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Art. 23 d.lgs. n. 58 del 1998

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Adeguatezza degli investimenti: cliente tace ma perde la causa
Una risparmiatrice, di professione avvocato, ha citato in giudizio una banca chiedendo il risarcimento dei danni per perdite subite su investimenti ritenuti inadeguati. All'atto della firma del contratto, la cliente aveva rifiutato di compilare il modulo sul proprio profilo di rischio. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che la banca avesse correttamente ricostruito un profilo di rischio medio basandosi su elementi esterni, come la professione e le precedenti operazioni della cliente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il rifiuto del cliente di fornire informazioni non esonera l'intermediario dal valutare l'adeguatezza degli investimenti, potendo quest'ultimo desumere il profilo di rischio da altri elementi oggettivi disponibili al momento della firma del contratto quadro.
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Perdite e obblighi informativi dell’intermediario finanziario
Due risparmiatori subiscono perdite finanziarie dopo aver acquistato quote di fondi comuni consigliate da un promotore. Il cessionario del credito agisce contro la banca per il risarcimento dei danni. La banca chiama in causa il promotore. La Corte d'Appello condanna la banca al risarcimento e il promotore a rifondere il 50% alla banca, ritenendo violati gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario. La Cassazione dichiara inammissibili sia il ricorso del promotore sia quello della banca. I giudici confermano che la semplice consegna del prospetto informativo non basta ad assolvere i doveri di informazione attiva e passiva. La banca e il promotore devono risarcire il danno in quanto non hanno provato di aver informato adeguatamente i clienti sui rischi specifici dell'operazione.
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Contratto monofirma valido: investitori perdono contro la banca
Due investitori hanno citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la nullità del contratto quadro di investimento e la restituzione di oltre 180.000 euro, o in subordine il risarcimento dei danni per violazione degli obblighi informativi. La Corte d'Appello ha rigettato le domande per mancanza di prove sulle singole operazioni e per la validità del contratto. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Corte ha ribadito che il contratto monofirma, sottoscritto solo dal cliente, è pienamente valido ai fini della tutela dell'investitore se vi è stata consegna della copia e comportamento concludente della banca. Inoltre, spetta all'investitore l'onere di provare le singole operazioni contestate per ottenere il risarcimento, non potendo rimediare a tale mancanza con una generica richiesta di esibizione di documenti.
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Responsabilità della banca: perdite e onere della prova
Due risparmiatori hanno chiesto la nullità di un contratto di gestione patrimoniale e il risarcimento dei danni, lamentando la mancanza di informazioni chiare sul diritto di recesso e la modifica unilaterale della strategia d'investimento da parte dell'istituto di credito. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'informativa sul recesso non richiede particolari evidenziazioni grafiche. Tuttavia, ha accolto il ricorso dei clienti sulla questione dei danni. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di violazione degli obblighi informativi, sussiste una presunzione legale di causalità tra la condotta dell'intermediario e le perdite subite. Spetta quindi all'istituto dimostrare di aver agito con la massima diligenza per evitare il danno. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame sulla responsabilità della banca.
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Dovere di informazione della banca: risarciti i rischi taciuti
Un investitore privo di esperienza acquistava prodotti finanziari ad alto rischio proposti da un istituto di credito, subendo gravi perdite patrimoniali. Gli eredi del risparmiatore citavano in giudizio la banca per violazione degli obblighi informativi. La Corte d'Appello condannava l'istituto al risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della banca. I giudici hanno ribadito che il dovere di informazione della banca non si esaurisce nella generica comunicazione del rischio di perdita del capitale. L'intermediario deve valutare l'adeguatezza dell'investimento rispetto al profilo del cliente e dimostrare di aver fornito informazioni dettagliate. La liquidazione anticipata dei titoli da parte del risparmiatore per evitare ulteriori perdite non costituisce concorso di colpa. La banca è stata condannata a risarcire oltre 228.000 euro.
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Obbligo informativo dell’intermediario: no ai moduli generici
Gli eredi di un'investitrice hanno citato in giudizio una banca chiedendo il risarcimento dei danni per l'acquisto di obbligazioni argentine poi andate in default. La Corte di Cassazione ha chiarito che le modifiche di legge non rendono nullo il vecchio contratto quadro. Tuttavia, ha accolto il ricorso degli eredi stabilendo che la banca ha violato l'obbligo informativo dell'intermediario. Non basta avvisare genericamente il cliente che un titolo è rischioso o che si può perdere il capitale. La banca deve fornire informazioni concrete, dettagliate e aggiornate sul reale rischio di insolvenza dello Stato emittente, avvalendosi anche dei dati delle agenzie di rating. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità dell’intermediario finanziario: danni e prove
Gli Investitori hanno citato in giudizio La Banca chiedendo il risarcimento dei danni per perdite su investimenti rischiosi, lamentando la violazione degli obblighi informativi e la nullità dei singoli ordini d'acquisto. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancata specificazione delle singole operazioni e del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli investitori, confermando che in tema di responsabilità dell'intermediario finanziario l'investitore deve allegare in modo specifico quali informazioni siano state omesse e dimostrare il nesso causale tra l'omissione e la scelta di investire. La forma scritta è obbligatoria solo per il contratto quadro e non per i singoli ordini, salvo diverso accordo scritto. Di conseguenza, gli investitori perdono la causa e sono condannati a pagare le spese legali.
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Nesso causale: informazioni errate ma nessun risarcimento
Un risparmiatore ha chiesto il risarcimento dei danni alla propria banca e al promotore finanziario. Sosteneva di essere stato spinto a disinvestire anticipatamente una polizza assicurativa a causa di informazioni errate su un imminente aumento delle tasse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del risparmiatore. I giudici hanno accertato l'assenza di un nesso causale tra le informazioni inesatte fornite dal promotore e la scelta di disinvestire. Le prove hanno dimostrato che l'investitore aveva già deciso autonomamente di ritirare il denaro per acquistare un immobile per la figlia. Di conseguenza, la presunzione di responsabilità della banca è stata superata dalla prova contraria. Il risparmiatore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione risarcimento danni: quando decorre
Una società immobiliare ha citato in giudizio un istituto bancario per ottenere la nullità di un acquisto di obbligazioni argentine e il risarcimento dei danni per violazione degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha confermato la validità del contratto-quadro preesistente al T.U.F., ma ha accolto il ricorso sul tema della prescrizione risarcimento danni. La Corte ha stabilito che il termine decennale non decorre dal momento dell'ordine di acquisto, bensì dal momento in cui il danno economico si manifesta concretamente e diventa oggettivamente percepibile per l'investitore.
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Fideiussione omnibus: la prova spetta al garante
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni garanti che contestavano la validità di una fideiussione omnibus. La Corte ha stabilito che l'onere di provare la conformità del contratto al modello ABI, vietato per violazione delle norme antitrust, spetta al garante. Inoltre, ha ribadito la validità dei contratti bancari anche se firmati solo dal cliente (c.d. monofirma), purché il contratto sia redatto per iscritto e una copia sia consegnata al cliente stesso, essendo il requisito formale posto a sua tutela.
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Contratto monofirma: la Cassazione conferma la validità
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di una società e del suo garante contro una banca. La Corte ha confermato la validità del contratto monofirma, ritenendo sufficiente la sola sottoscrizione del cliente se il contratto è redatto per iscritto e una copia è consegnata. Ha inoltre chiarito che il disconoscimento di una copia deve essere specifico, indicando le differenze con l'originale. Infine, ha qualificato la garanzia prestata come un contratto autonomo, limitando le eccezioni opponibili dal garante.
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