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Art. 2471-bis Codice Civile

15 provvedimenti

Versamento in conto futuro aumento di capitale: niente rimborso
Un usufruttuario di quote societarie esegue un cospicuo versamento in conto futuro aumento di capitale a favore di una società, con il patto di restituzione qualora l'operazione non sia deliberata entro dieci anni. Dopo la morte dell'usufruttuario, l'assemblea approva l'aumento di capitale prima della scadenza decennale, imputando a capitale la riserva accantonata. Gli eredi dell'usufruttuario chiedono la restituzione del denaro, lamentando l'esclusione dalla sottoscrizione del nuovo capitale sociale. La Corte di Cassazione respinge la richiesta degli eredi. I giudici chiariscono che il versamento ha realizzato la sua causa perché l'aumento è avvenuto entro i termini. Il diritto di opzione compete al nudo proprietario e non all'usufruttuario o ai suoi eredi.
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Versamento in conto futuro aumento di capitale: no al rimborso
Gli eredi di un usufruttuario di quote societarie hanno chiesto la restituzione di somme versate dal loro parente defunto come versamento in conto futuro aumento di capitale. La società si è opposta, sostenendo che tali somme costituivano ormai una riserva di capitale non esigibile e che l'aumento era stato regolarmente deliberato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato l'esistenza di un precedente giudicato (una sentenza definitiva sullo stesso tema tra le stesse parti) che aveva già escluso il diritto al rimborso. L'usufruttuario, non essendo socio, non aveva un diritto di opzione personale sulle nuove quote, e il versamento era confluito definitivamente nel patrimonio sociale. Di conseguenza, gli eredi perdono la causa e sono condannati a pagare le spese di giudizio.
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Imposta di registro su pegno quote srl: si paga sul debito
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'applicazione dell'imposta di registro su pegno quote srl calcolata sul valore nominale delle quote sociali date in garanzia per un contratto di leasing. La società riteneva che le quote di S.r.l. rientrassero nella nozione di titoli, beneficiando così di una base imponibile ridotta. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che le quote di S.r.l. non sono equiparabili ai titoli di credito o al denaro. Di conseguenza, per il calcolo dell'imposta di registro su pegno quote srl, la base imponibile deve essere determinata applicando la regola generale della somma garantita dall'atto, e non il valore nominale delle quote stesse. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Pegno su quote S.r.l.: imposta sulla somma garantita, non sul valore
Una società aveva costituito un pegno su quote di una S.r.l. a garanzia di un finanziamento. L'Agenzia delle Entrate ha calcolato l'imposta di registro sulla somma garantita. La società sosteneva invece che la tassa dovesse basarsi sul valore delle quote. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia, stabilendo un principio chiaro: la corretta **base imponibile pegno su quote** di S.r.l. è la somma garantita. Questo perché le quote di S.r.l. non sono considerate 'titoli' (come le azioni), per i quali la legge prevede un calcolo diverso. Di conseguenza, si applica la regola generale che fa riferimento all'importo del debito assicurato dalla garanzia.
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Imposta di registro: calcolo su pegno quote S.r.l.
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri di determinazione della base imponibile per l'imposta di registro in caso di pegno su quote di S.r.l. Una società cooperativa aveva contestato il calcolo dell'imposta effettuato sulla somma garantita (20 milioni di euro), ritenendo che dovesse applicarsi il valore nominale delle quote, sensibilmente inferiore. I giudici di legittimità hanno stabilito che le quote di S.r.l. non rientrano nella nozione di 'titoli' prevista dalla deroga dell'art. 43 del D.P.R. 131/1986. Pertanto, la tassazione deve basarsi sulla regola generale della somma garantita, rigettando la richiesta di rimborso della contribuente.
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Imposta di donazione: stop agevolazioni senza controllo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti che chiedevano l'esenzione dall'imposta di donazione per il trasferimento della nuda proprietà di quote societarie. L'agevolazione è stata negata perché il donante aveva riservato all'usufruttuario il diritto di voto sulla distribuzione degli utili. Tale limitazione impedisce ai beneficiari di acquisire il pieno controllo di diritto richiesto dalla norma, rendendo l'operazione soggetta a tassazione ordinaria.
