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Art. 2359 Codice Civile

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159 provvedimenti

Esterovestizione: Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo i criteri per distinguere una legittima scelta di localizzazione aziendale all'estero dalla fittizia esterovestizione. Il caso riguardava una società di servizi marittimi con sede legale in Portogallo, ma accusata di avere la sua direzione effettiva in Italia. La Corte ha confermato la decisione di secondo grado, valorizzando la presenza di una reale e concreta attività economica nel paese estero (personale, mezzi, operatività) come elemento decisivo per escludere l'ipotesi di una 'costruzione di puro artificio' finalizzata solo a ottenere vantaggi fiscali.
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Minimale contributivo: CCNL per attività effettiva
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di due amministratori contro un avviso di addebito dell'INPS. La sentenza stabilisce che per il calcolo del minimale contributivo si deve applicare il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) corrispondente all'attività effettivamente svolta dall'impresa (in questo caso, industriale) e non quello (artigianale) scelto dalle parti. La Corte chiarisce che l'inquadramento ai fini previdenziali è oggettivo e non dipende da accordi privati, né può essere ridotto da assenze concordate non previste dalla legge.
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Collegamento societario: Cassazione rinvia il caso
L'Agenzia delle Entrate contesta la decisione di una Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un avviso di accertamento, riconoscendo un collegamento societario tra tre aziende basato su legami di parentela tra i soci. L'Amministrazione Finanziaria sostiene che i meri legami familiari non siano sufficienti a configurare un gruppo e che i trasferimenti di denaro tra le società costituiscano sopravvenienze attive tassabili. La Corte di Cassazione, ritenendo la questione di particolare rilevanza e priva di precedenti specifici, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a una pubblica udienza per un esame approfondito.
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Transfer pricing: la nozione di controllo per la Cassazione
Con ordinanza recente, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di transfer pricing relativo all'anno d'imposta 2015. La Corte ha stabilito che, per le annualità precedenti alla riforma del 2017, la nozione di 'controllo' tra società non va intesa come una qualsiasi potenziale influenza economica, ma come una 'stabile influenza economica' che deve essere concretamente provata dall'Amministrazione. Nel caso di specie, è stata ritenuta corretta la decisione dei giudici di merito che non avevano ravvisato elementi sufficienti a dimostrare tale influenza tra una società italiana e la sua distributrice estera.
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Concorrenza sleale: risarcimento per asta annullata
Una società vince un'asta per l'acquisto di rottami di vetro, ma l'azienda fornitrice, parte di un gruppo concorrente, orchestra la revoca dei mandati di fornitura per deviare il materiale a una consociata. Il tribunale qualifica questa manovra come concorrenza sleale, condannando l'intero gruppo a risarcire il danno subito dall'aggiudicatario, consistente nel maggior costo sostenuto per reperire altrove il materiale.
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Collegamento societario: i legami di parentela bastano?
L'Agenzia Fiscale ha contestato a una S.r.l. la mancata tassazione di versamenti ricevuti da altre società, qualificandoli come proventi. La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto i versamenti non imponibili, riconoscendo un collegamento societario basato su legami di parentela tra i soci. La Corte di Cassazione, data la rilevanza della questione e l'assenza di precedenti specifici, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per approfondire quando i legami familiari possono configurare un collegamento tra società ai fini fiscali.
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Influenza dominante nel transfer pricing: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18072/2025, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di transfer pricing. La Corte ha chiarito che, per l'anno d'imposta 2014, la nozione di "influenza dominante" richiede una prova concreta di stabile dipendenza economica, non essendo sufficienti meri indizi o un'interpretazione estensiva del controllo. È stato confermato che l'onere della prova grava sull'Amministrazione finanziaria e che la valutazione dei fatti operata dal giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità se correttamente motivata.
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Finanziamento discendente e postergazione nel gruppo
La Corte di Cassazione chiarisce che il finanziamento erogato dalla società capogruppo a una sub-controllata, tramite una società intermediaria, è soggetto a postergazione in caso di fallimento. Questa forma di "finanziamento discendente" viene equiparata a un finanziamento soci diretto per evitare l'elusione delle norme a tutela dei creditori. La decisione sottolinea che la sostanza economica dell'operazione prevale sulla forma giuridica, estendendo l'applicazione dell'art. 2467 c.c. ai finanziamenti infragruppo realizzati attraverso una catena di controllo.
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Abuso di direzione: onere della prova e controllo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare per un presunto abuso di direzione e coordinamento. La sentenza chiarisce che spetta a chi agisce in giudizio dimostrare i presupposti del controllo societario per poter invocare la responsabilità della capogruppo, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la domanda per mancanza di prove.
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Insolvenza di gruppo: estensione alla società figlia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'estensione della procedura di amministrazione straordinaria da una società controllante a un consorzio da essa controllato. Il ricorso delle società consorziate, che contestavano la sussistenza del rapporto di controllo e la procedura seguita, è stato rigettato. La Corte ha stabilito che lo stato di insolvenza della controllante non dissolve il rapporto di controllo ai fini della disciplina sull'insolvenza di gruppo e che la richiesta di estensione rientra nei poteri dei commissari, senza necessità di parere preventivo del Comitato di Sorveglianza. Inoltre, la valutazione dello stato di insolvenza e la decisione di non disporre una C.T.U. sono considerate questioni di merito non sindacabili in sede di legittimità.
