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Art. 2380-bis Codice Civile

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27 provvedimenti

Compenso amministratore: quando è extra? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2396/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista, presidente del C.d.A. di una società in crisi, che richiedeva un compenso extra per attività di consulenza. La Corte ha stabilito che, in assenza di una prova rigorosa, le attività di ristrutturazione svolte in un contesto di grave crisi aziendale rientrano nel mandato gestorio dell'amministratore e non giustificano un compenso amministratore aggiuntivo, essendo già coperte dalla carica sociale.
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Crediti professionali avvocato: quando paga la società?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sull'ammissibilità dei crediti professionali dell'avvocato nella liquidazione giudiziale di una società. La Corte ha rigettato le pretese per le parcelle relative alla difesa penale degli amministratori, affermando che tale attività non è automaticamente svolta nell'interesse della società. Un ricorso è stato parzialmente accolto solo per un vizio di omessa pronuncia del giudice di merito, che non aveva esaminato una specifica domanda di credito.
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Amministratore di fatto: la responsabilità penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta di un soggetto che, pur avendo ceduto formalmente la propria carica, ha continuato a operare come amministratore di fatto. La sentenza chiarisce che la responsabilità penale sussiste anche per la distrazione di beni detenuti in leasing, poiché ciò che rileva è la loro effettiva disponibilità per la società e il conseguente pregiudizio per i creditori. La Corte ha ritenuto irrilevanti i tentativi della difesa di dimostrare l'estraneità alla gestione post-cessione, valorizzando invece gli elementi che provavano una cessione fittizia volta a mantenere il controllo occulto sull'azienda.
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Gravi indizi di colpevolezza: Cassazione conferma
Un imprenditore, legale rappresentante di due società, è stato sottoposto a un divieto di esercitare attività d'impresa per un anno per presunta frode fiscale tramite false fatturazioni. L'imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il suo ruolo fosse puramente formale e che mancassero i presupposti per la misura cautelare, come i gravi indizi di colpevolezza. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando che per le misure cautelari è sufficiente una 'qualificata probabilità' di colpevolezza e che il ruolo ricoperto, unito alle competenze professionali, costituiva un quadro indiziario solido. Inoltre, il pericolo di reiterazione del reato è stato ritenuto attuale.
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Qualifica superiore: legittima anche senza mansioni
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'attribuzione di una qualifica superiore a un lavoratore, anche in assenza delle mansioni corrispondenti. Questa decisione si basa sul principio del "trattamento di miglior favore", secondo cui un datore di lavoro può derogare alle norme contrattuali a beneficio del dipendente. L'atto, compiuto dall'amministratore delegato, è stato ritenuto valido e non opponibile alla società, respingendo così il ricorso dell'azienda che contestava il pagamento delle differenze retributive.
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Incarico professionale: chi paga? Società o socio?
Un professionista ha citato in giudizio gli eredi del presidente di una società per il pagamento delle sue parcelle. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che l'incarico professionale era stato conferito dal presidente per conto della società e non a titolo personale. L'elemento decisivo è stato il contenuto del mandato scritto, che legava l'attività del professionista ai doveri aziendali, esonerando così gli eredi dal pagamento personale.
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Fatture inesistenti: si applica la norma favorevole?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di accertamento per fatture inesistenti, la normativa successiva più favorevole al contribuente (ius superveniens) deve essere applicata retroattivamente. Se i costi sono indeducibili, anche i ricavi correlati devono essere esclusi dalla base imponibile, a patto che l'accertamento non sia definitivo. La Corte ha accolto il ricorso dell'azienda su questo punto, cassando la precedente sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame.
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