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Art. 25, d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446

9 provvedimenti

Frode IVA immobiliare: la Cassazione decide su costi
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di presunta frode IVA in ambito immobiliare. La Corte ha confermato la ricostruzione della frode e la parziale indeducibilità dei costi, ma ha accolto il ricorso su due punti chiave: l'inapplicabilità del raddoppio dei termini di accertamento per l'IRAP in presenza di denuncia penale e il diritto del contribuente all'applicazione delle sanzioni più favorevoli previste dalla legge sopravvenuta (lex mitior). La sentenza è stata cassata con rinvio per la rideterminazione di questi aspetti.
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Frode IVA immobiliare: Cassazione rigetta il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un accertamento fiscale per gli anni 2006-2007. Il caso riguardava una complessa operazione immobiliare, qualificata dall'Agenzia Fiscale come una frode IVA, e un'altra operazione di interposizione fittizia per trasferire ricavi. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo indetraibile l'IVA e legittima la ripresa a tassazione dei ricavi, sottolineando che la società era consapevole dello schema fraudolento. È stata inoltre respinta la richiesta di applicare sanzioni più miti per tardività della domanda.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società di leasing, in fallimento, aveva impugnato un avviso di accertamento per una plusvalenza non dichiarata derivante da una complessa operazione immobiliare. Durante il processo in Cassazione, la curatela fallimentare ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti, pagando l'importo dovuto. La Corte di Cassazione, preso atto dell'avvenuto pagamento e della regolarità della procedura, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
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Frode carosello e onere della prova: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21311/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in materia di frode carosello e la presunzione di riferibilità alla società dei prelievi dai conti correnti personali dei soci di una S.r.l. a ristretta base partecipativa. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a una società la partecipazione a una frode IVA, disconoscendo la detrazione per acquisti soggettivamente inesistenti, e aveva ripreso a tassazione prelievi dai conti dei soci. La Corte ha cassato la decisione di merito, affermando che spetta all'Amministrazione fornire gli indizi della frode, dopodiché grava sul contribuente l'onere di provare la propria buona fede e l'adozione della massima diligenza. Inoltre, ha ribadito la presunzione legale per cui i prelievi dai conti dei soci si considerano ricavi della società, invertendo l'onere della prova a carico di quest'ultima.
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Frode IVA: onere della prova e conti dei soci
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21303/2024, si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale per presunta frode IVA e operazioni inesistenti. La Corte ha ribaltato la decisione di merito, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova. In caso di sospetta frode IVA, spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire indizi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza del contribuente, il quale dovrà poi dimostrare di aver agito con la massima diligenza. Inoltre, per le società a ristretta base partecipativa, i prelevamenti dai conti personali dei soci si presumono ricavi non dichiarati della società, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente.
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Onere della prova e studi di settore: la Cassazione
Una società contesta un accertamento fiscale basato sugli studi di settore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'onere della prova per giustificare lo scostamento dai parametri ricade interamente sul contribuente, una volta instaurato il contraddittorio con l'Amministrazione Finanziaria. La Corte ha inoltre ribadito di non poter riesaminare nel merito le prove.
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Accertamento induttivo: il giudice deve quantificare
Un'impresa di costruzioni contesta un accertamento induttivo basato su gravi anomalie contabili. La Commissione Tributaria Regionale annulla l'atto, ma demanda all'Agenzia delle Entrate la rideterminazione del tributo. La Corte di Cassazione interviene, stabilendo un principio fondamentale: nel processo tributario di merito, il giudice ha il dovere di sostituirsi all'atto impugnato e quantificare direttamente l'imposta dovuta, non potendo limitarsi a un annullamento con rinvio all'Ufficio. La sentenza viene quindi cassata e rinviata per la corretta determinazione del quantum.
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Litisconsorzio necessario e società di fatto: la guida
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2532/2024, ha annullato diverse sentenze relative ad accertamenti fiscali emessi nei confronti di un presunto socio occulto di una società di fatto. La decisione si fonda sulla violazione del principio del litisconsorzio necessario, poiché i giudizi di merito si erano svolti senza la partecipazione di tutti i presunti soci. La Corte ha stabilito che, quando si contesta l'esistenza stessa di una società, è indispensabile che tutti i soggetti coinvolti partecipino allo stesso processo, pena la nullità assoluta degli atti. La causa è stata rinviata al giudice di primo grado per un nuovo esame, previa corretta instaurazione del contraddittorio.
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Estinzione del giudizio: carenza di interesse
Un'azienda agricola ricorre in Cassazione contro un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. Durante il processo, aderisce a una definizione agevolata dei debiti. La Suprema Corte, rilevando il disinteresse della società a proseguire la causa, dichiara l'estinzione del giudizio, anche in assenza di una prova documentale diretta del collegamento tra la definizione e l'atto impugnato. Le spese legali restano a carico di chi le ha sostenute.
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