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Abuso di dipendenza economica: quando è infondato
Una società di ristorazione, operante all'interno di un parco termale tramite un contratto di affitto di ramo d'azienda, ha citato in giudizio la società concedente, lamentando un presunto abuso di dipendenza economica, un'attività di direzione e coordinamento e un'ingerenza tale da configurare un'amministrazione di fatto. Il Tribunale ha rigettato tutte le domande, stabilendo che le direttive impartite dalla società del parco rientravano in una legittima logica di coordinamento necessaria per garantire un'immagine e un servizio omogenei all'interno della struttura complessa. Non è stata fornita la prova di un reale abuso né dell'impossibilità per l'attrice di trovare alternative sul mercato.
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Collegamento societario: i legami familiari bastano?
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso a una pubblica udienza la decisione su un caso fiscale di rilievo. La questione centrale è se il mero rapporto di parentela tra i soci di diverse società sia sufficiente a configurare un collegamento societario e a rendere non tassabili i trasferimenti di denaro tra di esse. L'Agenzia delle Entrate aveva qualificato tali movimentazioni come sopravvenienze attive imponibili. Data l'assenza di precedenti specifici, la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento per definire principi chiari in materia.
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Collegamento societario: la Cassazione fa il punto
L'Agenzia delle Entrate contesta la qualifica di finanziamento infragruppo a versamenti tra società, negando l'esistenza di un collegamento societario. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide il merito ma, data la rilevanza della questione sulla definizione di collegamento societario basato su legami familiari tra soci e la mancanza di precedenti specifici, rinvia la causa a pubblica udienza per una discussione approfondita.
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Collegamento societario: i legami familiari bastano?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un caso fiscale per definire se il mero rapporto di parentela tra i soci di diverse società sia sufficiente a configurare un collegamento societario ai sensi dell'art. 2359 c.c. La questione, sollevata dall'Agenzia Fiscale contro la decisione di una Commissione Tributaria Regionale che aveva valorizzato i legami familiari per escludere una doppia imposizione, è stata ritenuta di particolare rilevanza e meritevole di un approfondimento.
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Lavoro subordinato: quando due società sono un unico datore
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha riconosciuto la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a favore di un medico, formalmente legato da contratti di collaborazione con una società. La Suprema Corte ha ritenuto che due distinte società costituissero un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro, data l'unicità della struttura organizzativa e l'interesse comune, condannandole in solido alla reintegrazione e al risarcimento del danno. Viene ribadito il principio della prevalenza della sostanza sulla forma nella qualificazione del rapporto di lavoro.
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Collegamento societario e legami familiari: rinvio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che annullava un accertamento fiscale. La corte di merito aveva considerato non tassabili delle movimentazioni finanziarie, ritenendole interne a un gruppo societario di fatto basato su legami familiari tra soci. La Corte di Cassazione, riconoscendo la rilevanza della questione sulla definizione di **collegamento societario** in tale contesto, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un esame approfondito, senza emettere una decisione finale.
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Collegamento societario: i legami familiari non bastano
L'Agenzia delle Entrate contesta a una S.r.l. la deducibilità di operazioni con altre due società, ritenendo fittizio il gruppo societario. La Commissione Tributaria Regionale dava ragione alla società, riconoscendo il gruppo sulla base dei legami familiari tra i soci. L'Agenzia ricorre in Cassazione, sostenendo che i rapporti di parentela non sono sufficienti a configurare un collegamento societario ai sensi dell'art. 2359 c.c. La Suprema Corte, ritenendo la questione di notevole importanza e priva di precedenti specifici, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Collegamento societario: i legami familiari bastano?
Un'ordinanza interlocutoria della Cassazione esamina un caso di accertamento fiscale su una società immobiliare. Il Fisco contestava operazioni con altre due società i cui soci avevano legami di parentela. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento, riconoscendo un gruppo di fatto. L'Agenzia Fiscale ha fatto ricorso, sostenendo l'assenza di un formale collegamento societario. Data la rilevanza e la mancanza di precedenti specifici, la Suprema Corte ha rinviato la causa a pubblica udienza per approfondire la questione del collegamento societario basato su vincoli familiari.
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Sgravi contributivi: no a gruppi di comodo
La Corte di Cassazione ha negato a un'impresa edile il diritto agli sgravi contributivi, confermando la tesi dell'INPS. È stato accertato che l'azienda faceva parte di un gruppo di società riconducibili a un unico centro decisionale familiare. L'aumento occupazionale dichiarato era fittizio, risultando da meri trasferimenti di personale tra le società collegate e non da un reale incremento netto della forza lavoro. La sentenza sottolinea che, per ottenere gli sgravi contributivi, l'incremento deve essere effettivo e calcolato sull'intero gruppo societario, ribadendo la prevalenza della sostanza sulla forma per prevenire abusi.
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