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Art. 220 CDC

8 provvedimenti

Definizione agevolata delle liti pendenti: stop ai dazi doganali
Lo Spedizioniere Doganale impugna due avvisi di accertamento per dazi antidumping non versati su merci cinesi falsamente dichiarate come provenienti da Taiwan. L'Agenzia delle Dogane lo ritiene responsabile in solido con l'importatore. Nelle more del giudizio di Cassazione, lo Spedizioniere presenta istanza per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione accoglie la richiesta, dispone la sospensione del processo e rinvia la causa a nuovo ruolo, consentendo al contribuente di perfezionare la sanatoria fiscale.
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Sospensione del processo tributario: sì alla sanatoria sanzioni
L'Agenzia delle Dogane ha rettificato la classificazione doganale di una partita di aglio importata da una società, qualificandola come aglio comune anziché aglio monobulbo e applicando dazi maggiori e sanzioni. La società ha impugnato l'atto di contestazione delle sanzioni. Giunta in Cassazione, la contribuente ha chiesto la sospensione del giudizio per aderire alla definizione agevolata (tregua fiscale). La Suprema Corte ha accolto la richiesta di sospensione del processo tributario. Sebbene la legge escluda dalla definizione agevolata i dazi doganali, in questo caso la controversia riguarda esclusivamente le sanzioni collegate ai dazi, rendendo applicabile la tregua fiscale.
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Sospensione del processo tributario: salve le sanzioni doganali
L'Agenzia delle Dogane ha rettificato la classificazione di una partita di aglio importata da una società, applicando dazi maggiori e sanzioni. La società ha impugnato l'atto, sostenendo che si trattasse di aglio monobulbo, differente dall'aglio comune. Giunta in Cassazione, la società ha chiesto la sospensione del giudizio per accedere alla definizione agevolata delle sanzioni. La Suprema Corte ha accolto la richiesta. Sebbene la legge escluda i dazi doganali dalla sanatoria, la controversia in esame riguardava esclusivamente le sanzioni collegate ai dazi. Di conseguenza, la Corte ha disposto la sospensione del processo tributario ai sensi della legge di bilancio 2023, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire la definizione della lite.
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Definizione agevolata delle sanzioni: sì anche per la dogana
Un'azienda importatrice contestava la riclassificazione doganale dell'aglio monobulbo operata dall'Agenzia delle Dogane, che aveva comportato maggiori dazi e pesanti sanzioni. Giunta in Cassazione, la società ha chiesto la sospensione del giudizio per accedere alla tregua fiscale. L'Agenzia si opponeva ritenendo la materia doganale esclusa dal beneficio. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene i dazi doganali siano esclusi dalla sanatoria, la controversia in esame riguarda esclusivamente le sanzioni collegate ai dazi. Di conseguenza, la Corte ha accolto l'istanza di sospensione, consentendo l'applicazione della definizione agevolata delle sanzioni e rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Rappresentante doganale indiretto: dazi dovuti anche in buona fede
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un intermediario, operante come rappresentante doganale indiretto, il mancato pagamento di dazi antidumping su elementi di fissaggio in acciaio. La merce era stata dichiarata originaria delle Filippine, ma proveniva in realta da Taiwan. I giudici di merito avevano annullato la richiesta ritenendo l'intermediario in buona fede. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia. La Corte ha chiarito che, mentre per le sanzioni serve la prova della negligenza, per il recupero dei dazi il rappresentante doganale indiretto risponde in solido con l'importatore per il solo fatto di aver presentato la dichiarazione doganale. Per evitare il pagamento, l'intermediario deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza professionale e che l'errore sia dipeso da un comportamento attivo e ingannevole delle autorita doganali estere.
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Dazio antidumping: la vera origine della merce è decisiva
La Corte di Cassazione ha chiarito che il dazio antidumping si applica in base all'effettiva origine della merce, anche se questa è stata oggetto di trasbordo in un paese terzo per eludere i dazi. Nel caso specifico, merci cinesi transitate in Malesia sono state correttamente assoggettate al dazio antidumping previsto per i prodotti cinesi, in quanto il semplice passaggio non ne altera l'origine. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva erroneamente ritenuto inapplicabile il dazio.
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Valore doganale: quando il Fisco non può rettificarlo
Una società importatrice si è vista contestare il valore dichiarato di merci provenienti dalla Cina. L'Agenzia Fiscale ha rettificato il valore, imponendo maggiori dazi e IVA. La Corte di Cassazione ha annullato la pretesa fiscale, stabilendo che il valore doganale primario è il 'valore di transazione', ovvero il prezzo effettivamente pagato. L'amministrazione può discostarsene solo in presenza di 'fondati dubbi' e seguendo una rigorosa procedura di contraddittorio con l'impresa, non potendo basare la rettifica su valori statistici generici se non ha prima invalidato le prove del prezzo reale.
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Valore doganale: royalties e sanzioni sproporzionate
Una multinazionale dell'abbigliamento sportivo e il suo spedizioniere contestavano un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Dogane che rettificava il valore doganale delle merci importate, includendo costi per royalties, commissioni e sviluppo, e irrogando sanzioni per oltre 7 milioni di euro. La Corte di Cassazione ha stabilito che i diritti di licenza vanno inclusi nel valore doganale se rappresentano una 'condizione della vendita', mentre le commissioni d'acquisto vanno escluse. Ha inoltre annullato le sanzioni, ritenendole sproporzionate e affermando il principio che il giudice deve disapplicare la norma interna per garantire la proporzionalità richiesta dal diritto UE. Infine, ha escluso la responsabilità dello spedizioniere per l'IVA all'importazione.
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