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Art. 24 D.L. n. 201 del 2011

6 provvedimenti

Pensione di vecchiaia anticipata: lo slittamento per invalidi
Una lavoratrice invalida all'ottanta per cento chiedeva di ottenere la pensione di vecchiaia anticipata senza attendere lo slittamento di dodici mesi previsto dal meccanismo delle finestre mobili. La Corte d'Appello le dava ragione, escludendo l'applicazione del differimento. L'INPS proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la pensione di vecchiaia anticipata per i lavoratori invalidi è a tutti gli effetti una pensione di vecchiaia ordinaria, seppur con requisiti di età ridotti. Di conseguenza, a questa prestazione si applica pienamente lo slittamento di dodici mesi per l'erogazione concreta del trattamento. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Pensione di vecchiaia anticipata: sì allo slittamento INPS
L'INPS ha proposto ricorso contro la decisione della Corte d'Appello che riconosceva a una lavoratrice invalida all'ottanta per cento il diritto alla pensione di vecchiaia anticipata senza applicare il differimento di dodici mesi previsto dal meccanismo delle finestre mobili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità rientra a tutti gli effetti nei trattamenti di vecchiaia. Di conseguenza, a questa prestazione si applica lo slittamento temporale di dodici mesi introdotto dalla legge per contenere la spesa pubblica. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
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Pensione di vecchiaia anticipata: sì ai contributi misti
Una lavoratrice ha richiesto l'accesso alla pensione di vecchiaia anticipata, avendo accumulato oltre venti anni di contributi entro il 2012, suddivisi tra lavoro dipendente e lavoro autonomo nella gestione commercianti. L'istituto previdenziale ha respinto la domanda, sostenendo che i venti anni di contributi dovessero derivare esclusivamente da lavoro dipendente privato. La Corte d'Appello ha confermato il rifiuto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che il requisito contributivo minimo può essere raggiunto cumulando i contributi versati in diverse gestioni dello stesso ente. La Suprema Corte ha chiarito che la legge non impone l'esclusività del lavoro dipendente per il calcolo dei venti anni, valorizzando il principio di unità del rapporto previdenziale. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Contributo di solidarietà: la Cassa perde contro gli eredi
Gli eredi di un pensionato hanno contestato l'applicazione di un contributo di solidarietà sulla pensione del loro familiare da parte della Cassa di previdenza per gli anni dal 2013 al 2016, chiedendo la restituzione delle somme trattenute. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimo tale prelievo. La Cassa ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che per l'anno 2013 il prelievo fosse imposto direttamente dalla legge statale e non dal proprio regolamento interno. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione dei cedolini operata nei gradi di merito costituisce un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità. Di conseguenza, la Cassa di previdenza perde il ricorso e deve restituire le somme indebitamente trattenute ai familiari del pensionato.
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Contributo di solidarietà: calcolo pensioni speciali
La Corte di Cassazione ha stabilito che il contributo di solidarietà applicato ai fondi speciali deve essere calcolato sull'intera quota di pensione maturata prima dell'armonizzazione. I ricorrenti contestavano l'applicazione del prelievo sull'intero importo, sostenendo che dovesse colpire solo l'eccedenza rispetto al regime ordinario. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che il termine quota non indica un differenziale economico ma una parte specifica del calcolo pensionistico. La misura è stata giudicata legittima in quanto finalizzata al riequilibrio dei fondi e alla sostenibilità del sistema previdenziale, rispettando i principi di ragionevolezza e proporzionalità.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
Un professionista in pensione ha citato in giudizio la sua Cassa di previdenza privata per contestare il 'contributo di solidarietà' trattenuto sulla sua pensione. Il Tribunale ha dichiarato illegittima la trattenuta, riaffermando che tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale imposta, richiede una specifica base legislativa e non può essere istituito unilateralmente dalla Cassa, neanche per garantire l'equilibrio finanziario. L'ente è stato condannato a restituire le somme trattenute.
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