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Art. 216, comma 1, n. 1 Legge Fallimentare

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51 provvedimenti

Bancarotta distrattiva: somme mai entrate in cassa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta distrattiva a carico del legale rappresentante di una società cooperativa fallita. L'imputato aveva intercettato e trattenuto somme di denaro versate da terzi e destinate alla società. Secondo la Corte, il reato di bancarotta distrattiva si configura non solo quando si sottraggono beni già presenti nel patrimonio sociale, ma anche quando si impedisce che somme dovute entrino a farne parte, danneggiando così i creditori.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico degli amministratori di una S.r.l. per due operazioni: la vendita di un immobile con pagamento differito senza garanzie reali e il pagamento di una fideiussione a favore di una società collegata già in dissesto. La sentenza ribadisce che il reato si configura come illecito di pericolo concreto, dove è sufficiente che l'atto di depauperamento sia idoneo a mettere a rischio le garanzie dei creditori, anche se compiuto quando la società era formalmente in bonis.
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Bancarotta fraudolenta: quando si configura il dolo?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta a un amministratore per la distrazione di beni aziendali, anche se di valore modesto. La Corte ha ritenuto irrilevante la presunta irrisorietà del valore e ha ribadito che il dolo generico è sufficiente, inferibile dal comportamento dell'imputato. Esclusa anche l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) a causa dei limiti di pena previsti per il reato.
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Bancarotta fraudolenta infragruppo: i vantaggi compensativi
La Corte di Cassazione affronta un caso di bancarotta fraudolenta infragruppo, confermando la condanna di un amministratore per aver distratto fondi da una società poi fallita a favore di un'altra società del gruppo. La sentenza chiarisce che, per escludere il reato, non basta invocare l'appartenenza a un gruppo, ma è necessario dimostrare l'esistenza di concreti vantaggi compensativi per la società che ha effettuato il pagamento. In assenza di tale prova, l'operazione è considerata distrattiva e penalmente rilevante.
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Ricorso inammissibile e amministratore di fatto
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due soggetti condannati per bancarotta fraudolenta. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici e miravano a una rivalutazione dei fatti, come la qualifica di amministratori di fatto e l'analisi delle prove, attività non consentita nel giudizio di legittimità. La condanna e il diniego delle attenuanti generiche sono stati quindi confermati.
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Bancarotta fraudolenta affitto: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta affitto. L'imputato aveva concesso in locazione quindicennale l'unico albergo della sua società, poi fallita, a un'altra società amministrata dalla moglie, senza mai incassare i canoni. La Corte ha stabilito che tale operazione, unita all'emissione di una fattura fittizia per canoni anticipati mai versati, costituisce un atto di distrazione finalizzato a sottrarre il bene ai creditori, confermando la condanna.
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Lavoro pubblica utilità: inefficace se non rieducativo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per bancarotta fraudolenta, il quale contestava il diniego della pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo che, data la gravità dei reati, le poche ore di lavoro settimanali previste dalla legge sarebbero state del tutto prive di efficacia rieducativa, rendendo la sanzione inadeguata.
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Bancarotta fraudolenta: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta. I motivi del ricorso sono stati ritenuti una mera ripetizione di quelli già presentati in appello, quindi non specifici. La Corte ha confermato la responsabilità dell'amministratore per non aver vigilato sull'operato dell'amministratore di fatto e per aver partecipato alla distrazione di beni immobili della società, già insolvente, attraverso un accollo di debito non liberatorio.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e bancarotta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3659/2025, ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e volti a una non consentita rivalutazione dei fatti, confermando così la decisione della Corte d'Appello e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Bancarotta da falso in bilancio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta da falso in bilancio e distrazione di beni. La Corte conferma che la sopravvalutazione di immobili e crediti per nascondere il dissesto e proseguire l'attività integra il reato, aggravando la situazione patrimoniale della società fallita.
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Circostanze attenuanti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per reati fallimentari. La richiesta di maggiore riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche è stata respinta perché basata su argomentazioni troppo astratte e non specifiche, confermando l'ampia discrezionalità del giudice di merito nel bilanciare le circostanze.
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