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Art. 2364 Codice Civile

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25 provvedimenti

Bancarotta documentale: dolo specifico vs generico
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un'amministratrice condannata per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. La Corte ha confermato la condanna per la distrazione di fondi, ritenendo inammissibile il ricorso per genericità. Ha invece annullato con rinvio la condanna per bancarotta documentale, chiarendo la fondamentale distinzione tra la fattispecie che richiede il dolo specifico (sottrarre o distruggere i libri contabili per un fine di profitto o danno) e quella che richiede il dolo generico (tenere la contabilità in modo da impedire la ricostruzione del patrimonio). La Corte d'Appello aveva erroneamente confuso le due ipotesi.
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Deducibilità TFM amministratori: limiti non applicabili
Una società ha contestato un avviso di accertamento che limitava la deducibilità del TFM (Trattamento di Fine Mandato) per i suoi amministratori, applicando le stesse regole del TFR per i dipendenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la deducibilità TFM non è soggetta ai limiti quantitativi dell'art. 2120 c.c. previsti per i lavoratori subordinati. La Corte ha ribadito che il TFM è deducibile per competenza solo se previsto da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del mandato.
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Deducibilità TFM amministratori: la Cassazione decide
Una società ha contestato un avviso di accertamento che negava la piena deducibilità dei costi per il Trattamento di Fine Mandato (TFM) degli amministratori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che i limiti quantitativi previsti per il TFR dei dipendenti non si applicano al TFM. La piena deducibilità TFM è ammessa secondo il principio di competenza, a patto che il diritto all'indennità risulti da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto.
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Responsabilità amministratori e prestiti infragruppo
Una società ha citato in giudizio il suo ex amministratore di diritto e due presunti amministratori di fatto, chiedendo il risarcimento per atti di mala gestio, in particolare per cospicui finanziamenti concessi ad altre società del gruppo. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, confermando la sentenza di primo grado. Secondo i giudici, la responsabilità amministratori per prestiti infragruppo sorge solo se si prova che, al momento dell'erogazione, l'amministratore era consapevole dell'impossibilità di restituzione da parte della società beneficiaria. La semplice appartenenza al gruppo giustifica tali operazioni in un'ottica di sinergia. Inoltre, la Corte ha ritenuto non provata la qualifica di amministratori di fatto dei due consulenti, le cui attività rientravano nei limiti del loro incarico professionale.
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Società di comodo: test inapplicabile a neocostituite
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22007/2025, ha annullato un accertamento fiscale contro una società neocostituita. La Corte ha stabilito che il test di operatività triennale per qualificare una società di comodo non è applicabile se l'azienda non ha almeno due esercizi sociali completi antecedenti a quello accertato. Inoltre, ha ribadito che la disciplina nazionale sulle società di comodo è incompatibile con la normativa europea sull'IVA, non potendo limitare il diritto alla detrazione sulla base di presunzioni di non operatività.
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