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Art. 2261 Codice Civile

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61 provvedimenti

Presunzione distribuzione utili: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato che, in presenza di una società a ristretta base azionaria, scatta la presunzione distribuzione utili extra-contabili ai soci. Il provvedimento stabilisce che l'atto impositivo notificato al socio è legittimo anche se motiva richiamando l'accertamento societario, poiché il socio ha il potere di consultare i documenti aziendali.
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Distribuzione utili soci: la difesa del socio
La Corte di Cassazione chiarisce che, in tema di distribuzione utili soci in società a ristretta base, il socio che non ha partecipato al processo tributario della società conserva il diritto di contestare l'esistenza stessa dei ricavi extracontabili, nonostante una sentenza definitiva sfavorevole all'ente. La Corte conferma inoltre la validità degli atti firmati da funzionari delegati privi di qualifica dirigenziale.
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Distribuzione utili extracontabili: difesa del socio
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di distribuzione utili extracontabili in una società a ristretta base, il socio può contestare l'esistenza stessa dei ricavi non contabilizzati nel proprio giudizio personale. Questo diritto sussiste anche se l'accertamento nei confronti della società è divenuto definitivo a seguito di una sentenza, purché il socio non abbia partecipato a quel processo, garantendo così il rispetto del diritto di difesa e dei limiti soggettivi del giudicato.
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Accertamento socio receduto: motivazione per relationem
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento a un ex socio di una s.r.l. per maggiori redditi da partecipazione, motivandolo 'per relationem' con rinvio a un verbale di constatazione notificato solo alla società. Poiché il contribuente aveva già lasciato la compagine sociale, la Corte di Cassazione ha confermato la nullità dell'avviso. La Corte ha stabilito che l'obbligo di motivazione non è soddisfatto se l'ex socio non ha più la possibilità di accedere alla documentazione societaria a cui l'atto impositivo fa riferimento, invalidando di fatto l'avviso di accertamento al socio receduto.
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Avviso accertamento soci: quando è valido?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante la validità di un avviso accertamento soci di una S.r.l. a ristretta base partecipativa. I soci lamentavano la mancata allegazione dell'accertamento societario presupposto. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando il principio secondo cui, in tali società, si presume la conoscenza dell'atto da parte dei soci, i quali hanno il diritto di consultare la documentazione sociale. I motivi di ricorso non sollevati nei gradi di merito sono stati inoltre dichiarati inammissibili.
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Responsabilità socio receduto: notifica obbligatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6197/2024, ha stabilito che l'atto impositivo deve essere notificato direttamente al socio che ha lasciato la società prima della notifica dell'atto stesso all'azienda. Questa decisione tutela il diritto di difesa del socio e chiarisce i limiti della responsabilità socio receduto per i debiti fiscali dell'impresa, rendendo illegittime le pretese di pagamento non precedute da tale notifica.
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Definizione agevolata: estingue il giudizio in Cassazione
Un socio di una società di persone affrontava un accertamento IVA per presunte fatture false. Mentre il caso era pendente in Corte di Cassazione, un altro socio ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge. La Corte ha quindi dichiarato estinto il giudizio, confermando che il perfezionamento della sanatoria da parte di un coobbligato estende i suoi effetti a tutti gli altri, ponendo fine alla controversia.
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Motivazione apparente e utili: la Cassazione decide
Un creditore pignora gli utili di una socia presso la società da lei partecipata. La Corte d'Appello li quantifica, ma la Cassazione annulla la decisione per motivazione apparente, non avendo spiegato in modo trasparente e logico come ha calcolato tali utili e perché certe somme dovessero essere considerate tali.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
Una contribuente, socia di una società a ristretta base cancellata dal registro imprese, ha impugnato un avviso di accertamento per IRPEF basato sulla presunzione di distribuzione degli utili extracontabili della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la cancellazione della società non incide sulla validità dell'accertamento verso il socio. La Corte ha ribadito la legittimità della presunzione distribuzione utili, ponendo a carico del socio l'onere di provare la mancata percezione dei maggiori redditi.
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Tassazione soci: reddito imputato anche se non percepito
Con l'ordinanza in esame, la Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cardine della tassazione soci nelle società di persone. Il caso riguardava una socia accomandante a cui era stato imputato un maggior reddito ai fini IRPEF, derivante da un accertamento sulla società. La socia si era difesa sostenendo di non aver mai percepito tali utili. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che, in base al principio di trasparenza fiscale (art. 5 TUIR), il reddito prodotto dalla società viene imputato ai soci 'pro quota' indipendentemente dall'effettiva distribuzione, trattandosi di una 'tipizzazione legale' e non di una presunzione superabile con prova contraria.
