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Art. 2287 Codice Civile

12 provvedimenti

Esclusione Socio: Cassazione annulla per mancata prova dei gravi inadempimenti
Le Altre Socie di una società di persone hanno escluso La Socia Amministratrice e revocato il suo incarico. La Socia Amministratrice ha contestato la decisione, sostenendo che si dovevano applicare le norme sulla revoca dell'amministratore, che richiedono giusta causa e unanimità, e non quelle sull'esclusione del socio, che prevedono la maggioranza. Ha anche lamentato la mancata valutazione dei fatti a suo carico. I giudici di merito hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che i giudici inferiori hanno omesso di esaminare i fatti e le prove decisive per giustificare l'esclusione del socio. La Corte ha cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo giudizio, che dovrà valutare attentamente i fatti contestati sull'esclusione socio società di persone.
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Clausola compromissoria: esclusione socio valida, ricorso inammissibile
Un socio è stato escluso da una società e ha impugnato la delibera. Il Tribunale ha dichiarato la domanda improponibile a causa di una clausola compromissoria nello statuto, che prevedeva l'arbitrato per le controversie sociali. La Corte d'Appello ha confermato. Il Socio Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della clausola compromissoria e l'esclusione socio. La Cassazione ha chiarito che la delibera di esclusione rientra nell'attività sociale e non è automaticamente devoluta agli arbitri, ma ha comunque dichiarato inammissibile il ricorso del socio per vizi procedurali, rigettando le sue pretese e condannandolo alle spese.
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Esclusione del socio: se mancano le prove la delibera è nulla
Una società in nome collettivo ha deliberato l'esclusione del socio contestandogli svariati addebiti, tra cui prelievi ingiustificati, uso personale di beni aziendali e concorrenza sleale. Gli eredi del socio hanno impugnato la delibera. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dichiarato illegittima l'esclusione, ritenendo le accuse non provate, generiche o prive della gravità richiesta dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che l'esclusione del socio richiede un inadempimento grave, idoneo a ostacolare l'attività sociale. La valutazione su tale gravità spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, la società perde la causa e deve rimborsare le spese legali.
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Esclusione Socio Effetti Fiscali: Immediati o Dopo 30 Giorni?
L'Agenzia delle Entrate ha attribuito ai due soci superstiti di una società il reddito del terzo socio, escluso con delibera a fine anno. Il caso verte sulla decorrenza degli 'Esclusione socio effetti fiscali': sono immediati se il socio è presente alla delibera, o si producono dopo 30 giorni come previsto dal Codice Civile? La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione e l'assenza di precedenti, non ha emesso una decisione finale. Ha invece disposto un rinvio a pubblica udienza per un esame più approfondito, lasciando per ora irrisolto il dilemma sulla decorrenza fiscale dell'esclusione.
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Lite tra soci in S.n.c.: no alla competenza del Tribunale Imprese
Una socia di una società in nome collettivo (S.n.c.) cita in giudizio il socio amministratore per cattiva gestione. Il tribunale inizialmente adito si dichiara incompetente a favore della sezione specializzata per le imprese. Quest'ultima, però, solleva un conflitto di giurisdizione. La Corte di Cassazione interviene per risolvere la questione sulla competenza del Tribunale delle Imprese. La Suprema Corte stabilisce un principio chiaro: la giurisdizione delle sezioni specializzate è limitata alle società di capitali (es. S.r.l., S.p.A.) e cooperative. Le società di persone, come le S.n.c., sono escluse. Di conseguenza, la causa viene rinviata al tribunale ordinario, che è il giudice corretto per questo tipo di controversie.
