Una società citava in giudizio la sua ex amministratrice per mala gestio, ottenendo in primo grado una condanna al risarcimento di un ingente importo. La Corte d'Appello ha parzialmente riformato la decisione, riducendo la condanna. La sentenza chiarisce due punti cruciali sulla responsabilità amministratore: 1) l'eccezione di nullità della delibera assembleare, sebbene rilevabile d'ufficio, deve fondarsi su fatti già acquisiti al processo, precludendone la proposizione tardiva se richiede nuove prove. 2) La società che agisce ha l'onere di provare non solo la condotta illecita, ma anche il danno concreto e il nesso causale, non potendo la condanna basarsi su pagamenti per cui non è dimostrata la natura lesiva.
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