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Art. 25 Codice Civile

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Mancato preavviso per pensione: l’Ente perde e deve restituire i soldi
Un dipendente di un ente pubblico comunica la cessazione del rapporto per accedere alla pensione. L'ente interpreta la comunicazione come dimissioni volontarie e trattiene dal TFR l'indennità di mancato preavviso. La Corte di Cassazione dà ragione al lavoratore, stabilendo un principio fondamentale: nel pubblico impiego, il raggiungimento dei limiti di età per la pensione causa la risoluzione automatica del contratto. La comunicazione del dipendente è una semplice presa d'atto, non una dimissione che richiede preavviso. Di conseguenza, la trattenuta è illegittima e l'ente deve restituire la somma.
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Vince in tribunale ma perde il potere: il giudicato e fatti sopravvenuti
Una persona, nominata presidente di una Fondazione con una sentenza, avvia un'esecuzione forzata per ottenere la restituzione di documenti. La controparte si oppone, sostenendo che, dopo quella sentenza, la Fondazione è stata commissariata da un'autorità pubblica, azzerando le vecchie cariche. La Cassazione ha dato ragione alla controparte, stabilendo un principio chiave su **giudicato e fatti sopravvenuti**: una sentenza definitiva non può coprire eventi futuri. Il commissariamento, essendo un fatto nuovo e successivo, ha legittimamente revocato i poteri della presidente, rendendo la sua pretesa ineseguibile. Di conseguenza, l'esecuzione forzata è stata bloccata.
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Ente benefico privato commissariato: legittimo il controllo
Un'antica istituzione benefica (ex IPAB), dopo aver ottenuto il riconoscimento di ente privato, contesta l'intervento della Regione che ne ha sospeso il consiglio di amministrazione e nominato un commissario per gravi irregolarità gestionali. Gli amministratori sostenevano che la natura privata dell'ente escludesse ogni ingerenza pubblica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il controllo regionale su enti privati di questo tipo è pienamente legittimo. Anche se privati, questi enti restano soggetti alla vigilanza dell'autorità governativa, come previsto dall'art. 25 del Codice Civile, per garantire la corretta amministrazione del patrimonio e il perseguimento delle finalità benefiche. La Regione vince, confermando il suo potere di supervisione.
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Personalità giuridica fondazioni: guida alla fusione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente non profit che pretendeva di succedere nei diritti di una fondazione estinta tramite fusione. La decisione ribadisce che la personalità giuridica fondazioni si acquista esclusivamente tramite riconoscimento formale e iscrizione nei registri preposti. In assenza dell'approvazione dell'autorità tutoria, la fusione è inefficace e il nuovo ente non ha la legittimazione ad agire per i crediti del precedente.
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Incompatibilità avvocato e pubblico impiego part-time
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31776/2023, ha stabilito principi fondamentali sull'incompatibilità avvocato e pubblico impiego. Ha chiarito che la violazione del divieto di esercitare la professione forense per un dipendente pubblico integra di per sé un illecito disciplinare, senza necessità di provare un danno specifico, poiché il pericolo di conflitto di interessi è presunto dalla legge. Inoltre, ha affermato che l'obbligo di restituire i compensi percepiti dall'attività professionale illecita si applica anche ai dipendenti part-time, poiché l'eccezione prevista dalla normativa vale solo per le attività secondarie legittimamente autorizzate.
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Indennità turno notturno: spetta per il riposo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità turno notturno spetta anche per il giorno di riposo successivo a un turno di 12 ore. Questo riposo è qualificato come 'compensativo' non per il superamento dell'orario settimanale, ma per la necessità di recuperare lo stress psico-fisico derivante dalla particolare gravosità e intensità della prestazione lavorativa notturna. La decisione conferma il diritto di un'infermiera a ricevere l'emolumento, respingendo il ricorso dell'Azienda Sanitaria Locale.
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Riposo compensativo: sì all’indennità per turni gravosi
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'infermiera ha diritto all'indennità di turno per il giorno di riposo successivo a un pesante turno notturno di 12 ore. Tale giorno è qualificato come riposo compensativo, necessario per recuperare lo stress psico-fisico, indipendentemente dal superamento dell'orario di lavoro settimanale. La Corte ha sottolineato che la gravosità della singola prestazione è il fattore determinante per il riconoscimento del diritto.
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Riposo compensativo: indennità anche senza straordinario
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'infermiera ha diritto all'indennità di turno per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. Tale giorno è qualificato come `riposo compensativo` per recuperare lo stress psico-fisico della prestazione, indipendentemente dal superamento dell'orario di lavoro settimanale.
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Indennità di turno: spetta per il riposo post-notte
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'infermiera ha diritto a percepire l'indennità di turno anche per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. Tale riposo è stato qualificato come 'compensativo', in quanto necessario a recuperare lo stress psico-fisico derivante da una prestazione lavorativa particolarmente intensa, a prescindere dal superamento dell'orario settimanale contrattuale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Riposo compensativo: sì all’indennità post turno notte
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'infermiera ha diritto alla maggiorazione retributiva per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. Questo giorno è qualificato come riposo compensativo, necessario per recuperare lo stress psico-fisico della prestazione, a prescindere dal superamento dell'orario settimanale di 36 ore. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, sottolineando che la gravosità del singolo turno giustifica il riposo compensativo e la relativa indennità.
