, sostenendo l'inapplicabilità di un vecchio tetto retributivo. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione favorevole al lavoratore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, confermando la piena vigenza del tetto retributivo per il calcolo della pensione spettacolo (specificamente per la "quota B") e chiarendo le regole sulla decadenza triennale per la richiesta di arretrati. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Ratifica tacita: silenzio che vale assenso in banca
Una correntista contesta un'ingente operazione di giroconto dal proprio conto titoli, sostenendo fosse non autorizzata. Dopo un lungo percorso giudiziario, la Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'operazione, stabilendo che la condotta successiva della donna, in particolare il suo silenzio durante riunioni chiave in cui si discuteva della transazione, integrava una ratifica tacita, sanando così l'originaria mancanza di autorizzazione formale.
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Massimale pensionabile Quota B: la Cassazione decide
Un pensionato, ex lavoratore dello spettacolo, ha contestato il calcolo della sua pensione, in particolare della "quota B", a causa dell'applicazione di un tetto massimo alla retribuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31955/2024, ha stabilito due principi chiave: la decadenza triennale si applica solo ai ratei arretrati e non al diritto al ricalcolo per il futuro; il vecchio "massimale pensionabile" previsto dal D.P.R. 1420/1971 è ancora valido per il calcolo della "quota B", non essendo stato abrogato dalle riforme successive. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'ente previdenziale su questo punto, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Calcolo pensione spettacolo: il tetto retributivo
Un lavoratore dello spettacolo ha richiesto il ricalcolo della sua pensione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione di merito, stabilendo che si applica sia il termine di decadenza triennale per l'azione legale, sia uno specifico tetto retributivo che limita il calcolo pensione spettacolo per la "Quota B", escludendo le retribuzioni eccedenti tale soglia.
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Prescrizione direttive UE: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prescrizione del diritto al risarcimento del danno per la tardiva attuazione di direttive UE da parte dello Stato. Con una decisione che riforma i precedenti gradi di giudizio, la Corte ha stabilito che si applica il termine di prescrizione quinquennale introdotto dalla L. 183/2011 a partire dal 1° gennaio 2012, anche per i diritti sorti in precedenza. Poiché l'azione legale era stata notificata dopo la scadenza di tale termine, il diritto degli attori è stato dichiarato estinto per prescrizione.
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Decadenza riliquidazione pensione: la Cassazione chiarisce
Un pensionato ha richiesto la riliquidazione di una pensione del 1999. In Cassazione, si è discusso se si applicasse un termine di decadenza introdotto nel 2011. La Corte ha stabilito che la decadenza per la riliquidazione pensione si applica anche ai diritti sorti prima del 2011, ma il termine decorre dalla data di entrata in vigore della nuova legge. La decadenza, inoltre, non estingue il diritto in sé, ma solo i ratei maturati oltre il triennio precedente la domanda giudiziale.
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Pensione spettacolo: la Cassazione sui limiti
Un lavoratore del settore dello spettacolo aveva ottenuto in appello la riliquidazione della propria pensione senza l'applicazione del massimale pensionabile. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, che ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito due principi fondamentali: primo, si applica il termine di decadenza triennale alle azioni di riliquidazione anche per le pensioni liquidate prima del 2011, con decorrenza dall'entrata in vigore della legge; secondo, il massimale pensionabile giornaliero deve essere applicato anche per il calcolo della cosiddetta "quota B" della pensione spettacolo. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8487/2025, ha riformato una decisione della Corte d'Appello, stabilendo che il calcolo della pensione per i lavoratori dello spettacolo deve rispettare il massimale pensionabile giornaliero. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, affermando sia l'applicabilità del termine di decadenza triennale per le azioni di riliquidazione, sia la vigenza del tetto retributivo per la determinazione della cosiddetta 'quota B' della pensione. Questo ribalta le sentenze di merito che avevano dato ragione a un lavoratore, il quale chiedeva un ricalcolo basato sulla retribuzione effettiva e non su quella ridotta al limite di legge.
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Decadenza ricalcolo pensione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato che la richiesta di ricalcolo di una pensione, sebbene già in erogazione, è soggetta al termine di decadenza triennale. Di conseguenza, il diritto agli arretrati è limitato al triennio precedente l'azione giudiziaria. La sentenza chiarisce l'applicazione della cosiddetta 'decadenza ricalcolo pensione', specificando che solo l'azione in tribunale, e non la domanda amministrativa, può interrompere tale termine.
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Spese infrastrutturali: quando non spetta il rimborso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente che chiedeva la restituzione di somme versate a una ditta costruttrice a titolo di spese infrastrutturali per l'allaccio idrico. La decisione si fonda sulla mancanza di una prova certa e inequivocabile del pagamento e della sua causale, sottolineando che il giudice di merito ha correttamente valutato l'inattendibilità di alcune testimonianze e la genericità delle prove documentali fornite.
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Decadenza indennità agricola: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori agricoli contro l'ente previdenziale, confermando la richiesta di restituzione dell'indennità di disoccupazione. La decisione si fonda sulla mancata impugnazione della cancellazione dagli elenchi nei termini di legge. La Corte ha chiarito che, nonostante una temporanea abrogazione della norma, la decadenza indennità agricola è un principio applicabile, con termini che hanno ripreso a decorrere dal 6 luglio 2011, rendendo tardiva qualsiasi successiva contestazione.
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Abuso di dipendenza economica: quando è infondato
Una società di ristorazione, operante all'interno di un parco termale tramite un contratto di affitto di ramo d'azienda, ha citato in giudizio la società concedente, lamentando un presunto abuso di dipendenza economica, un'attività di direzione e coordinamento e un'ingerenza tale da configurare un'amministrazione di fatto. Il Tribunale ha rigettato tutte le domande, stabilendo che le direttive impartite dalla società del parco rientravano in una legittima logica di coordinamento necessaria per garantire un'immagine e un servizio omogenei all'interno della struttura complessa. Non è stata fornita la prova di un reale abuso né dell'impossibilità per l'attrice di trovare alternative sul mercato.
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