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Art. 2468 Codice Civile

22 provvedimenti

Vendita beni eredi minori: guida all’autorizzazione
Il Tribunale di Milano si è pronunciato sulla gestione di un'eredità con minori, autorizzando la vendita beni eredi minori relativa a un veicolo e il voto per l'approvazione del bilancio. Il giudice ha invece negato la necessità di autorizzazione per la nomina di amministratori o lo spostamento di fondi tra conti correnti.
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Imposta di registro su pegno quote srl: si paga sul debito
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'applicazione dell'imposta di registro su pegno quote srl calcolata sul valore nominale delle quote sociali date in garanzia per un contratto di leasing. La società riteneva che le quote di S.r.l. rientrassero nella nozione di titoli, beneficiando così di una base imponibile ridotta. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che le quote di S.r.l. non sono equiparabili ai titoli di credito o al denaro. Di conseguenza, per il calcolo dell'imposta di registro su pegno quote srl, la base imponibile deve essere determinata applicando la regola generale della somma garantita dall'atto, e non il valore nominale delle quote stesse. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Impugnazione del lodo arbitrale: l’erede perde contro il fallimento
L'Erede di un socio ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che confermava la validità di un lodo arbitrale. La vicenda nasce da un aumento di capitale deliberato dall'Azienda a seguito di un prestito non interamente rimborsato. Il Socio originario, non concordando con la ripartizione delle quote, aveva esercitato il recesso e avviato un arbitrato. L'arbitro aveva confermato la delibera ma dichiarato legittimo il recesso. Successivamente, l'Erede ha promosso l'impugnazione del lodo arbitrale per contestare la ricostruzione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il giudice dell'impugnazione non può riesaminare il merito dei fatti accertati dall'arbitro, né reinterpretare i contratti se non vengono violati i criteri legali di interpretazione. L'Erede perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Diritto di recesso del socio: escluso se si riduce la durata
Un socio di una società per azioni ha impugnato la delibera assembleare che abbreviava la durata della società, originariamente fissata all'anno 2100. Il socio sosteneva che tale riduzione eliminasse indirettamente la sua facoltà di uscire liberamente, facendo sorgere il suo diritto di recesso del socio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la riduzione della durata di una società per azioni non attribuisce al socio alcun diritto di recesso, poiché tale modifica riduce il tempo del vincolo sociale anziché estenderlo.
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Divisione quote S.r.l.: lo scioglimento della comunione
In un recente caso di divisione quote S.r.l., il Tribunale ha accolto la domanda di scioglimento della comunione tra due fratelli che avevano ricevuto in donazione una quota dell'80% del capitale sociale. La decisione conferma che la partecipazione in una società a responsabilità limitata è naturalmente divisibile, prevalendo sul desiderio di una gestione unitaria del socio amministratore.
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Pegno su quote S.r.l.: imposta sulla somma garantita, non sul valore
Una società aveva costituito un pegno su quote di una S.r.l. a garanzia di un finanziamento. L'Agenzia delle Entrate ha calcolato l'imposta di registro sulla somma garantita. La società sosteneva invece che la tassa dovesse basarsi sul valore delle quote. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia, stabilendo un principio chiaro: la corretta **base imponibile pegno su quote** di S.r.l. è la somma garantita. Questo perché le quote di S.r.l. non sono considerate 'titoli' (come le azioni), per i quali la legge prevede un calcolo diverso. Di conseguenza, si applica la regola generale che fa riferimento all'importo del debito assicurato dalla garanzia.
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Aumento capitale sociale abusivo: stop dal Tribunale
Il Tribunale ha ordinato la sospensione di una delibera riguardante un aumento capitale sociale abusivo. Il caso riguardava una manovra societaria volta a diluire la quota di maggioranza detenuta da un trust di famiglia a favore di un singolo socio-amministratore. Il giudice ha rilevato sia vizi nella rappresentanza del trust in assemblea, sia l'assenza di reali necessità finanziarie per la società, configurando un abuso del diritto di voto.
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Riduzione del pignoramento: quote S.r.l. e limiti
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della riduzione del pignoramento applicata a quote di una società a responsabilità limitata. Nonostante lo statuto societario prevedesse l'indivisibilità delle quote, i giudici hanno stabilito che tale clausola non impedisce di liberare una parte delle partecipazioni pignorate se queste superano il valore del debito. La decisione si basa su una corretta interpretazione della volontà dei soci, distinguendo tra l'indivisibilità della singola unità minima di partecipazione e la possibilità di frazionare l'intero pacchetto azionario detenuto dal debitore.
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Imposta di registro: calcolo su pegno quote S.r.l.
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri di determinazione della base imponibile per l'imposta di registro in caso di pegno su quote di S.r.l. Una società cooperativa aveva contestato il calcolo dell'imposta effettuato sulla somma garantita (20 milioni di euro), ritenendo che dovesse applicarsi il valore nominale delle quote, sensibilmente inferiore. I giudici di legittimità hanno stabilito che le quote di S.r.l. non rientrano nella nozione di 'titoli' prevista dalla deroga dell'art. 43 del D.P.R. 131/1986. Pertanto, la tassazione deve basarsi sulla regola generale della somma garantita, rigettando la richiesta di rimborso della contribuente.
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Delibera Srl 50/50: senza maggioranza la società si scioglie
Una società a responsabilità limitata con due soci paritetici al 50% entra in una situazione di stallo decisionale. Un socio vota a favore dell'approvazione del bilancio, l'altro contro. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5429/2024, ha stabilito che in caso di delibera Srl 50/50 con voti contrapposti, non si forma una maggioranza valida. Tale paralisi assembleare, rendendo impossibile il funzionamento della società, ne costituisce una legittima causa di scioglimento.
