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Art. 2495 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

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677 provvedimenti

Altri anni per Art. 2495 Codice Civile

Cancellazione della società: i debiti passano ai soci
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a una società per maggiori imposte. Durante il giudizio di primo grado, è avvenuta la cancellazione della società dal registro delle imprese. I giudici tributari hanno dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la cancellazione della società durante la causa non estingue il debito fiscale. Questo debito si trasferisce ai soci, che succedono nel processo. L'Amministrazione Finanziaria mantiene quindi un pieno interesse a proseguire l'accertamento contro i soci per recuperare le imposte dovute, nei limiti di quanto riscosso con la liquidazione o su eventuali beni non compresi nel bilancio finale.
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Svalutazione delle partecipazioni: no alla deduzione anticipata
Una società, prima di essere cancellata dal registro delle imprese, ha dedotto fiscalmente una perdita derivante dalla svalutazione delle partecipazioni in un'altra azienda in crisi. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendola indeducibile. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della deduzione. I giudici hanno chiarito che la svalutazione delle partecipazioni non è assimilabile a una perdita su crediti e non è deducibile fino al momento del reale realizzo, ossia la vendita della quota o la chiusura della liquidazione della società partecipata. Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del liquidatore per perdita di capacità processuale della società estinta, respingendo l'appello dei soci e condannandoli al pagamento delle spese.
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Società cancellata: nullo il ricorso contro l’accertamento
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA nei confronti di una società di persone. La contribuente ha impugnato l'atto, ma l'Amministrazione finanziaria ha eccepito che si trattava di una società cancellata dal registro delle imprese prima della notifica dell'atto e dell'avvio del giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la cancellazione determina la perdita immediata della capacità processuale. Di conseguenza, l'ex liquidatore non ha il potere di rappresentare l'ente estinto in giudizio. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso originario, annullando senza rinvio le decisioni dei giudici di merito favorevoli alla contribuente. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Responsabilità dei soci per debiti tributari di società chiuse
Un ex socio di una società in nome collettivo ha impugnato una cartella di pagamento da oltre 450.000 euro per IVA e IRAP non pagate dalla società, ormai cancellata dal registro delle imprese. Il contribuente sosteneva di non dover pagare in quanto la società era estinta e lui non aveva ricevuto somme dalla liquidazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della cartella. I giudici hanno stabilito che la cancellazione di una società di persone non cancella i suoi debiti, ma li trasferisce direttamente ai soci. La responsabilità dei soci per debiti tributari della società è illimitata e non dipende dal fatto di aver ricevuto o meno somme dalla liquidazione aziendale.
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Estinzione della società: addio al rimborso IVA dopo cinque anni
Una società di capitali, cancellata dal Registro delle imprese nel 2019, ha richiesto un rimborso IVA e lo sgravio di una cartella esattoriale tramite istanze di autotutela. Dopo il rifiuto dell'amministrazione, ha promosso un giudizio giunto fino in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa dell'avvenuta estinzione della società. Infatti, la legge prevede una finzione di sopravvivenza della società cancellata per soli cinque anni ai fini fiscali. Essendo questo termine scaduto prima del deposito del ricorso e del conferimento della procura all'avvocato, l'ex rappresentante legale non aveva più il potere di agire in giudizio. La decisione conferma che, decorso il quinquennio, la capacità processuale cessa definitivamente e solo i soci possono agire come successori. L'Agenzia delle Entrate vince la causa senza condanna alle spese per la novità della questione.
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Responsabilità dei soci: il Fisco vince se c’è una sentenza
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento nei confronti di una ex socia accomandante per debiti IVA e IRAP di una società estinta. La contribuente sosteneva che, dopo la cancellazione della società, la sua responsabilità fosse limitata a quanto ricevuto dalla liquidazione. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la responsabilità dei soci persiste se esiste una precedente sentenza definitiva che ha accertato il debito direttamente nei confronti del socio, che aveva partecipato personalmente al giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, annullato la decisione favorevole alla contribuente e rinviato la causa per un nuovo giudizio.
