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Art. 240-bis Codice di Procedura Penale

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Sequestro preventivo: beni illeciti e ricorso inammissibile
Un'Imputata ha presentato ricorso contro il rigetto della sua richiesta di revoca di un sequestro preventivo. Tale sequestro riguardava una carta di pagamento e un immobile, considerati provento di un reato di associazione mafiosa. L'Imputata contestava la mancanza di motivazione sulla provenienza lecita dei beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che i motivi addotti non erano consentiti e mancavano di specificità, confermando che il sequestro preventivo era legittimo poiché i beni erano ritenuti frutto di attività illecite e soggetti a confisca obbligatoria.
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Sequestro preventivo impresa mafiosa: Cassazione conferma il blocco
La Corte di Cassazione ha confermato il **sequestro preventivo impresa mafiosa** di una società, ritenuta strumentale a una cosca per il contrabbando di carburanti. L'Azienda era stata sottoposta a sequestro perché considerata interamente asservita a interessi illeciti. L'Indagato aveva contestato il sequestro, sostenendo che l'attività illecita fosse solo marginale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il Tribunale aveva correttamente valutato la probabile esistenza del reato (fumus commissi delicti) e il pericolo che l'attività illecita continuasse (periculum in mora). L'Indagato ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Revoca misura di prevenzione: appello valido con la pausa estiva
La Corte di Cassazione ha annullato il decreto della Corte d'Appello che aveva dichiarato tardiva l'impugnazione del Proposto. Il soggetto aveva richiesto sia lo scomputo della custodia cautelare sofferta sia la revoca misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Corte d'Appello aveva ritenuto scaduti i termini di impugnazione applicando vecchie scadenze brevi. La Cassazione ha chiarito che le nuove norme fissano a trenta giorni il termine per impugnare la decisione. Inoltre, la sospensione feriale dei termini processuali in estate si applica pienamente anche al settore delle misure di prevenzione. L'appello presentato a settembre era quindi perfettamente tempestivo e i giudici dovranno riesaminare il caso nel merito.
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Sospensione feriale dei termini: no per i terzi sequestrati
Una società subisce il sequestro preventivo dei propri beni nell'ambito di un'indagine per associazione a delinquere e reati fiscali. La rappresentante legale presenta una richiesta di riesame a settembre, ritenendo che ad agosto operasse la sospensione feriale dei termini. Il Tribunale dichiara il ricorso tardivo. La Corte di Cassazione conferma questa decisione: nei procedimenti per criminalità organizzata la sospensione feriale dei termini non si applica. Questa regola vale non solo per gli indagati, ma anche per i terzi proprietari dei beni sequestrati. Il ricorso è quindi inammissibile e il sequestro resta confermato.
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Sospensione feriale dei termini: il ritardo costa il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagata contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorso è stato depositato oltre il termine di dieci giorni. La difesa riteneva applicabile la sospensione feriale dei termini nel mese di agosto. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che per i reati associativi, equiparati alla criminalità organizzata, non opera la sospensione feriale dei termini. Di conseguenza, il termine per impugnare ha continuato a correre anche in estate, rendendo tardivo il deposito effettuato a settembre. La ricorrente perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione dei termini feriali: negata anche per il singolo furto
Il Tribunale del Riesame dichiarava inammissibile per tardività la richiesta di riesame presentata dall'Indagato contro la misura cautelare del divieto di dimora per furto di acqua potabile. L'Indagato sosteneva che si dovesse applicare la sospensione dei termini feriali poiché a suo carico era rimasta solo l'accusa di furto, essendo caduta quella di associazione a delinquere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sospensione dei termini feriali non opera nei procedimenti per reati di criminalità organizzata, a prescindere dalla specifica posizione del singolo indagato o dal rigetto della singola accusa associativa. Inoltre, l'appello cautelare privo di motivi specifici è inammissibile.