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Associazione in partecipazione: quando non è società
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un contratto di associazione in partecipazione per la gestione di una farmacia, rigettando la tesi del ricorrente che lo riteneva un contratto di società nullo. Secondo la Corte, la presenza di clausole sulla plusvalenza o sulla durata non è sufficiente a riqualificare il rapporto se mancano gli elementi essenziali della società, come l'organizzazione comune e la condivisione del rischio d'impresa (affectio societatis). La corretta interpretazione del contratto, operata in modo complessivo e non atomistico, spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità.
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Clausola statutaria S.r.l.: recesso e lavoro
Alcuni soci di minoranza, ex dirigenti di una società del gruppo, hanno impugnato una clausola statutaria S.r.l. che li obbligava a cedere le proprie quote al valore di patrimonio netto al momento della cessazione del rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità della clausola. Ha chiarito che non si tratta di un'ipotesi di esclusione del socio, ma di una legittima causa convenzionale di recesso obbligatorio, legata al venir meno di un requisito soggettivo previsto dallo statuto stesso (il rapporto di lavoro), e non necessita di una delibera assembleare.
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Arbitrato rituale: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per distinguere l'arbitrato rituale da quello irrituale. In un caso di lite tra soci, la Corte ha stabilito che, al di là del testo letterale della clausola compromissoria, è decisivo il comportamento processuale tenuto dalle parti e dall'arbitro. Se le parti si attengono alle regole del processo civile, l'arbitrato deve considerarsi rituale e il lodo è impugnabile come una sentenza. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva dichiarato inammissibile l'impugnazione basandosi solo sulla dicitura 'irrituale' presente nello statuto, è stata cassata.
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Pegno su quote societarie: come si calcola l’imposta
La Cassazione chiarisce il calcolo dell'imposta di registro per il pegno su quote societarie. La base imponibile è la somma garantita, poiché le quote di S.r.l. non sono equiparabili a 'titoli' o denaro. La sentenza riforma la decisione d'appello e accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.
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Giurisdizione revoca amministratore: la parola al civile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4413/2024, ha stabilito che la controversia sulla revoca di un amministratore di una società 'in house' a totale partecipazione pubblica rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. L'ente pubblico, in questi casi, non agisce con poteri autoritativi (iure imperii), ma come socio (uti socius), esercitando facoltà previste dal diritto societario. La decisione di revoca è un atto 'a valle' della scelta di operare tramite uno strumento privatistico, e pertanto è soggetta alle norme del codice civile. La corretta giurisdizione per la revoca di un amministratore è quindi quella civile.
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Quietanza liberatoria: la firma chiude i conti?
Un ex collaboratore-agente ha citato in giudizio l'azienda committente per il pagamento di compensi residui. La Corte d'Appello, riformando la decisione di primo grado, ha respinto la domanda basandosi su una quietanza liberatoria firmata dal collaboratore. In tale documento, egli dichiarava di aver ricevuto una somma 'a chiusura dei conti'. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando i 25 motivi di ricorso. Ha stabilito che l'interpretazione del contenuto e della portata di una quietanza è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e non può essere ridiscusso in sede di legittimità, se non per vizi logici o violazione di canoni ermeneutici, non riscontrati nel caso di specie. La firma della quietanza liberatoria è stata quindi ritenuta preclusiva di ogni ulteriore pretesa.
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Accertamento conti terzi: prova per presunzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale basato sulle movimentazioni bancarie dei soci e di un dipendente di una società a ristretta base sociale. Il caso chiarisce che, in un accertamento conti terzi, l'Amministrazione Finanziaria può basarsi su presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, come l'enorme sproporzione tra i movimenti e i redditi dichiarati e la mancata collaborazione del contribuente. La Corte ha stabilito che non è necessario applicare la presunzione legale prevista per i conti diretti del contribuente, ma è sufficiente un solido quadro indiziario per attribuire i fondi all'attività d'impresa non dichiarata.
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Impugnazione delibera supercondominio: chi può agire?
Un singolo condomino ha impugnato una delibera dell'assemblea dei rappresentanti di un supercondominio. La Corte di Cassazione, pur rigettando il ricorso nel caso specifico, ha corretto la motivazione dei giudici di merito. Ha stabilito un principio fondamentale sull'impugnazione delibera supercondominio: ogni condomino ha il diritto di impugnare, a condizione che il rappresentante del proprio condominio sia risultato assente, dissenziente o astenuto. Nel caso in esame, il ricorso è stato respinto perché il rappresentante aveva votato a favore della delibera.
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Sequestro quote societarie: il diritto del socio
La Corte di Cassazione chiarisce un importante principio sul sequestro quote societarie. Sebbene un socio non possa impugnare il sequestro dei beni dell'azienda, ha pieno diritto di contestare il sequestro delle proprie quote, in quanto lesive del suo patrimonio personale. La Corte ha annullato la decisione di un Tribunale che aveva dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni soci, affermando la loro legittimazione ad agire per la tutela delle proprie partecipazioni sociali e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Inammissibilità intervento del socio nel processo
Un ex socio tentava di proseguire un giudizio per conto della sua società, ormai fallita. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, dichiarando l'inammissibilità dell'intervento. La sentenza chiarisce che, a seguito del fallimento, solo il curatore fallimentare ha la legittimazione ad agire. L'appello del socio è stato inoltre respinto in quanto "non motivo", ovvero incapace di contestare specificamente le ragioni della corte precedente.
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