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Art. 247 Codice di Procedura Penale

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112 provvedimenti

Sequestro informatico: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di sequestro informatico per reati finanziari. Un indagato aveva contestato la misura per presunta sproporzionalità e per vizi procedurali legati alla mancata trasmissione di atti al Tribunale del Riesame. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il sequestro era legittimo perché circoscritto da parole chiave specifiche e che la mancata trasmissione di alcuni atti non invalida automaticamente la misura se la difesa non ne richiede formalmente l'acquisizione.
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Utilizzabilità prove digitali: la Cassazione decide
Una guardia giurata, condannata per incendio, ha impugnato la sentenza contestando l'utilizzabilità delle prove digitali (filmati di sorveglianza e dati GPS) usate per incriminarla. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che tali elementi non sono 'dati informatici' che richiedono procedure speciali, ma 'documenti' pienamente utilizzabili ai sensi del codice di procedura penale, confermando così la condanna.
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Sequestro probatorio di contanti: la Cassazione decide
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro probatorio di oltre 150.000 euro in contanti, trovati a casa di un indagato per usura. La Corte ha stabilito che il denaro è corpo del reato e non era necessaria una convalida specifica, ritenendo il vincolo legittimo ai fini dell'accertamento del delitto.
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Sequestro probatorio: motivazione e oneri del PM
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro probatorio. La Corte ha confermato che il decreto di sequestro era nullo perché privo di una specifica motivazione sugli elementi del reato ipotizzato, rendendo impossibile valutare la necessità della misura ai fini della prova.
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Sequestro probatorio: limiti e validità del decreto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due indagati per truffa contro un'ordinanza di sequestro probatorio. La sentenza chiarisce che il sequestro eseguito su decreto del Pubblico Ministero non necessita di convalida e che il decreto non è generico se indica beni specifici e funzionali al reato contestato, come telefoni e carte di pagamento.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione mafiosa, confermando la sua custodia in carcere. La sentenza chiarisce che per l'applicazione di una misura cautelare sono sufficienti i gravi indizi di colpevolezza, intesi come un'elevata probabilità di reato, senza la necessità della certezza richiesta per una condanna. La Corte ha inoltre stabilito che le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, se precise e riscontrate da elementi esterni come le intercettazioni, costituiscono una base solida. Infine, ha ribadito che i motivi di ricorso non presentati al Tribunale del riesame non possono essere sollevati per la prima volta in Cassazione.
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Prova video: la sua validità nel processo penale
Un uomo viene condannato per omicidio sulla base di una prova video. La Cassazione dichiara inammissibile il suo ricorso, chiarendo che le registrazioni sono prove documentali e che la Corte non può riesaminare i fatti, ma solo la logicità della motivazione dei giudici di merito.
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Sequestro probatorio: obbligo di motivazione totale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che, pur riconoscendo la mancanza di motivazione di un sequestro probatorio, aveva disposto la restituzione solo del denaro e non di un quaderno di appunti. La Suprema Corte ha stabilito che se il provvedimento di sequestro è viziato, l'annullamento deve essere totale e riguardare tutti i beni, poiché la carenza di motivazione inficia la legittimità dell'intero atto ablativo. Non è possibile mantenere il vincolo su alcuni beni e non su altri.
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Sequestro probatorio e truffa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi contro un'ordinanza di sequestro probatorio in un caso di presunta evasione fiscale e truffa aggravata sull'eredità, basata su una fittizia residenza estera. La sentenza chiarisce che l'evasione dell'imposta di successione, non coperta da leggi speciali, configura il reato di truffa. Inoltre, stabilisce che un nuovo sequestro è legittimo in presenza di nuove contestazioni e che il professionista indagato non può opporre il segreto professionale.
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Perquisizione informatica: avviso al difensore escluso
Un uomo indagato per stalking impugna un'ordinanza di sequestro di dispositivi informatici, lamentando la mancata notifica a lui (detenuto) e al suo legale. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che la perquisizione informatica è valida anche in assenza dell'indagato e senza obbligo di preavviso al difensore, a meno che non vi sia una richiesta esplicita. La Corte ha inoltre ritenuto il decreto di sequestro sufficientemente motivato e non esplorativo, in quanto finalizzato alla ricerca di prove specifiche legate al reato contestato.