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Sospensione feriale dei termini: no se l’indagine è per mafia
Il Tribunale di Catania ha confermato la custodia in carcere per l'Indagato per reati di droga aggravati dalla transnazionalità, escludendo però il reato associativo. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione oltre il termine di dieci giorni, ritenendo applicabile la sospensione feriale dei termini. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nei procedimenti per criminalità organizzata la sospensione feriale dei termini non si applica, neppure per le fasi incidentali cautelari. Questa esclusione rimane valida anche se, nel corso delle indagini, viene escluso il reato associativo per il singolo indagato, poiché rileva la natura complessiva del procedimento originario.
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Sospensione feriale dei termini: quando il ritardo costa caro
L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro la conferma della custodia cautelare per reati associativi legati al traffico di stupefacenti. Il ricorso è stato depositato oltre il termine di dieci giorni dalla notifica. L'Indagato riteneva applicabile la sospensione feriale dei termini per il mese di agosto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nei procedimenti per reati di criminalità organizzata, infatti, la sospensione feriale dei termini non si applica, estendendosi tale esclusione anche ai procedimenti incidentali relativi alle misure cautelari. Di conseguenza, l'Indagato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Rinuncia sospensione feriale: basta un avvocato, l’imputato è libero
Un uomo, in custodia cautelare per traffico di droga, tramite uno dei suoi due avvocati, chiede il riesame della misura e presenta una rinuncia alla sospensione feriale dei termini per accelerare la decisione. Il Tribunale ignora la richiesta, ritenendo necessaria la firma di entrambi i difensori, e decide oltre i termini. La Corte di Cassazione interviene, stabilendo un principio fondamentale: la rinuncia è valida anche se presentata da un solo avvocato, perché il diritto dell'indagato a una rapida decisione sulla propria libertà prevale. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza di custodia, ordinando l'immediata liberazione dell'uomo.
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Barista con 8.700€: legittimo il sequestro preventivo dei proventi
Una barista di un locale notturno viene trovata in possesso di 8.700 euro in contanti. Le indagini rivelano che il locale era un luogo di ritrovo per il consumo di droga. Le autorità dispongono il sequestro preventivo dei proventi del reato sulla somma di denaro. La donna si oppone, sostenendo di essere una semplice dipendente. La Corte di Cassazione, però, conferma il sequestro. I giudici la considerano una 'gestrice di fatto' del locale, non una semplice lavoratrice. La grande quantità di denaro contante è ritenuta incompatibile con il suo ruolo dichiarato e viene considerata il profitto dell'attività illecita di aver tollerato e agevolato il consumo di stupefacenti.
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Sospensione feriale: l’errore che costa il ricorso per truffa
Due indagati per associazione a delinquere finalizzata a truffe e riciclaggio hanno presentato ricorso contro un sequestro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: per i reati di criminalità organizzata, categoria che include anche la semplice associazione per delinquere, non si applica la sospensione feriale dei termini. Gli indagati hanno sbagliato a calcolare la scadenza, contando sulla pausa estiva che, in questo caso, non era prevista. Di conseguenza, hanno perso il ricorso e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Marito condannato, moglie perde la casa: la confisca allargata
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca allargata di un immobile intestato alla moglie di un uomo condannato per associazione a delinquere e spaccio. La donna sosteneva di aver acquistato la casa con fondi leciti forniti da un conoscente, dato che all'epoca non aveva redditi. Tuttavia, i giudici hanno respinto il suo ricorso perché non ha fornito prove concrete e tracciabili sull'origine e il trasferimento del denaro. La mancanza di una giustificazione patrimoniale valida ha reso definitiva la confisca, presumendo che l'immobile fosse in realtà nella disponibilità del marito e frutto delle sue attività illecite.