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Usufrutto quote: a chi spetta l’utile da liquidazione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11152/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di usufrutto quote societarie. Il caso riguardava alcuni nudi proprietari di quote di una s.r.l. che, a seguito della liquidazione della società, ritenevano di avere diritto al rimborso del credito d'imposta sull'utile distribuito. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che l'utile derivante dalla liquidazione, ovvero la somma che eccede il costo di acquisto della quota, è da considerarsi un "frutto civile". Poiché l'usufrutto non si estingue con la messa in liquidazione ma solo con la cancellazione della società, tale frutto spetta all'usufruttuario, il quale diventa l'unico soggetto passivo del rapporto tributario.
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Pignoramento quote srl fiduciaria: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24859 del 16 settembre 2024, ha stabilito che il pignoramento di quote di s.r.l. intestate a una società fiduciaria deve seguire la procedura di pignoramento diretto ex art. 2471 c.c., e non quella presso terzi. La Corte ha chiarito che la quota di s.r.l. è un bene immateriale e la società fiduciaria, avendo solo la titolarità formale, non è un 'terzo debitore'. Di conseguenza, il pignoramento eseguito con le forme dell'art. 543 c.p.c. è stato dichiarato nullo.
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Impugnazione delibera assembleare: diritti del socio
La Corte di Cassazione respinge il ricorso di una S.r.l., confermando l'annullamento di una delibera di approvazione del bilancio. L'impugnazione delibera assembleare è legittima per i soci, anche in caso di quote in pegno o di contestata qualifica di socio. La Corte ribadisce come fondamentale il diritto all'informazione tramite il preventivo deposito del progetto di bilancio presso la sede sociale.
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Pegno su quote societarie: come si calcola l’imposta
La Cassazione chiarisce il calcolo dell'imposta di registro per il pegno su quote societarie. La base imponibile è la somma garantita, poiché le quote di S.r.l. non sono equiparabili a 'titoli' o denaro. La sentenza riforma la decisione d'appello e accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.
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Usufrutto quote societarie: a chi spetta l’utile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di liquidazione di una società, l'utile tassabile derivante spetta all'usufruttuario e non al nudo proprietario. L'analisi si concentra sulla natura dell'usufrutto quote societarie e definisce l'utile da liquidazione come un frutto civile, attribuendone la titolarità, e il relativo rapporto d'imposta, all'usufruttuario.
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Usufrutto quote sociali: a chi spetta l’utile?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11170/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di usufrutto quote sociali. In caso di liquidazione di una società, gli utili che eccedono il costo di acquisto delle quote non spettano al nudo proprietario, ma all'usufruttuario. Tali somme sono considerate 'frutti civili' della partecipazione e, di conseguenza, il rapporto d'imposta sorge tra l'amministrazione finanziaria e l'usufruttuario, il quale è tenuto al pagamento delle imposte su tali redditi.
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Sequestro preventivo: legittimo sulle quote sociali
Il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro preventivo di quote sociali oggetto di un presunto trasferimento fraudolento. L'indagato, per sottrarsi a debiti tributari, aveva ceduto le sue quote a un familiare. I giudici hanno stabilito che il sequestro, finalizzato alla confisca per equivalente, colpisce il profitto del reato (il valore delle quote) e non l'azienda, che resta operativa. La misura è stata ritenuta legittima in presenza di gravi indizi di colpevolezza e del pericolo che l'indagato disperda i suoi beni.
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Provvedimento d’urgenza: tutela per cessione quote
Un'azienda chiede un provvedimento d'urgenza per bloccare un socio recedente da un preliminare di cessione quote. Il Tribunale rigetta la richiesta, ritenendo che il potenziale danno economico lamentato non costituisce quel pregiudizio 'imminente e irreparabile' necessario per la concessione della tutela cautelare atipica.
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Responsabilità solidale: custode e fiduciario condannati
Il proprietario effettivo di quote societarie, intestate fiduciariamente a un terzo, ha agito per il risarcimento del danno dopo che le sue quote, sottoposte a sequestro giudiziario, sono state azzerate tramite un'operazione sul capitale. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale dell'amministratore fiduciario e del custode giudiziario, escludendo quella di altri professionisti coinvolti, come il notaio. L'ordinanza chiarisce i limiti e i doveri delle diverse figure in complesse manovre societarie.
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