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Art. 2436 Codice Civile

6 provvedimenti

Omologazione di atti societari: scontro tra soci e limiti
L'Amministratore di una società ha richiesto l'omologazione di atti societari, in particolare di una delibera di modifica dello statuto. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta a causa del mancato rispetto delle maggioranze qualificate previste dallo statuto originario. L'Amministratore ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale. I giudici hanno chiarito che i decreti emessi in sede di reclamo sull'omologazione di atti societari non sono impugnabili con ricorso straordinario per cassazione, poiché privi di carattere decisorio. Tali provvedimenti costituiscono un mero controllo preventivo di legittimità e non incidono in modo definitivo sui diritti dei soci, i quali restano tutelabili nelle forme ordinarie. Di conseguenza, l'Amministratore è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Errore di fatto: quando non revoca la Cassazione
Una società ha chiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto. L'errore riguardava la presunta mancata considerazione di un documento che, a dire della società, provava la conoscenza anticipata di una cessione d'azienda da parte di un istituto di credito. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'errore di fatto revocatorio deve essere una pura svista percettiva e non un'errata valutazione giuridica delle prove. Nel caso specifico, la decisione si fondava sull'accordo tra le parti che legava l'efficacia del trasferimento alla sua iscrizione nel registro delle imprese, rendendo irrilevante una conoscenza precedente e informale da parte della banca.
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Clausola di mero gradimento: quando si può recedere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2660/2024, ha stabilito che la rimozione di una clausola di mero gradimento dallo statuto di una S.r.l. non conferisce di per sé il diritto di recesso ai soci di minoranza. Il recesso è legato al diniego effettivo del gradimento. Tuttavia, la delibera di modifica può essere annullata se si dimostra un 'abuso della maggioranza', ovvero se è stata approvata con l'intento fraudolento di pregiudicare gli interessi dei soci di minoranza, un aspetto che il giudice di merito deve sempre verificare.
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Consecuzione delle procedure: quando inizia il periodo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di fallimento preceduto da più domande di concordato, il principio di consecuzione delle procedure impone di retrodatare l'inizio del periodo sospetto per la revocatoria alla data della prima domanda, anche se dichiarata inammissibile. La Corte ha rigettato il ricorso di un creditore, confermando l'inefficacia di pagamenti ricevuti nel semestre antecedente la prima istanza, poiché l'intera sequenza di procedure origina da un unico stato di crisi.
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Compenso amministratore: quando è revocabile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex amministratore unico contro un'azione di revocatoria fallimentare per oltre 200.000 euro di compensi. I giudici hanno confermato che i pagamenti, privi di una valida base nello statuto societario e deliberati in stato di insolvenza, costituivano atti di straordinaria amministrazione dannosi per i creditori. Di conseguenza, il principio di non revocabilità del compenso amministratore non era applicabile.
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Recesso cessione d’azienda: quando scatta il termine?
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale in materia di cessione d'azienda. In un caso riguardante un trasferimento aziendale con efficacia differita, la Corte ha stabilito che il termine di tre mesi per l'esercizio del diritto di recesso da parte del terzo contraente (nel caso di specie, un istituto di credito) decorre non dalla comunicazione dell'accordo di cessione, ma dal momento in cui il trasferimento diventa effettivamente operativo. Questa interpretazione dell'art. 2558 c.c. tutela il contraente ceduto, permettendogli di valutare la nuova controparte al momento del suo effettivo subentro. La sentenza, pur confermando questo principio, è stata cassata con rinvio per un vizio di motivazione su un altro aspetto della controversia.
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