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Responsabilità dell’amministratore per i debiti della srl estinta
Una società in liquidazione viene cancellata dal registro delle imprese senza aver presentato le dichiarazioni dei redditi per l'anno 2009. L'Agenzia delle Entrate notifica quindi un avviso di accertamento all'ex amministratore, chiedendo il pagamento delle imposte societarie non versate. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'ex amministratore, confermando la sua responsabilità personale. I giudici chiariscono che la responsabilità dell'amministratore per i debiti fiscali della società estinta ha natura civile e non tributaria. Essa nasce direttamente dalla legge per non aver protetto il credito dello Stato. Di conseguenza, il fisco può agire direttamente contro l'ex amministratore senza dover prima iscrivere a ruolo il debito della società o notificare atti ai soci.
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Società a ristretta base sociale: mutui gonfiati e fisco sui soci
L'Amministrazione Finanziaria ha accertato maggiori ricavi in nero derivanti dalla vendita di immobili da parte di una s.r.l., poi cancellata dal registro delle imprese. Il Fisco ha quindi richiesto le imposte ai soci, presumendo la distribuzione dei maggiori utili in nero. La Corte di Cassazione ha stabilito che, trattandosi di una società a ristretta base sociale, opera la presunzione che gli utili extracontabili siano stati distribuiti ai soci nel medesimo anno. Spetta ai soci dimostrare il contrario. Inoltre, lo scostamento tra il prezzo dichiarato nel rogito e l'importo del mutuo concesso all'acquirente costituisce un indizio grave e preciso di evasione. La sentenza d'appello, che aveva limitato la responsabilità dei soci al solo bilancio finale di liquidazione, è stata cassata con rinvio.
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Cancellazione della società: niente debiti ai soci senza attivo
A seguito della cancellazione della società dal registro delle imprese, l'Amministrazione finanziaria ha notificato ai soci alcune cartelle di pagamento per debiti IVA non saldati dalla società estinta. I soci hanno impugnato gli atti, sostenendo di non aver ricevuto alcuna somma dalla liquidazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che la cancellazione della società comporta il trasferimento dei debiti ai soci solo nei limiti di quanto effettivamente riscosso in base al bilancio finale di liquidazione. Grava sull'Amministrazione finanziaria l'onere di dimostrare che i soci abbiano effettivamente percepito somme o beni in sede di liquidazione, non potendosi presumere la loro responsabilità in mancanza di tale prova.
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Definizione agevolata: la lite si spegne senza vincitori né vinti
Un'azienda e i suoi soci impugnavano alcuni avvisi di accertamento per contestazioni sull'ammortamento di immobili in leasing. Durante il giudizio di Cassazione, i soci decidevano di aderire alla definizione agevolata, pagando le somme dovute e presentando formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese di giudizio ed escludendo il raddoppio del contributo unificato. La definizione agevolata ha quindi estinto la controversia fiscale, rendendo superfluo l'esame del merito della causa.
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Accertamento tributario soci società estinta: valido senza attivo
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per IVA e imposte dirette nei confronti dei soci di una società a responsabilità limitata cancellata dal registro delle imprese. I giudici d'appello avevano annullato gli atti ritenendo che l'amministrazione finanziaria dovesse dimostrare l'effettiva percezione di somme da parte dei soci nel bilancio finale di liquidazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che l'assenza di ripartizioni non esclude l'interesse del Fisco ad agire. Di conseguenza, l'accertamento tributario soci società estinta è pienamente legittimo anche senza attivo distribuito, poiché l'ufficio ha il diritto di procurarsi un titolo esecutivo nei confronti dei soci, i quali mantengono la legittimazione passiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Cancellazione della società: il socio paga anche se c’è fallimento
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un socio di una s.r.l. estinta per recuperare tasse non pagate. La notifica è avvenuta dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese. Pochi mesi dopo, la società è stata dichiarata fallita. I giudici d'appello avevano annullato l'atto, ritenendo che il fallimento avesse ripristinato la soggettività della società e che il fisco dovesse rivolgersi al curatore. La Cassazione ha ribaltato la decisione. La cancellazione della società ne determina l'estinzione definitiva e il trasferimento dei debiti ai soci. Il fallimento entro l'anno è una finzione giuridica che rileva solo per la procedura concorsuale, senza cancellare la responsabilità dei soci.