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Riposo compensativo: indennità per turno notturno
Un'azienda sanitaria negava a un'infermiera l'indennità di turno per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore, sostenendo che non si trattasse di riposo compensativo poiché non erano state superate le 36 ore settimanali. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giorno di riposo dopo un turno così intenso e prolungato ha la funzione di recupero psico-fisico e va qualificato come riposo compensativo, dando quindi diritto all'indennità, a prescindere dal monte ore settimanale.
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Riposo compensativo: indennità per il giorno di smonto
Un operatore sanitario ha chiesto il riconoscimento di un'indennità per il giorno di riposo ('smonto') successivo a un turno notturno di 12 ore. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale giorno di riposo qualifica come 'riposo compensativo', finalizzato al recupero psico-fisico dopo una prestazione particolarmente gravosa. Pertanto, l'indennità è dovuta anche se non viene superato l'orario settimanale contrattuale di 36 ore, poiché la sua funzione è ristorare l'intensità del singolo turno.
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Riposo compensativo: indennità per turno notturno
La Corte di Cassazione ha stabilito che il giorno di riposo dopo un turno notturno di 12 ore va qualificato come riposo compensativo, dando diritto all'indennità di turno. Questa decisione si applica anche se il lavoratore non supera l'orario contrattuale settimanale, poiché il riposo serve a recuperare la maggiore gravosità della prestazione notturna.
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Riposo compensativo: spetta l’indennità di turno?
La Corte di Cassazione ha confermato una decisione a favore di alcuni infermieri, stabilendo che il giorno libero successivo a un turno di notte di 12 ore si qualifica come riposo compensativo. Questo perché la sua funzione è quella di compensare l'eccezionale stress psico-fisico del turno prolungato, a prescindere dal superamento del monte ore settimanale. Di conseguenza, i lavoratori hanno diritto a percepire l'indennità di turno anche in tale giornata di riposo. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda sanitaria, sottolineando come la particolare gravosità della singola prestazione sia l'elemento decisivo.
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Riposo compensativo: sì all’indennità post-turno
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di turno spetta al lavoratore sanitario anche per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. Tale riposo è qualificato come 'riposo compensativo' in quanto finalizzato al recupero psico-fisico dalla particolare gravosità della prestazione, indipendentemente dal superamento dell'orario di lavoro settimanale. La decisione si fonda sull'interpretazione del CCNL Sanità, che valorizza la necessità di ristorare lo stress derivante da turni intensi.
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Scatti di anzianità: contano i periodi non lavorati?
Un lavoratore, dopo aver ottenuto la conversione del suo contratto a tempo determinato in indeterminato, ha richiesto il pagamento di un risarcimento per il periodo non lavorato prima della riammissione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo del risarcimento, gli scatti di anzianità maturano solo sui periodi effettivamente lavorati e non durante gli intervalli non lavorati tra un contratto e l'altro, anche se il rapporto è stato unificato retroattivamente. La sentenza di merito è stata quindi cassata.
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Riposo compensativo: spetta l’indennità post turno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26191/2024, ha stabilito che l'indennità di turno spetta anche per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. Tale giorno è qualificato come riposo compensativo, finalizzato al recupero dello stress psico-fisico, indipendentemente dal superamento dell'orario di lavoro settimanale. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria, confermando che la maggiore intensità e gravosità della prestazione lavorativa giustifica il riconoscimento del riposo come compensativo e, di conseguenza, il diritto all'indennità.
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Riposo compensativo: spetta l’indennità post turno?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di alcuni infermieri a ricevere l'indennità di turno per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. La Corte ha chiarito che tale giorno si qualifica come **riposo compensativo** perché serve a recuperare lo stress psico-fisico della prestazione gravosa, indipendentemente dal superamento del monte ore settimanale. L'appello dell'azienda sanitaria, che lo considerava un normale giorno non lavorato, è stato respinto.
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Assegno ad personam: bonus esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14327/2024, ha stabilito che le voci retributive variabili, come i premi di produttività, non possono essere incluse nel calcolo dell'assegno ad personam. Questo assegno, garantito ai dipendenti pubblici in caso di trasferimento tra amministrazioni, serve a proteggere solo le componenti fisse e continuative dello stipendio. La controversia nasceva dalla richiesta di un gruppo di dipendenti, transitati da un ente soppresso a un ministero, di includere nell'assegno il "trattamento migliorativo dei servizi". La Corte ha chiarito che tale emolumento, essendo legato al raggiungimento di obiettivi e quindi incerto sia nell'esistenza che nell'importo, non possiede i requisiti di fissità e continuità richiesti dalla legge.
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Assegno ad personam: cosa non rientra nel calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14322/2024, ha stabilito che nel calcolo dell'assegno ad personam, erogato ai dipendenti pubblici in caso di passaggio ad altra amministrazione per garantire l'irriducibilità della retribuzione, non possono essere incluse le voci variabili e aleatorie come i premi di produttività. Il caso riguardava ex dipendenti di un ente soppresso transitati in un Ministero. La Corte ha chiarito che solo le componenti retributive fisse e continuative, certe sia nell'esistenza che nell'importo, concorrono a formare la base di calcolo di tale assegno, escludendo emolumenti legati al raggiungimento di obiettivi e alla performance.
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