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Sequestro preventivo: termini e sospensione feriale
La Corte di Cassazione ha analizzato il ricorso di una società di trasporti contro un sequestro preventivo di conti correnti e veicoli. La difesa lamentava il mancato rispetto del termine di cinque giorni per la trasmissione degli atti e la violazione delle regole sulla sospensione feriale dei termini per reati di associazione a delinquere. La Suprema Corte ha stabilito che, nelle misure cautelari reali, il termine di trasmissione degli atti ha natura ordinatoria e non perentoria. Inoltre, ha chiarito che l'eventuale errore sulla sospensione feriale deve essere eccepito immediatamente in udienza, pena la sanatoria del vizio.
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Sospensione feriale termini e misure cautelari
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una misura cautelare applicata per furti aggravati di autovetture, respingendo il ricorso dell'indagato basato sulla presunta perdita di efficacia dei termini. La difesa sosteneva che, trattandosi di un contesto di criminalità organizzata, non dovesse applicarsi la sospensione feriale termini. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che, non essendo contestato il reato associativo al singolo ricorrente e non avendo la difesa eccepito nulla durante la fissazione dell'udienza, il calcolo dei termini effettuato dal Tribunale del Riesame, includendo la pausa estiva, risulta corretto e legittimo.
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Impresa mafiosa e sequestro: i limiti della confisca
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni riconducibili a un soggetto condannato per associazione mafiosa. La decisione chiarisce che, per qualificare un'attività come impresa mafiosa, occorre dimostrare un nesso concreto tra la gestione aziendale e il sodalizio criminale. Mentre per una società è stato confermato il vincolo poiché finanziata e asservita alla cosca, per gli altri beni la Corte ha rilevato un difetto di motivazione, annullando il provvedimento per mancanza di prove sulla loro origine illecita o sulla loro strumentalità al reato.
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Operazioni sotto copertura: ricorso tardivo e limiti
Un uomo, destinatario di una misura di custodia cautelare per traffico di droga nell'ambito di operazioni sotto copertura, presenta ricorso in Cassazione. La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché tardivo, chiarendo che nei procedimenti per criminalità organizzata non si applica la sospensione feriale dei termini. La sentenza ribadisce inoltre che le irregolarità formali nelle operazioni sotto copertura non rendono di per sé inutilizzabili le prove raccolte.
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Ricorso patteggiamento: i limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo un patteggiamento per reati di droga, contestava la confisca di beni. La sentenza chiarisce che il ricorso patteggiamento non permette di rimettere in discussione i fatti o la valutazione delle prove, ma solo di sollevare specifiche questioni di diritto. La decisione del giudice sulla confisca, basata su intercettazioni e ammissioni dell'imputato, è stata ritenuta non censurabile in sede di legittimità.
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Peculato e truffa: la Cassazione chiarisce
Il responsabile amministrativo di un comitato sportivo, condannato per peculato, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha distinto tra peculato e truffa, riqualificando il reato in truffa aggravata perché l'agente non aveva il possesso del denaro, ma lo ha ottenuto con raggiri, falsificando firme. La condanna penale è stata annullata per prescrizione, ma le statuizioni civili e il risarcimento del danno sono stati confermati.
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Confisca denaro stupefacenti: il ricorso generico
Un soggetto condannato per detenzione e spaccio di stupefacenti ha impugnato in Cassazione la confisca di una somma di denaro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico, basato su un riferimento normativo errato e privo di qualsiasi argomentazione sulla provenienza lecita del denaro. La sentenza conferma che la mancanza di fonti di reddito lecite rafforza la presunzione che il denaro sia provento dell'attività di spaccio, legittimandone la confisca denaro stupefacenti.
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Sequestro preventivo stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di sequestro preventivo stupefacenti. La sentenza conferma che il Tribunale del riesame può integrare la motivazione del G.i.p. e ribadisce i criteri per la valutazione del 'periculum in mora' e la quantificazione del profitto illecito, anche quello derivante da un'associazione criminale. La Corte ha ritenuto le censure del ricorrente come tentativi di riesaminare il merito, inammissibili in sede di legittimità.
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