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Art. 2495 Codice Civile

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992 provvedimenti

Fondo di Garanzia INPS: titolo esecutivo necessario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18970/2025, ha stabilito un principio fondamentale per l'accesso al Fondo di Garanzia INPS. Tre lavoratori, a seguito del fallimento e della successiva cancellazione della società datrice di lavoro, avevano chiesto al Fondo il pagamento del TFR e delle ultime mensilità. La Corte ha respinto la loro richiesta, affermando che è indispensabile ottenere preventivamente un titolo esecutivo che accerti il credito nei confronti del datore di lavoro (o dei suoi soci successori). Non è sufficiente un accertamento del credito effettuato 'incidenter tantum' nel corso della causa contro l'INPS.
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Amministratore di fatto: responsabilità fiscale
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità fiscale personale di un individuo ritenuto amministratore di fatto di un consorzio di cooperative, create come meri schermi per evadere il versamento delle ritenute sui redditi da lavoro dipendente. La sentenza stabilisce che, in presenza di una società 'cartiera', spetta all'amministratore di fatto l'onere di provare di non aver incamerato i proventi dell'evasione, confermando così l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate.
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Accertamento socio società: il giudicato formale
La Corte di Cassazione chiarisce che un accertamento fiscale verso un socio di una società a ristretta base resta valido anche se il ricorso contro l'accertamento della società è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali (come l'estinzione della società). Un giudicato formale di inammissibilità non equivale a un annullamento nel merito e, pertanto, non elimina il presupposto impositivo per il socio.
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Giudicato esterno tributario: limiti all’efficacia
Una socia di una s.a.s. ha impugnato una cartella di pagamento, sostenendo l'applicabilità di un precedente giudicato esterno tributario favorevole relativo a un'annualità diversa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'efficacia estensiva di un giudicato è limitata. Una sentenza basata su una questione di diritto, come la tassabilità di una società estinta, non annulla automaticamente gli accertamenti per anni diversi, a differenza di una sentenza che decide su un fatto presupposto comune a tutte le annualità.
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Legittimazione ex soci: appello nullo, ecco perché
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due ex soci contro una cartella fiscale. La loro legittimazione ex soci è stata negata perché la società, sebbene cancellata, era ancora esistente ai fini fiscali in virtù della "sopravvivenza" quinquennale. L'impugnazione doveva essere fatta dalla società tramite il liquidatore.
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Notifica società cancellata: valida per 5 anni
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena validità della notifica di un atto fiscale a una società cancellata dal registro delle imprese, se effettuata entro cinque anni dalla cancellazione. In seguito a un avviso di accertamento per costi indeducibili, i soci di una S.a.s. si erano opposti sostenendo l'irregolarità della notifica del questionario prodromico, avvenuta dopo la loro cancellazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo che, ai soli fini fiscali, una norma speciale crea una 'fictio iuris' che posticipa l'estinzione della società per un quinquennio. Di conseguenza, la notifica alla società cancellata, indirizzata al suo ultimo rappresentante legale, è da considerarsi pienamente legittima.
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Litisconsorzio necessario: la Cassazione annulla tutto
Un'associazione culturale è stata oggetto di accertamento fiscale e trattata come una società di fatto, con conseguente imputazione dei redditi ai soci per trasparenza. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha annullato l'intero processo per la violazione del litisconsorzio necessario, poiché uno dei presunti soci non era stato coinvolto nel giudizio. La causa è stata rinviata al giudice di primo grado.
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Cancellazione società: nullo l’avviso al liquidatore
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento fiscale notificato a una società già cancellata dal Registro delle Imprese. Secondo la Corte, la cancellazione della società è un fatto che, se non contestato tra le parti, ne determina l'estinzione. Di conseguenza, l'atto impositivo è illegittimo perché rivolto a un soggetto inesistente. La pretesa fiscale, se fondata, deve essere fatta valere nei confronti dei soci, nei limiti di quanto percepito in fase di liquidazione.
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Amministratore di fatto: responsabilità e prova
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità fiscale personale di un amministratore di fatto per l'omesso versamento delle ritenute di una cooperativa, ritenuta uno schermo societario. La Corte ha stabilito che, in presenza di una società "cartiera", spetta all'amministratore di fatto fornire la prova contraria alla presunzione di aver incamerato i proventi dell'evasione, rigettando il ricorso del contribuente.
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Responsabilità liquidatore e debiti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la responsabilità del liquidatore per i debiti fiscali di una società cancellata dal registro delle imprese non è automatica né una forma di coobbligazione. Si tratta di una responsabilità personale e di natura civilistica, che l'Agenzia delle Entrate deve accertare con un atto autonomo e specificamente motivato. Nel caso di specie, è stato annullato il provvedimento che riteneva il liquidatore responsabile sulla base di un atto impositivo notificato alla società già estinta, senza un'adeguata contestazione personale della sua responsabilità.