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Furto con strappo o rapina? La Cassazione chiarisce
Due giovani condannati per rapina ricorrono in Cassazione, sostenendo si trattasse di un semplice furto con strappo. La Corte Suprema dichiara i ricorsi inammissibili, confermando che l'atto di afferrare la vittima per sottrarle un bene costituisce violenza e qualifica il reato come rapina. La sentenza analizza la sottile linea di demarcazione tra le due fattispecie, sottolineando l'importanza della direzione della violenza.
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Ricorso inammissibile: corruzione e accesso abusivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato in primo e secondo grado per corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. La Corte ha respinto tutte le censure difensive, tra cui l'inutilizzabilità delle prove raccolte tramite intercettazioni e analisi di smartphone, l'errata qualificazione giuridica del reato e la mancata concessione di attenuanti. La sentenza sottolinea i requisiti di specificità necessari per un ricorso e conferma che l'estrazione di dati da un dispositivo non è un atto irripetibile.
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Competenza territoriale stupefacenti: il principio della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per traffico di stupefacenti, confermando la competenza territoriale del tribunale del luogo in cui è avvenuto il sequestro della droga e non quello di importazione. La sentenza chiarisce che l'estrazione dati da un cellulare non è un accertamento tecnico irripetibile. La decisione si fonda sul principio della competenza territoriale stupefacenti basata sul luogo dell'ultimo frammento dell'azione criminosa, quando il momento iniziale non è noto.
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Sequestro probatorio: legittimo con criteri di selezione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di sequestro probatorio di dispositivi informatici, ritenendo il decreto sufficientemente motivato. La sentenza stabilisce che, per la legittimità del sequestro, è sufficiente l'indicazione di criteri di selezione dei dati, come parole chiave e temi di conversazione, senza la necessità di una selezione a priori.
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Sequestro probatorio: l’obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro probatorio di beni ritenuti contraffatti. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione nel decreto riguardo alle specifiche finalità probatorie perseguite. Secondo la Corte, non è sufficiente indicare il reato ipotizzato; è necessario spiegare perché il sequestro dei beni sia essenziale per l'accertamento dei fatti. Di conseguenza, il provvedimento è stato annullato senza rinvio e disposta la restituzione dei beni all'avente diritto.
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Vizio di motivazione: omicidio e prove indiziarie
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per omicidio, originariamente basata su prove indiziarie come filmati di videosorveglianza e dichiarazioni dell'imputato. La decisione è stata motivata da un grave vizio di motivazione nella sentenza d'appello, che non ha risposto in modo logico e completo alle censure della difesa riguardo la valutazione delle prove, come l'analisi antropometrica del colpevole e la gestione di un filmato con un vuoto temporale decisivo. Il processo è stato rinviato per un nuovo giudizio d'appello.
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Deposito incontrollato di rifiuti: la Cassazione decide
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per deposito incontrollato di rifiuti. Confermato che la responsabilità del legale rappresentante sussiste anche per omessa vigilanza sui dipendenti e che le prove raccolte, anche con ingresso non autorizzato, sono valide. Rigettata l'applicazione della particolare tenuità del fatto per la gravità della condotta.
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Sequestro probatorio: limiti e ragionevolezza temporale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un legale contro un'ordinanza che confermava il sequestro probatorio di dispositivi informatici. La sentenza ribadisce che la durata del vincolo deve essere ragionevole e commisurata alla complessità tecnica dell'estrazione dei dati, giustificando un'ampia acquisizione iniziale se seguita da una celere analisi e restituzione.
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Sequestro probatorio: legittima la copia forense del PC
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro probatorio di dispositivi informatici, inclusa la creazione di una copia forense integrale. La Corte ha stabilito che tale procedura non è sproporzionata se motivata da difficoltà tecniche nell'estrazione immediata dei dati e se la durata del sequestro è limitata al tempo necessario per l'analisi, respingendo il ricorso degli indagati per reati fallimentari e falso ideologico.
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Sequestro probatorio: legittimo su interi dispositivi
Un consulente fiscale, indagato per reati fallimentari e falso, ha impugnato un'ordinanza di sequestro probatorio dei suoi dispositivi informatici, ritenendola sproporzionata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il sequestro di un intero dispositivo, anziché la sola estrazione di dati, è legittimo quando sussistono difficoltà tecniche che impediscono un'analisi immediata. La Corte ha chiarito che la creazione di una copia forense integrale (definita "copia-mezzo") è permessa se il decreto è adeguatamente motivato, specificando le esigenze investigative e la finalità della prova, evitando così di configurarsi come una ricerca meramente esplorativa.
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