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Art. 2126 Codice Civile

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535 provvedimenti

Prescrizione crediti lavoro pubblico: la Cassazione
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato con un'azienda ospedaliera. La Cassazione, però, chiarisce che la prescrizione dei crediti da lavoro pubblico decorre durante il rapporto e non dalla sua cessazione, accogliendo il ricorso dell'ente. Questa decisione si basa sull'assenza di 'metus' (timore di ritorsioni) per il lavoratore pubblico contrattualizzato, a differenza del settore privato.
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Prescrizione danno pubblico impiego: 10 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25201/2024, ha respinto il ricorso di un ente pubblico, stabilendo che la prescrizione per il danno da reiterazione abusiva di contratti a termine nel pubblico impiego è decennale e non quinquennale. La Corte ha ribadito la natura contrattuale della responsabilità della P.A., escludendo la tesi della responsabilità precontrattuale. La decisione consolida un orientamento giurisprudenziale ventennale a tutela dei lavoratori precari del settore pubblico.
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Società in house: contratto nullo senza concorso
Un giornalista impugna un contratto a progetto con una società in house, chiedendone la conversione. La Corte d'Appello dichiara la nullità del contratto per violazione dell'obbligo di selezione pubblica. In Cassazione, il ricorrente rinuncia e il giudizio si estingue. Il caso evidenzia la disciplina speciale per l'assunzione nelle società in house.
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Danno da ritardo assunzione: la prescrizione è breve
Un lavoratore, assunto con grave ritardo da una Pubblica Amministrazione, ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando che il diritto al risarcimento per il danno da ritardo assunzione si prescrive in cinque anni. La Corte ha qualificato la responsabilità dell'ente come extracontrattuale, poiché al momento del ritardo non esisteva ancora un rapporto di lavoro. Le precedenti azioni legali del lavoratore non sono state ritenute idonee a interrompere validamente tale termine di prescrizione.
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Lavoro autonomo avvocato: quando è genuino
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28274/2024, ha stabilito che la collaborazione di un legale con un grande studio legale si qualifica come lavoro autonomo avvocato quando, nonostante l'integrazione organizzativa, il professionista mantiene autonomia decisionale sul contenuto tecnico della prestazione. La Corte ha rigettato il ricorso di un'avvocata che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato, sottolineando che elementi come la mono-committenza, l'uso di risorse dello studio e un compenso fisso non sono sufficienti a provare la subordinazione in assenza di un potere direttivo e conformativo del committente.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione e la rinuncia
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce gli effetti della rinuncia al ricorso a seguito di un accordo transattivo. In una controversia tra un lavoratore e un ente pubblico, le parti hanno presentato ricorso principale e incidentale contro la decisione della Corte d'Appello. Tuttavia, prima della discussione, hanno raggiunto un accordo e rinunciato agli atti. La Suprema Corte, prendendo atto della volontà delle parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi sulle spese legali data la rinuncia reciproca.
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Dichiarazione non veritiera: licenziamento legittimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una dichiarazione non veritiera riguardo a precedenti penali, resa in fase di assunzione nel pubblico impiego, determina la nullità del contratto di lavoro e la conseguente decadenza dall'impiego. Anche se il reato è estinto e la pena sospesa, l'omissione di un requisito ostativo previsto dal bando vizia geneticamente il rapporto, rendendo legittima la risoluzione da parte della Pubblica Amministrazione.
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Rivalutazione dei fatti: Cassazione e limiti del ricorso
L'appello di un lavoratore per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato viene respinto. La Corte di Cassazione ha confermato che il ricorso è inammissibile se mira a una mera rivalutazione dei fatti, competenza esclusiva dei giudici di merito. Anche la domanda per indebito arricchimento è stata considerata accessoria e non autonoma.
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Riqualificazione rapporto di lavoro e Comune capofila
La Corte di Cassazione affronta un caso di riqualificazione rapporto di lavoro da autonomo a subordinato di un'animatrice di comunità impiegata da un Comune, ente capofila di un Ambito Sociale di Zona. La Corte conferma che l'Ambito non ha personalità giuridica autonoma e che il Comune capofila è il reale datore di lavoro, responsabile delle obbligazioni. La sentenza ribadisce che la natura del rapporto dipende dalle concrete modalità di svolgimento della prestazione. Tuttavia, il ricorso del Comune viene accolto limitatamente all'eccezione di prescrizione, non esaminata dalla Corte d'Appello, con rinvio per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Demansionamento dirigenza sanitaria: la Cassazione
Un dirigente medico veterinario ha agito in giudizio contro un'azienda sanitaria a seguito di una riorganizzazione che ha comportato la cessazione dei suoi incarichi di direttore. Sosteneva di aver subito un demansionamento e chiedeva il risarcimento dei danni e il pagamento di differenze retributive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che, nel contesto di una riorganizzazione aziendale, la modifica degli incarichi per la dirigenza sanitaria, che è inquadrata in un ruolo unico, non costituisce automaticamente un demansionamento. Inoltre, ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso volti a una rivalutazione dei fatti e delle prove, confermando la legittimità dell'operato dell'azienda sanitaria.