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Appropriazione indebita: valida l’esclusione socio accomandatario
Un socio accomandatario di una S.a.s. veniva escluso dagli altri partner a seguito di una condanna penale per appropriazione indebita. Il socio impugnava la delibera, sollevando questioni procedurali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'esclusione. La sentenza stabilisce un principio chiave sull'esclusione socio accomandatario: essa è valida per gravi inadempienze che ledono il patto sociale e comporta automaticamente la perdita della carica di amministratore. Inoltre, la Corte ha chiarito che una rinuncia formale all'eredità non può essere revocata da comportamenti successivi non formali, validando così il quorum della delibera.
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Esclusione socio: quando ha effetto fiscale?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esclusione socio in una società di persone non ha effetto immediato, nemmeno se deliberata in presenza del socio interessato. Secondo l'art. 2287 c.c., l'efficacia dello scioglimento del rapporto sociale decorre solo dopo trenta giorni dalla comunicazione della delibera. Nel caso analizzato, l'Agenzia delle Entrate aveva erroneamente imputato l'intero reddito societario ai soli soci superstiti per l'anno d'imposta 2006, ritenendo che il terzo socio fosse già uscito dalla compagine a metà dicembre. La Suprema Corte ha invece chiarito che, non essendo ancora decorso il termine di legge al 31 dicembre, il socio escluso doveva ancora considerarsi parte della società ai fini dell'imputazione del reddito per trasparenza.
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Patto di famiglia: quando un accordo non lo è?
Una complessa controversia nata da un accordo di riorganizzazione aziendale tra familiari giunge in Cassazione. La questione centrale è se tale accordo debba essere qualificato come patto di famiglia, con la conseguente necessità della forma dell'atto pubblico a pena di nullità. La Corte d'Appello aveva escluso tale qualificazione, ritenendo l'accordo valido. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, data la rilevanza e complessità delle questioni giuridiche sollevate, in particolare sulla natura del patto di famiglia e su una garanzia atipica (fideiussio indemnitatis), ha rimesso la trattazione della causa alla pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Clausola statutaria S.r.l.: recesso e lavoro
Alcuni soci di minoranza, ex dirigenti di una società del gruppo, hanno impugnato una clausola statutaria S.r.l. che li obbligava a cedere le proprie quote al valore di patrimonio netto al momento della cessazione del rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità della clausola. Ha chiarito che non si tratta di un'ipotesi di esclusione del socio, ma di una legittima causa convenzionale di recesso obbligatorio, legata al venir meno di un requisito soggettivo previsto dallo statuto stesso (il rapporto di lavoro), e non necessita di una delibera assembleare.
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Esclusione socio amministratore: la mala gestio basta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16043/2024, ha stabilito che la grave inadempienza degli obblighi gestori da parte di un socio-amministratore, come l'omessa presentazione del rendiconto per anni, costituisce una causa legittima per la sua esclusione dalla società. La Corte ha chiarito che nelle società di persone non si può scindere la figura del socio da quella dell'amministratore, pertanto una cattiva gestione incide direttamente sul rapporto fiduciario (affectio societatis) e può giustificare l'esclusione socio amministratore.
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Prescrizione del credito pignorato: le regole
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sulla prescrizione del credito pignorato. In un caso riguardante la liquidazione della quota di un socio escluso, pignorata da suoi creditori, la Corte ha stabilito che la notifica dell'atto di pignoramento interrompe la prescrizione. Successivamente, l'avvio del giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo crea un'interruzione permanente fino alla sentenza definitiva. La Corte ha quindi respinto il ricorso della società, confermando che il diritto di credito non era prescritto.
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Revoca amministratore per giusta causa: il caso
Un'ordinanza del Tribunale di Venezia conferma la revoca dell'amministratore di una società di persone per giusta causa. La decisione si fonda principalmente sulla grave inadempienza dell'amministratore, consistente nella mancata presentazione dei rendiconti annuali alla socia non amministratrice. Questo comportamento, secondo il giudice, lede il diritto della socia al controllo e alla percezione degli utili, integrando una giusta causa di revoca e giustificando un provvedimento cautelare per il rischio di ulteriori danni alla società.
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