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Art. 2193 Codice Civile

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55 provvedimenti

Trasferimento sede estero: quando resta il fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13368/2024, ha stabilito che il trasferimento della sede all'estero, se avvenuto a ridosso della richiesta di fallimento e non reso conoscibile ai terzi, non sottrae la società alla giurisdizione italiana. La Corte ha chiarito che, in assenza di una pubblicità adeguata, il Centro degli Interessi Principali (COMI) dell'impresa rimane in Italia, legittimando la dichiarazione di fallimento da parte del tribunale italiano. La decisione sottolinea l'importanza della riconoscibilità del trasferimento sede estero da parte dei creditori.
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Azione revocatoria: prova del prezzo e sproporzione
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un atto di trasferimento immobiliare e della relativa garanzia finanziaria. L'operazione, avvenuta a un prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato e pagata con titoli di credito di dubbia esistenza, è stata considerata lesiva per i creditori. La sentenza chiarisce che la mancata prova del pagamento costituisce un elemento chiave per dimostrare la sproporzione delle prestazioni, giustificando l'applicazione dell'azione revocatoria fallimentare.
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Annullamento contratto assicurazione per aggravamento
Una società assicurata si è vista negare l'indennizzo per un incendio a causa di modifiche societarie avvenute dopo la stipula della polizza. La Compagnia chiedeva l'annullamento del contratto. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'annullamento del contratto di assicurazione, previsto dall'art. 1892 c.c., si applica solo a dichiarazioni inesatte o reticenti rese al momento della conclusione del contratto. Le circostanze successive, come l'aggravamento del rischio, sono regolate dall'art. 1898 c.c. e possono giustificare al massimo il recesso dell'assicuratore, ma non un annullamento retroattivo, soprattutto se l'evento dannoso si è già verificato.
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Società estinta: nullo l’avviso di accertamento
Una ex socia di una S.r.l. riceve un'intimazione di pagamento per debiti tributari della società, che però era già stata cancellata dal registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che gli avvisi di accertamento notificati a una società estinta sono radicalmente nulli. Di conseguenza, anche la sentenza che ne aveva confermato la legittimità è da considerarsi giuridicamente inesistente e non può produrre effetti nei confronti della ex socia.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
Un'analisi della recente ordinanza della Cassazione sulla presunzione distribuzione utili. Il caso riguarda l'accertamento fiscale diretto al socio di una società cancellata, a sua volta socia di un'altra società con utili extrabilancio. La Corte ha ritenuto legittima la presunzione, estendendola attraverso la catena partecipativa a ristretta base sociale, anche in assenza di un accertamento intermedio.
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Improcedibilità ricorsi fallimentari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una dichiarazione di fallimento, stabilendo che la norma sull'improcedibilità dei ricorsi fallimentari, introdotta durante l'emergenza pandemica, deve essere interpretata restrittivamente. L'eccezione prevista per le istanze del Pubblico Ministero non poteva essere applicata per analogia a casi non espressamente contemplati, rendendo il ricorso originario improcedibile fin dall'inizio.
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Fondo patrimoniale: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due coniugi contro la revoca del loro fondo patrimoniale. Il ricorso contestava la legittimazione delle banche creditrici a causa di una fusione non iscritta e di vizi nella procura legale. La Corte ha respinto i motivi, sottolineando la conoscenza effettiva della fusione da parte dei ricorrenti e la possibilità di sanare i vizi di rappresentanza, confermando così la decisione dei giudici di merito sulla revocabilità del fondo patrimoniale.
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Cancellazione società: quando è opponibile ai terzi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito un punto cruciale sull'efficacia della cancellazione società dal registro delle imprese. La Corte ha stabilito che la data che conta per l'opponibilità ai terzi (incluso il Fisco) è quella dell'effettiva iscrizione della cancellazione nel registro, non una data retroattiva stabilita da un provvedimento giudiziario. Di conseguenza, le notifiche di atti fiscali avvenute prima di tale iscrizione sono valide, mentre quelle successive devono essere indirizzate agli ex soci per essere efficaci.
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Litisconsorzio necessario: accertamento nullo
La Corte di Cassazione ha annullato un intero procedimento giudiziario relativo a un accertamento fiscale nei confronti di una società di persone e di un suo socio. La decisione si fonda sulla violazione del principio del litisconsorzio necessario, poiché al processo non avevano partecipato la società (dichiarata fallita) e un altro socio. La Corte ha ribadito che l'accertamento del reddito delle società di persone è un atto unitario e inscindibile, che richiede la partecipazione di tutti i soggetti interessati al medesimo giudizio, pena la nullità assoluta dell'intero procedimento.
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Accordo conciliativo: estinzione del giudizio fiscale
Un contenzioso fiscale, relativo a redditi di partecipazione non dichiarati da una socia di una S.A.S., è giunto fino in Cassazione. Tuttavia, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo, spingendo la Corte a dichiarare la cessata materia del contendere e l'estinzione del giudizio, con compensazione delle spese legali come pattuito nell'accordo stesso.
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Recesso cessione d’azienda: quando scatta il termine?
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale in materia di cessione d'azienda. In un caso riguardante un trasferimento aziendale con efficacia differita, la Corte ha stabilito che il termine di tre mesi per l'esercizio del diritto di recesso da parte del terzo contraente (nel caso di specie, un istituto di credito) decorre non dalla comunicazione dell'accordo di cessione, ma dal momento in cui il trasferimento diventa effettivamente operativo. Questa interpretazione dell'art. 2558 c.c. tutela il contraente ceduto, permettendogli di valutare la nuova controparte al momento del suo effettivo subentro. La sentenza, pur confermando questo principio, è stata cassata con rinvio per un vizio di motivazione su un altro aspetto della controversia.
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Soggettività passiva tributaria: quando nasce l’obbligo?
Una società riceve un accertamento fiscale per un anno d'imposta precedente alla sua iscrizione nel registro imprese. La società contesta la propria soggettività passiva tributaria per quel periodo. La Cassazione, data la novità e l'importanza della questione, rimette la decisione a una pubblica udienza per un esame approfondito.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non impugnato
La Corte di Cassazione chiarisce che se una sentenza di primo grado si fonda su più ragioni autonome (ratio decidendi), l'appellante deve impugnarle tutte. Se anche una sola ragione non viene contestata, essa passa in giudicato, rendendo l'intero appello inammissibile. Nel caso specifico, un accertamento fiscale era stato annullato sia per carenza di legittimazione passiva del contribuente sia per un vizio di motivazione. L'Agenzia delle Entrate aveva appellato solo il primo motivo, determinando l'inammissibilità del proprio gravame.
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Notifica sede legale: quando è valida all’ex sede?
Una società contesta un'ingiunzione di pagamento per tasse sulla pubblicità, sostenendo che la notifica sede legale dell'avviso di accertamento prodromico sia avvenuta al vecchio indirizzo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno ritenuto inammissibili le censure del ricorrente in quanto miravano a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità, soprattutto in presenza di una "doppia conforme" sentenza di merito.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Trento ha disposto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società, respingendo le sue eccezioni. La società debitrice sosteneva di non essere soggetta alla procedura in quanto 'impresa minore' e contestava la legittimità del credito. Il Tribunale ha affermato che la legittimazione del creditore era incontestabile, poiché basata su un decreto ingiuntivo definitivo. Inoltre, la società debitrice non ha fornito la prova di possedere congiuntamente tutti i requisiti per essere considerata 'impresa minore'. Infine, lo stato di insolvenza è stato confermato da numerosi debiti non pagati verso il ricorrente, l'erario e altri fornitori, superando ampiamente la soglia di legge.
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