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Lavoro subordinato sanità: gli indici decisivi
Un medico con contratto di collaborazione vince in Cassazione. La Corte conferma la natura di lavoro subordinato sanità basandosi su indici come l'inserimento stabile nell'organizzazione, la sottoposizione a direttive e turni, e l'obbligo di timbratura, condannando l'azienda sanitaria al pagamento delle differenze retributive e TFR.
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Riqualificazione rapporto: il caso del medico precario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda ospedaliera contro la riqualificazione rapporto di lavoro di una dottoressa, da collaborazione a subordinato. La decisione evidenzia l'impossibilità di contestare in Cassazione l'accertamento dei fatti e l'importanza di sollevare le eccezioni nei gradi di giudizio corretti.
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Indennità responsabile di branca: quando spetta?
Una specialista medica, dopo la scadenza formale del suo incarico, ha continuato a svolgere le funzioni di capo branca. L'azienda sanitaria ha interrotto il pagamento dell'indennità specifica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della dottoressa, stabilendo che senza un rinnovo formale previsto dal contratto collettivo, cessa il diritto all'indennità responsabile di branca, anche se le mansioni vengono di fatto proseguite.
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Cessione ramo d’azienda nulla: stipendio integrale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31185/2025, ha rigettato il ricorso di una società IT, confermando la sua condanna al pagamento integrale delle retribuzioni a favore di alcuni lavoratori. Il caso riguarda una cessione di ramo d'azienda dichiarata nulla. I giudici hanno ribadito che, in tale ipotesi, il rapporto di lavoro con il cedente non si interrompe mai. Di conseguenza, il datore di lavoro che non riammette in servizio il dipendente che offre la propria prestazione è tenuto a versare l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale consolidato in materia di cessione ramo d'azienda nulla.
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Contratto a progetto pubblico: niente conversione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un lavoratore con un contratto a progetto illegittimo stipulato con un ente pubblico non economico. La Corte ha confermato che, nonostante l'illegittimità del contratto, il rapporto di lavoro non può essere convertito in uno a tempo indeterminato a causa delle specifiche norme che regolano l'accesso al pubblico impiego. Al lavoratore spetta unicamente una tutela risarcitoria, escludendo la possibilità di stabilizzazione.
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Contrattazione collettiva pubblico impiego: la Cassazione
Un lavoratore di un consorzio pubblico per le autostrade ha richiesto aumenti salariali basati su un CCNL del settore privato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che i rapporti di lavoro con enti pubblici sono regolati esclusivamente dalla contrattazione collettiva pubblico impiego. L'applicazione di fatto di un contratto privato da parte della P.A. è stata considerata illegittima e non idonea a creare diritti acquisiti.
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CCNL Pubblico Impiego: No a contratti privati
La Cassazione ha stabilito che per il personale di un ente pubblico non economico non è applicabile un CCNL del settore privato, anche se applicato in passato. La disciplina del rapporto di lavoro, inclusa la retribuzione, è regolata esclusivamente dal CCNL Pubblico Impiego di comparto e dalle leggi specifiche, come il D.Lgs. 165/2001 e le leggi regionali. L'applicazione di fatto di un contratto diverso non genera diritti acquisiti.
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CCNL Pubblico Impiego: no a contratti privati
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rapporto di lavoro con un ente pubblico è regolato esclusivamente dal CCNL Pubblico Impiego di riferimento. È stata respinta la richiesta di alcuni dipendenti di un consorzio pubblico di ottenere aumenti salariali previsti da un contratto del settore privato, nonostante l'ente lo avesse parzialmente applicato in passato. La Corte ha chiarito che il 'comportamento concludente' di un ente pubblico non può prevalere sulla normativa specifica del pubblico impiego.
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Contrattazione collettiva pubblico impiego: no al CCNL
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti di un consorzio autostradale, ente pubblico non economico, che chiedevano l'applicazione di aumenti retributivi previsti da un CCNL del settore privato. La Corte ha stabilito che la contrattazione collettiva pubblico impiego è disciplinata da norme specifiche (in questo caso, una legge regionale e il D.Lgs. 165/2001), che escludono l'applicazione di contratti collettivi privati. La precedente applicazione di fatto del CCNL privato da parte dell'ente non crea un diritto acquisito per i lavoratori, poiché la legge successiva impone un regime giuridico inderogabile.
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Anzianità pre-ruolo: Sì al riconoscimento per i somministrati
Una lavoratrice impiegata per anni presso un'agenzia pubblica tramite contratti di somministrazione ha ottenuto il riconoscimento della sua anzianità pre-ruolo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in base al principio di non discriminazione, il servizio prestato deve essere pienamente valorizzato ai fini sia economici che di progressione di carriera, anche se il rapporto di lavoro non può essere convertito in un contratto a tempo indeterminato con la Pubblica Amministrazione.
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