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art. 25 d.P.R. n. 633 del 1972

8 provvedimenti

Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società in fallimento si opponeva alla rettifica di un credito IVA da parte dell'Agenzia Fiscale, derivante da una dichiarazione omessa. Mentre il caso era pendente in Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando quanto dovuto. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere, confermando l'efficacia di questo strumento di risoluzione delle liti fiscali.
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Nota variazione IVA: il termine annuale spiegato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28612/2024, ha chiarito i limiti temporali per l'emissione di una nota di variazione IVA. Una società aveva emesso una nota di rettifica nel 2011 per fatture del 2007, a seguito di un accordo risolutivo con un cliente insolvente. L'Agenzia delle Entrate contestava il superamento del termine annuale. La Corte ha stabilito che tale termine si applica solo se la variazione deriva da un mero accordo sopravvenuto tra le parti, e non quando l'accordo formalizza una preesistente e definitiva situazione di inadempimento del debitore. In quest'ultimo caso, la nota è legittima anche oltre l'anno.
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Reverse charge oro: Cassazione chiarisce i criteri
La Cassazione ha stabilito che per l'applicazione del reverse charge oro, è decisivo il livello di purezza del metallo (superiore a 325 millesimi) e la sua destinazione a un processo di trasformazione, non al consumo immediato. La Corte ha cassato la decisione di merito che si era basata solo sull'attività commerciale del contribuente, omettendo di verificare le caratteristiche oggettive dei beni ceduti.
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Reverse charge oro: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18335/2024, ha chiarito i presupposti per l'applicazione del regime IVA del 'reverse charge oro'. La Corte ha stabilito che, per l'applicazione di questo regime, sono decisivi la purezza del metallo (pari o superiore a 325 millesimi) e la sua destinazione a un processo di trasformazione, non all'immediato consumo. Non è invece rilevante che il cessionario svolga esclusivamente attività di lavorazione industriale. La sentenza di merito è stata cassata per non aver indagato sulle caratteristiche dei beni ceduti.
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Detrazione IVA: la stampa tardiva nega il diritto
Un contribuente si è visto negare la detrazione IVA per l'anno 2005 perché, pur avendo registrato le operazioni su supporto informatico, non aveva provveduto alla stampa su registri cartacei secondo la normativa dell'epoca. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la successiva introduzione di norme più flessibili sulla tenuta della contabilità elettronica non ha effetto retroattivo sul tributo. La violazione formale ha comportato la perdita definitiva del diritto alla detrazione, confermando un principio già statuito in un precedente giudizio di rinvio sullo stesso caso.
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Detrazione IVA: contabilità elettronica e favor rei
Un contribuente si vede negare la detrazione IVA perché, all'epoca dei fatti, la contabilità era gestita solo su supporto informatico senza la prescritta trascrizione su registri cartacei. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7828/2024, ha stabilito che una successiva legge più favorevole sulla tenuta della contabilità elettronica non ha effetto retroattivo sull'imposta dovuta. Il principio del 'favor rei' non può sanare la perdita di un diritto già consolidatasi, confermando così il recupero dell'imposta da parte dell'Agenzia delle Entrate.
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Termine rimborso IVA: la Cassazione e la decadenza
Una società ha richiesto un rimborso IVA per fatture non registrate anni prima. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il termine rimborso IVA per versamenti indebiti è di due anni. La Corte ha chiarito che questo termine di decadenza decorre dalla data del pagamento errato e non può essere sostituito dalla prescrizione decennale, applicabile solo in circostanze diverse.
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Impugnazione avviso: quando il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente contro avvisi di accertamento e cartelle di pagamento. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione originaria dell'avviso di accertamento, che lo ha reso definitivo e inattaccabile nel merito, sottolineando l'importanza cruciale del rispetto dei termini procedurali nel contenzioso tributario.
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