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Definizione agevolata liti pendenti: stop alle liti col fisco
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro la decisione che annullava un avviso di accertamento emesso nei confronti di due soci di una società estinta. Durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi del d.l. n. 119 del 2018, pagando integralmente le rate previste. Di conseguenza, sia i contribuenti sia l'Agenzia delle Entrate hanno richiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Responsabilità del liquidatore: fisco batte estinzione societaria
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del liquidatore per i debiti tributari non pagati da una società a responsabilità limitata ormai estinta. Il liquidatore aveva rimborsato i soci e pagato altri creditori, lasciando insoluti i debiti con il fisco per Ires, Irap e Iva. L'ex liquidatore sosteneva che l'atto impositivo fosse inesistente perché privo di firma e che, dopo la cancellazione della società, la responsabilità ricadesse solo sui soci. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'omessa sottoscrizione comporta nullità (da eccepire subito) e non inesistenza. Inoltre, la responsabilità del liquidatore per i tributi non pagati è autonoma e prevista da norme speciali tributarie, a prescindere dall'avvenuta cancellazione della società.
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Rinuncia al ricorso tributario: stop alle liti senza sanzioni
Un ex socio di una società estinta impugnava un avviso di accertamento per maggiori imposte sui redditi di capitale. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il contribuente proponeva ricorso in Cassazione. Successivamente, il contribuente presentava istanza di definizione agevolata e depositava formale atto di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La rinuncia al ricorso tributario, pur non notificata alla controparte, determina l'estinzione del giudizio senza la condanna al pagamento del doppio contributo unificato, con compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata: addio alla causa con il Fisco
Una contribuente, socia di una società estinta, ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte societarie. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nel corso del processo, la ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso, avendo aderito alla definizione agevolata. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti. Di conseguenza, la controversia tributaria si è conclusa definitivamente senza una decisione sul merito, grazie alla pace fiscale raggiunta.
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Cancellazione della società e debiti fiscali: sanzioni azzerate
A seguito della cancellazione della società dal registro delle imprese, l'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento per maggiori imposte e sanzioni agli ex soci e all'ex liquidatore. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla cancellazione della società e debiti fiscali. I giudici hanno stabilito che i debiti d'imposta si trasferiscono ai soci nei limiti di quanto riscosso in liquidazione, mentre l'ex liquidatore non ha legittimazione processuale per i debiti sociali della società estinta. Soprattutto, la Corte ha sancito l'intrasmissibilità delle sanzioni tributarie ai soci e al liquidatore dopo l'estinzione dell'ente. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato le sanzioni inflitte agli ex soci e ha escluso la responsabilità processuale dell'ex liquidatore per i debiti sociali.
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Cancellazione della società: i soci pagano i debiti fiscali
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava gli avvisi di accertamento emessi contro una società di capitali e i suoi soci, sul presupposto che la società fosse già estinta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la cancellazione della società non estingue i debiti fiscali. Si verifica invece un fenomeno di tipo successorio: le obbligazioni tributarie si trasferiscono direttamente ai soci. Di conseguenza, l'atto impositivo può essere validamente notificato ai singoli soci, che rispondono nei limiti di quanto riscontrato con la liquidazione. La Cassazione ha quindi cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Litisconsorzio necessario tributario: il socio batte il fisco
Un socio al cinquanta per cento di una società in accomandita semplice impugna un avviso di accertamento e la relativa cartella di pagamento per maggiori imposte. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso del contribuente. La Suprema Corte stabilisce che, in tema di imposte delle società di persone, opera la regola del litisconsorzio necessario tributario. Di conseguenza, il processo deve svolgersi obbligatoriamente con la partecipazione di tutti i soci e della società stessa. Poiché nel caso specifico gli altri soci non erano stati coinvolti sin dal primo grado, la Cassazione dichiara nulla la sentenza precedente e rinvia la causa al giudice di primo grado per rifare il processo da capo con tutti i soggetti interessati.
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Responsabilità del socio accomandante: quando la quota non basta
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato una cartella di pagamento a un socio accomandante per debiti IVA e IRAP della Società. L'Erede del Socio ha impugnato l'atto, sostenendo la responsabilità limitata della quota. L'ufficio ha precisato la pretesa chiedendo la restituzione degli utili percepiti indebitamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'erede, confermando che la giurisdizione spetta al giudice tributario e che la richiesta dell'ufficio non costituisce una domanda nuova. Viene ribadita la responsabilità del socio accomandante per la restituzione degli utili riscossi in assenza di bilancio approvato, confermando l'obbligo di pagamento delle somme accertate e delle spese processuali.
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