Un professionista ha chiesto l'accertamento di un rapporto di lavoro subordinato con la qualifica di dirigente nei confronti di un'importante azienda, per la quale aveva svolto attività di consulenza legale e di marketing per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando la natura autonoma del rapporto. I giudici hanno evidenziato che la disponibilità di un ufficio, di un telefono aziendale e il rimborso delle spese di viaggio non bastano a dimostrare la subordinazione. Inoltre, l'emissione di parcelle con partita IVA e lo svolgimento del ruolo di sindaco della società, carica che richiede assoluta indipendenza, sono elementi del tutto incompatibili con il vincolo di subordinazione. Di conseguenza, il professionista ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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