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Art. 2506 Codice Civile

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45 provvedimenti

Scissione societaria fraudolenta: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta di un'amministratrice. Il reato è stato commesso tramite una scissione societaria fraudolenta, un'operazione apparentemente lecita utilizzata per trasferire tutti gli asset produttivi a una nuova società, lasciando l'azienda originale carica solo di debiti. La Corte ha stabilito che anche atti societari legittimi possono costituire reato se usati con l'intento di svuotare il patrimonio aziendale a danno dei creditori.
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Scissione societaria: revocatoria e gratuità del patto
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito che dichiarava inefficace una scissione societaria. L'operazione era stata impugnata dal curatore del fallimento della società scissa, che la riteneva un atto a titolo gratuito dannoso per i creditori. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società beneficiaria, ribadendo che la scissione societaria è un atto con effetti traslativi e, come tale, può essere oggetto di azione revocatoria. Nel caso specifico, l'operazione è stata considerata gratuita poiché la società scissa non aveva ricevuto alcun vantaggio patrimoniale in cambio degli asset trasferiti, rendendo l'atto inopponibile alla massa dei creditori.
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Azione revocatoria scissione: tutela dei creditori
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4193/2025, ha rigettato il ricorso di due società, confermando l'inefficacia di una scissione societaria nei confronti dei creditori. La decisione stabilisce che l'azione revocatoria è uno strumento valido per tutelare le ragioni creditorie anche in caso di scissione e che i singoli condomini sono legittimati ad agire per un credito vantato dall'intero condominio. Questa sentenza rafforza la protezione dei creditori di fronte a operazioni societarie che potrebbero pregiudicare la loro garanzia patrimoniale.
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Cessione in blocco: onere della prova del cessionario
La richiesta di ammissione al passivo di una società di gestione crediti, basata su un credito acquisito tramite cessione in blocco, è stata respinta. La Cassazione ha confermato che la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente. Sul cessionario grava l'onere della prova di dimostrare che lo specifico credito rientra nel perimetro della cessione.
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Scissione parziale: responsabilità e fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di fallimento di una società turistica a seguito di una scissione parziale. Nonostante il trasferimento di importanti asset a una società beneficiaria, la società scissa è rimasta insolvente e responsabile per ingenti debiti tributari. La Corte ha ritenuto che la scissione non fosse totale, dato che alla scissa era rimasto un ramo d'azienda con valore economico. Di conseguenza, ha dichiarato inammissibile il ricorso della società beneficiaria, sottolineando che la valutazione della natura della scissione è un accertamento di fatto e che la rateizzazione dei debiti da parte di terzi non esclude lo stato di insolvenza della debitrice originaria priva di patrimonio.
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