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Accertamenti bancari: la presunzione sui conti dei soci
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22697/2024, ha ribadito i principi in materia di accertamenti bancari. Nel caso di una società a ristretta base, le movimentazioni sui conti correnti personali dei soci possono essere presuntivamente attribuite alla società come ricavi non dichiarati. La Corte ha chiarito che l'onere di dimostrare la natura extratributaria di tali somme spetta al contribuente. A seguito di due sentenze di merito contrastanti, la Cassazione ha annullato entrambe le decisioni, rinviando il caso alla Corte di Giustizia Tributaria per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Cancellazione società: la responsabilità dei soci
Le agenzie fiscali impugnano una decisione che annullava un'ipoteca su un ex socio di una società cancellata. La Cassazione, di fronte al tema della responsabilità del socio dopo la cancellazione società, sospende il giudizio in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite per definire il principio di diritto.
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Accertamento socio: la motivazione per relationem basta
Un avviso di accertamento notificato a un socio di una società di persone, che si fonda su un precedente accertamento alla società, è legittimo anche se non allega quest'ultimo atto. La Corte di Cassazione ha confermato la validità della motivazione per relationem, in quanto il socio ha per legge il diritto e la possibilità di consultare i documenti sociali, compresi gli atti fiscali. La decisione sottolinea che il diritto di difesa del contribuente è tutelato dalla conoscibilità dell'atto presupposto.
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Accertamento socio società: obbligo di allegazione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28667/2024, ha stabilito che l'accertamento fiscale notificato al socio di una società a ristretta base non è nullo per la mancata allegazione dell'avviso di accertamento societario presupposto. Secondo la Corte, il socio ha un dovere di diligenza e un diritto di accesso ai documenti sociali che rendono l'atto presupposto conoscibile, superando il vizio formale della mancata allegazione. La decisione riforma la sentenza di secondo grado che aveva annullato la ripresa a tassazione.
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Avviso accertamento socio: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28660/2024, ha stabilito che un avviso accertamento socio di una società a ristretta base sociale è valido anche se non viene allegato l'atto impositivo presupposto notificato alla società. Secondo la Corte, il socio ha un dovere di diligenza e un diritto di accesso ai documenti sociali che gli consentono di conoscere l'atto presupposto, soddisfacendo così l'obbligo di motivazione dell'amministrazione finanziaria.
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Accertamento socio: motivazione per relationem valida
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di un avviso di accertamento socio basato sulla presunzione di distribuzione di utili non dichiarati da una S.r.l. a ristretta base sociale. L'ordinanza chiarisce che la motivazione 'per relationem' all'accertamento della società è legittima anche se quest'ultimo non è allegato all'avviso del socio. Il principio si fonda sul diritto del socio di accedere ai documenti societari (ex art. 2476 c.c.), che gli consente di conoscere le ragioni della pretesa fiscale ed esercitare pienamente il suo diritto di difesa.
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Diritto agli utili: quando il socio non può pretenderli
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio che richiedeva il pagamento degli utili di una società. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale del diritto societario: il diritto agli utili per un socio sorge esclusivamente dopo l'approvazione del rendiconto. In assenza di tale documento contabile, qualsiasi pretesa è infondata, e la richiesta del socio di far riesaminare prove alternative come le dichiarazioni fiscali costituisce un inammissibile tentativo di rivalutazione del merito.
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Presunzione distribuzione utili: onere della prova
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della presunzione di distribuzione utili ai soci di una S.r.l. a ristretta base partecipativa. L'ordinanza stabilisce che spetta al socio, e non all'Amministrazione Finanziaria, fornire la prova contraria che i maggiori ricavi accertati alla società non siano stati distribuiti, ma reinvestiti o accantonati. La Corte ha rigettato il ricorso della contribuente, che deteneva il 97,5% delle quote, ribadendo che l'onere della prova grava su di lei.
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Società a ristretta base: notifiche e oneri probatori
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito importanti aspetti fiscali riguardanti la società a ristretta base partecipativa. La Corte ha stabilito la validità della notifica degli avvisi di accertamento a mezzo posta e ha confermato che l'obbligo di motivazione verso i soci è soddisfatto anche con il semplice rinvio all'atto impositivo della società. Inoltre, ha ribadito che spetta ai soci l'onere di provare la mancata distribuzione degli utili accertati in capo alla società.
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Presunzione distribuzione utili: la prova contraria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18797/2024, ha affrontato il tema della presunzione distribuzione utili nelle società a ristretta base sociale. Nel caso esaminato, un socio unico, residente all'estero e di fatto estraneo alla gestione aziendale affidata al padre, era stato raggiunto da un avviso di accertamento per utili non dichiarati. La Corte ha cassato la decisione di merito che non aveva adeguatamente valutato le prove fornite dal contribuente per dimostrare la sua estraneità e l'interposizione fittizia. È stato stabilito che il giudice deve esaminare tutti gli elementi probatori offerti per vincere la presunzione, non potendosi limitare a una constatazione apodittica.
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