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Art. 24 Legge Fallimentare

16 provvedimenti

Ammissione al passivo del TFR: negata se versato all’INPS
Una lavoratrice ha richiesto l'ammissione al passivo del TFR maturato alle dipendenze di una società dichiarata fallita. Il giudice delegato ha riconosciuto solo la quota maturata fino al 2006, escludendo le somme successive regolarmente versate dal datore di lavoro al Fondo di Tesoreria dell'INPS. A seguito del rigetto dell'opposizione, la lavoratrice si è rivolta alla Corte di Cassazione. I Supremi Giudici hanno confermato la decisione dei giudici di merito: il regolare versamento delle somme al Fondo gestito dall'ente previdenziale estingue l'obbligazione della società datrice di lavoro. Di conseguenza, non sussiste alcun credito verso la procedura fallimentare e la richiesta di ammissione deve essere respinta.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: il fallimento non la blocca
Un acquirente stipula un contratto per l'arredo di un bar con una società, poi fallita. A causa di vizi nei beni, l'acquirente chiede la risoluzione del contratto. La società ottiene un decreto ingiuntivo di pagamento, a cui l'acquirente propone opposizione. La Corte d'Appello dichiara improcedibili sia la domanda di risoluzione sia l'opposizione, ritenendo competente solo il tribunale fallimentare. La Cassazione chiarisce che, mentre le domande restitutorie e di risoluzione non trascritte spettano al giudice del fallimento, l'opposizione a decreto ingiuntivo rimane di competenza del giudice ordinario che ha emesso il decreto. La Suprema Corte accoglie quindi il ricorso limitatamente alla procedibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo.
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Ammissione al passivo: sì anche senza trascrizione della causa
Una società acquirente ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento della società venditrice per ottenere la restituzione del prezzo e il risarcimento dei danni, a seguito della risoluzione di un contratto di cessione di ramo d'azienda avviata prima del fallimento. Il Tribunale ha respinto la domanda perché la causa di risoluzione non era stata trascritta. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la mancata trascrizione non impedisce al giudice fallimentare di esaminare la domanda di risoluzione, in quanto essa rappresenta l'antecedente logico-giuridico necessario per decidere sulle conseguenti pretese economiche di restituzione e risarcimento. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Responsabilità solidale negli appalti: prove di lavoro e tutele
Un lavoratore ha chiesto il pagamento di differenze retributive al committente pubblico-privato, ritenendolo responsabile in solido con le aziende appaltatrici che lo avevano impiegato e che erano poi fallite. La Corte d'Appello ha condannato il committente. La Cassazione ha chiarito che la disciplina sulla responsabilità solidale negli appalti si applica anche alle società a partecipazione pubblica. Tuttavia, ha accolto parzialmente il ricorso del committente poiché i giudici di merito non avevano verificato l'effettiva continuità delle prestazioni del lavoratore dopo l'abbandono dei cantieri da parte dell'appaltatore nel 2010. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame di questi fatti.
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Azione revocatoria tra procedure concorsuali: la Cassazione nega
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un'azione revocatoria tra procedure concorsuali. Il curatore di una società fallita aveva citato in giudizio una banca, a sua volta in liquidazione coatta amministrativa, per revocare alcuni pagamenti. La Suprema Corte ha dichiarato l'azione inammissibile. Il principio stabilito è che non si può modificare con un'azione costitutiva, come la revocatoria, una situazione patrimoniale già 'cristallizzata' dall'apertura di un'altra procedura concorsuale. La tutela del creditore non avviene recuperando il bene, ma insinuando un credito di pari valore nel passivo dell'altra procedura. Vince quindi la Banca in liquidazione, che non deve restituire le somme.
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Opponibilità cessione di credito: Giudice ordinario o fallimentare?
Un'azienda appaltatrice, prima di fallire, cede a due banche i crediti vantati verso un committente. A seguito del fallimento, la curatela pretende il pagamento di quegli stessi crediti, contestando la validità delle cessioni. Il committente, non sapendo a chi pagare, avvia una causa ordinaria. La Cassazione stabilisce un principio fondamentale sull'opponibilità della cessione di credito al fallimento: la controversia per accertare chi sia l'effettivo titolare di un credito (un bene 'attivo' del patrimonio) non rientra nel rito speciale fallimentare, riservato all'accertamento dei debiti ('passivo'). La causa deve quindi essere decisa dal giudice ordinario. La curatela perde perché la sua tesi avrebbe richiesto un rito diverso da quello corretto.
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Azienda fallita? La nuova società paga i debiti del lavoratore
Un lavoratore ha chiesto a una nuova azienda il pagamento di stipendi arretrati, maturati anche con i precedenti datori di lavoro poi falliti. La Cassazione ha confermato il principio di responsabilità solidale nel trasferimento d'azienda, stabilendo che la nuova società, anche se subentrata tramite affitto d'azienda, deve rispondere dei debiti pregressi. La Corte ha chiarito che il lavoratore può agire in un tribunale ordinario contro la società 'in bonis' (non fallita), senza dover partecipare alla procedura fallimentare dei vecchi datori. La difesa dell'azienda, basata sulla prescrizione, è stata respinta perché contraddittoria. Il lavoratore ha quindi vinto la causa, ottenendo il pagamento dei suoi crediti.
