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Art. 213 L.Fall.

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Giudicato endofallimentare: fondi UE salvi dai creditori
Una cooperativa creditrice ha contestato il piano di riparto finale di una cooperativa in liquidazione coatta amministrativa, opponendosi all'assegnazione esclusiva di fondi europei a una specifica categoria di creditori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la destinazione di tali somme era già stata definita nello stato passivo. Poiché la creditrice non aveva impugnato tempestivamente lo stato passivo, si è formato il giudicato endofallimentare. Di conseguenza, il piano di riparto, che si limita a dare esecuzione a quanto già deciso in precedenza, non può essere modificato. La creditrice è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Rendiconto concorsuale: poteri di contestazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la curatela fallimentare è pienamente legittimata a contestare il rendiconto concorsuale presentato dai precedenti commissari liquidatori, anche qualora sia stato precedentemente avviato un giudizio ordinario di rendiconto. La decisione chiarisce che l'approvazione del conto da parte dell'Autorità di Vigilanza non preclude il sindacato del giudice ordinario, poiché il controllo giudiziale è volto a verificare la diligenza professionale e la correttezza dell'operato gestorio rispetto ai precetti legali.
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Rendiconto: obblighi dei commissari liquidatori
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni ex commissari liquidatori di una procedura di amministrazione straordinaria, confermando l'obbligo di rendiconto nei confronti della curatela fallimentare subentrante. La controversia nasce dalla contestazione dei curatori circa pagamenti prededucibili effettuati dai commissari senza le necessarie autorizzazioni ministeriali e senza il preventivo accertamento del passivo. La Suprema Corte ha stabilito che la pendenza di un giudizio ordinario di rendiconto non preclude l'esercizio delle contestazioni nella sede fallimentare speciale, data l'autonomia delle due procedure e la legittimazione del curatore a verificare l'operato dei predecessori.
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Ripartizione somme irreperibili: la guida completa
La Corte di Cassazione ha chiarito che la riforma del 2006 relativa alla ripartizione somme irreperibili non ha efficacia retroattiva. In una procedura di liquidazione coatta amministrativa aperta nel 1993, un creditore ha richiesto l'assegnazione dei fondi accantonati per soggetti non rintracciati. La Suprema Corte ha stabilito che, per le procedure vecchie, il deposito delle somme presso un istituto di credito ha valore di pagamento definitivo e i fondi non possono essere redistribuiti tra gli altri creditori.
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Residuo attivo e concordato: il calcolo del reddito
La Corte di Cassazione ha stabilito che, al termine di una procedura concorsuale chiusa con concordato, il calcolo del reddito d'impresa basato sul "residuo attivo" deve tenere conto delle passività non ancora soddisfatte ma previste dal piano concordatario. L'Amministrazione Finanziaria sosteneva che il reddito dovesse essere calcolato sul valore degli asset senza considerare i debiti residui. La Corte ha rigettato questa interpretazione, affermando che il residuo attivo deve riflettere il valore fiscale netto dell'azienda, dato dalla differenza tra attività e passività, poiché l'omologazione del concordato non estingue i debiti ma ne modifica le modalità di pagamento.
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Somme irreperibili: la Cassazione sulla vecchia legge
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nelle procedure di amministrazione straordinaria soggette alla normativa anteriore al 2006, le somme accantonate per i creditori irreperibili non possono essere redistribuite agli altri creditori insoddisfatti. La sentenza chiarisce che il deposito di tali somme aveva un effetto liberatorio definitivo per la procedura, impedendo ogni successiva ripartizione, a differenza di quanto previsto dalla legge attuale. Di conseguenza, è stato respinto il ricorso di una società garante che, dopo aver soddisfatto alcuni creditori, chiedeva l'assegnazione di tali fondi residui.
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Crediti irreperibili: le somme non si ridistribuiscono
La Corte di Cassazione ha stabilito che nelle procedure di amministrazione straordinaria iniziate prima della riforma del 2006, le somme accantonate per i crediti irreperibili non possono essere redistribuite agli altri creditori. La vecchia normativa prevedeva un "effetto liberatorio" del deposito di tali somme, che quindi fuoriuscivano definitivamente dal patrimonio della procedura, impedendo ogni successiva ripartizione. La richiesta di una società controllante, che aveva agito anche come garante, di ottenere tali fondi è stata pertanto respinta.
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Crediti irreperibili: fondi negati al garante pagatore
Una società garante ha saldato i debiti di un'altra società in amministrazione straordinaria. Successivamente, ha richiesto i fondi accantonati per i "crediti irreperibili" che aveva pagato. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che, secondo la normativa antecedente alla riforma del 2006, il deposito di tali somme aveva un effetto liberatorio, rendendole non disponibili per una nuova distribuzione. Il diritto di surroga del garante non gli conferiva un accesso automatico a questi fondi specifici senza una formale ammissione preventiva del suo credito.
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Prescrizione azione risarcitoria: l’istanza al passivo
Un gruppo di investitori ha citato in giudizio un'autorità di vigilanza per omesso controllo su un intermediario fallito. La Corte di Cassazione sta valutando se la domanda di ammissione al passivo dell'intermediario abbia interrotto la prescrizione dell'azione risarcitoria anche nei confronti dell'autorità, quale coobbligata. La Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per un esame approfondito.
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