Una studentessa è stata condannata per il reato di calunnia dopo aver falsamente accusato il suo datore di lavoro di omicidio. Nonostante la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo abbia invalidato le sue dichiarazioni verbali iniziali a causa di violazioni procedurali durante gli interrogatori, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna. La Corte ha stabilito che un successivo memoriale, scritto volontariamente e contenente la stessa falsa accusa, era di per sé sufficiente a costituire il reato di calunnia, essendo stato acquisito come corpo del reato durante il processo. Il ricorso è stato quindi respinto.
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