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Inscindibilità Causa Garanzia: Subappaltatore Fallisce, Causa Bloccata
Una compagnia di assicurazioni chiede il risarcimento a un trasportatore per la perdita di un carico. Il trasportatore chiama in causa il suo sub-vettore, che a sua volta chiama in causa un altro sub-vettore. Quest'ultimo fallisce. La Cassazione stabilisce il principio dell'inscindibilità della causa di garanzia: la domanda principale e quella di garanzia sono legate in modo indissolubile. Di conseguenza, il fallimento del garante blocca l'intero processo, non solo la singola domanda contro di lui. La compagnia di assicurazioni perde quindi il ricorso, poiché la sua richiesta non può essere decisa separatamente dalle altre.
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Trasferimento ramo d’azienda: Lavoratore vince contro l’esclusione
Un'azienda acquirente, poi finita in amministrazione straordinaria, negava la prosecuzione del rapporto di lavoro di un dirigente a seguito di un trasferimento ramo d'azienda, sostenendo che fosse stato escluso dall'accordo. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda. Ha stabilito che il lavoratore il cui rapporto prosegue automaticamente con l'acquirente non deve provare di far parte del ramo ceduto. Al contrario, è l'azienda che deve dimostrare la sua estraneità. Viene inoltre confermata la competenza del giudice del lavoro per accertare il diritto alla prosecuzione del rapporto, anche se l'azienda è in amministrazione straordinaria. Il lavoratore vince e vede ripristinato il suo posto.
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Conto Vincolato: la Cassazione blocca la compensazione bancaria
Una banca effettuava una compensazione tra il saldo passivo di un conto corrente e quello attivo di un altro conto intestato alla stessa azienda. Tuttavia, le somme sul conto attivo erano soggette a un vincolo di destinazione, provenendo da fondi pubblici per garantire un servizio essenziale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo la compensazione bancaria illegittima. Il principio sancito è che il vincolo di destinazione, imposto da una norma imperativa, è opponibile a tutti (erga omnes), inclusa la banca, che non può utilizzare tali fondi per estinguere debiti pregressi del correntista. La banca è stata quindi condannata a restituire l'importo.
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Deposito cartaceo: il giudicato interno lo salva
Una società di sub-trasporto ha citato in giudizio diversi committenti per ottenere il pagamento delle proprie prestazioni. La sua prova, costituita da un'imponente mole di documenti, è stata respinta in primo e secondo grado. La Corte d'Appello ha ritenuto il deposito cartaceo inammissibile a causa dell'obbligo di deposito telematico. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha annullato la decisione, stabilendo che l'autorizzazione iniziale del giudice al deposito cartaceo, non essendo stata impugnata, aveva creato un giudicato interno. Il giudice del rinvio dovrà quindi riesaminare il caso, non sulla base della modalità di deposito, ma sulle conseguenze della mancata indicizzazione dei documenti.
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Credito verso fallimento: inammissibile l’azione civile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una creditrice che aveva avviato un'azione civile ordinaria per un credito verso fallimento. La Corte ribadisce che ogni pretesa creditoria deve essere accertata esclusivamente all'interno della procedura fallimentare per rispettare la par condicio creditorum, rendendo improponibile la domanda in sede diversa.
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Fideiussione consumatore: quando il socio è garante?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della fideiussione del consumatore, analizzando il caso di due soci che avevano prestato garanzia personale per un contratto d'appalto pubblico della loro società. A seguito della risoluzione del contratto e del fallimento della società, i garanti sono stati chiamati a rispondere. La Corte ha stabilito che, avendo agito in qualità di soci e nell'interesse dell'attività imprenditoriale, non potevano essere qualificati come consumatori. Pertanto, la specifica tutela consumeristica non era applicabile alla loro garanzia.
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Competenza fideiussione antitrust: la Cassazione decide
In un caso di opposizione a un atto di precetto, i debitori contestavano sia la validità di un mutuo, sia la nullità di una fideiussione per violazione della normativa antitrust. La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza fideiussione antitrust spetta esclusivamente alla Sezione Specializzata in materia di Impresa. Tuttavia, questa competenza speciale non attira le altre domande connesse, come l'opposizione al precetto, che restano di competenza del tribunale ordinario. La Corte ha quindi ordinato la separazione dei procedimenti, chiarendo che solo una connessione 'qualificata' può giustificare uno spostamento di competenza.
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Revocatoria locazione ultranovennale e fallimento: la scelta
La Cassazione chiarisce che il curatore fallimentare può agire con azione revocatoria ordinaria contro un contratto di locazione ultranovennale stipulato dal fallito, anche a vita, se pregiudizievole per i creditori. Questa azione non è preclusa dalla facoltà di recesso prevista dalla legge fallimentare. La Corte ha inoltre ribadito che, ai fini della prescrizione, gli effetti della notifica si scindono, interrompendo il termine per l'attore al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario.
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Pagamento diretto subappaltatore: non è revocabile
Una società in amministrazione straordinaria ha citato in giudizio un proprio subappaltatore per revocare pagamenti per circa 234.000 euro ricevuti direttamente dalla stazione appaltante. Il Tribunale di Torino ha rigettato la domanda, stabilendo che il pagamento diretto al subappaltatore negli appalti pubblici è una modalità normale e prevista dalla legge, non un mezzo anormale di pagamento soggetto a revocatoria fallimentare. Inoltre, non è stata fornita la prova della conoscenza dello stato di insolvenza da parte del subappaltatore.
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