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Trasformazione regressiva: i crediti non si estinguono
Una farmacia subisce danni da allagamenti. La Corte d'Appello nega il risarcimento per i danni del 2007, ritenendo che la trasformazione della società (s.n.c.) in ditta individuale e la successiva cancellazione implicassero la rinuncia ai crediti. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che in caso di trasformazione regressiva i rapporti giuridici, inclusi i crediti, si concentrano sull'unico socio superstite, che continua l'attività come ditta individuale. Non vi è estinzione della società, ma una continuazione, quindi i crediti non possono considerarsi rinunciati.
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Responsabilità associazione non riconosciuta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'estinzione di un'associazione non riconosciuta non la libera dai debiti fiscali pregressi. In base al principio di 'ultrattività', l'ente sopravvive ai fini della definizione dei rapporti pendenti. Di conseguenza, l'avviso di accertamento è validamente notificato all'ultimo rappresentante legale, che agisce sia come responsabile solidale sia come 'successore' dell'ente estinto. La sentenza chiarisce la piena responsabilità associazione non riconosciuta anche dopo la sua cancellazione.
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Prova del contratto: come si dimostra un accordo verbale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente che contestava l'esistenza di un contratto per la fornitura di arredi. La Corte ha stabilito che la prova del contratto può essere desunta da plurimi elementi, come il pagamento di un acconto direttamente al fornitore e le dichiarazioni testimoniali, anche in assenza di un accordo scritto. La decisione sottolinea come l'apprezzamento di tali elementi sia compito del giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Responsabilità soci società cancellata: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i limiti della responsabilità soci società cancellata per debiti tributari. Il caso riguardava una società che, dopo aver ceduto un ramo d'azienda a una nuova entità, era stata cancellata dal registro delle imprese. L'Agenzia delle Entrate aveva agito contro la nuova società e i suoi soci (che erano anche soci della vecchia società) per il pagamento dei debiti fiscali pregressi. La Suprema Corte ha stabilito che, mentre la società cessionaria può essere ritenuta responsabile, i soci della società estinta rispondono dei debiti solo se l'amministrazione finanziaria notifica loro uno specifico avviso di accertamento, provando che hanno incassato somme dal bilancio finale di liquidazione. Un semplice atto di intimazione non è sufficiente.
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Società cancellata: debiti e responsabilità fiscali
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una cartella di pagamento notificata all'ex socio e liquidatore di una società cancellata. La Corte ha distinto la posizione del ricorrente: come ex liquidatore, il ricorso è improcedibile perché è trascorso il quinquennio di 'sopravvivenza fittizia' della società. Come ex socio, il ricorso è ammissibile ma respinto, poiché l'estinzione della società determina un fenomeno successorio, trasferendo i debiti fiscali ai soci, che ne rispondono nei limiti di quanto percepito in fase di liquidazione o illimitatamente. La decisione conferma che i debiti fiscali di una società cancellata non scompaiono ma si trasferiscono ai soci.
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Responsabilità soci società cancellata: la Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha agito contro l'ex amministratore di una società cancellata per debiti fiscali. Dopo decisioni favorevoli al contribuente nei primi due gradi, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello. La Corte ha stabilito che la motivazione dei giudici era meramente apparente e ha ribadito i principi sulla responsabilità soci società cancellata, precisando che spetta all'Amministrazione finanziaria provare la distribuzione di utili ai soci quale presupposto per l'azione.
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Liquidazione Coatta: stop alle azioni individuali
Una risparmiatrice ha citato in giudizio una banca in liquidazione coatta amministrativa per far dichiarare inesistente un debito. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali azioni sono inammissibili. Il principio della liquidazione coatta amministrativa impone che tutte le pretese, incluse quelle di accertamento negativo, siano gestite esclusivamente all'interno della procedura concorsuale per tutelare la parità di trattamento tra i creditori. Qualsiasi causa individuale presso un tribunale ordinario è quindi preclusa.
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Imposta di registro sentenza: quando è dovuta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'imposta di registro su una sentenza che dispone il trasferimento di un immobile è dovuta in misura proporzionale anche se l'acquirente non paga il prezzo. Secondo i giudici, la condizione del pagamento del prezzo è, ai fini fiscali, una condizione 'meramente potestativa', che non sospende l'obbligazione tributaria. Inoltre, la Corte ha chiarito che tutte le 'parti in causa' nel giudizio, inclusi i rappresentanti legali, sono solidalmente responsabili per il pagamento dell'imposta.
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Società cancellata: l’ex liquidatore può ricorrere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito un principio fondamentale in materia di società cancellata dal registro delle imprese. L'ex liquidatrice di una società estinta non ha la legittimazione per impugnare un avviso di accertamento notificato dopo la cancellazione, a meno che non dimostri un interesse proprio e diretto. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile poiché la ricorrente agiva in qualità di rappresentante di un'entità non più esistente e non aveva adeguatamente provato la sua legittimazione come ex socia.
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Società cancellata: i diritti degli ex soci
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza una causa complessa riguardante una società cancellata. Il caso verte sulla possibilità per gli ex soci di agire per il risarcimento dei danni subiti dalla società prima della sua estinzione. La Corte d'Appello aveva negato tale diritto, ritenendo gli ex soci privi di legittimazione attiva. La Cassazione ha ritenuto la questione meritevole di un approfondimento per definire la sorte dei crediti risarcitori dopo l'estinzione della persona giuridica.
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