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Art. 2122 Codice Civile

5 provvedimenti

Termine per l’impugnazione: la Cassazione dà ragione agli eredi
I Figli e l'Ex Moglie di un lavoratore deceduto hanno chiesto al Tribunale la ripartizione del TFR. Il Tribunale ha deciso con un decreto. Gli eredi hanno impugnato la decisione davanti alla Corte d'Appello, che ha però dichiarato il ricorso fuori tempo massimo, ritenendo applicabile il termine di dieci giorni previsto per i decreti. La Cassazione ha ribaltato la decisione: quando la legge impone che una controversia sia decisa con sentenza, la forma del provvedimento non conta. Il provvedimento del Tribunale, sebbene chiamato decreto, era a tutti gli effetti una sentenza. Di conseguenza, il corretto termine per l'impugnazione era quello ordinario di trenta giorni. I ricorrenti hanno quindi vinto il ricorso e la causa tornerà in Corte d'Appello per essere decisa nel merito.
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Efficacia retroattiva CCNL: pensione più alta per l’ex dirigente
Un dirigente pubblico, andato in pensione, si è visto negare dal Ministero l'applicazione dei benefici economici di un nuovo contratto collettivo. Il contratto era stato firmato dopo la sua uscita dal servizio ma copriva, con effetto retroattivo, anche il suo ultimo periodo lavorativo. La Corte di Cassazione ha dato ragione al dirigente, stabilendo un principio importante sull'efficacia retroattiva del CCNL: se il testo del contratto non distingue tra dipendenti in servizio e dipendenti cessati, i suoi benefici economici si estendono anche a chi è andato in pensione nel periodo di vigenza contrattuale. La sua richiesta di risarcimento per la perdita di altre opportunità di carriera è stata invece respinta.
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Assunzione pubblico impiego: nullo senza concorso
Un giornalista, assunto da un ente regionale senza una procedura concorsuale pubblica, si era dimesso per giusta causa chiedendo la relativa indennità. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del rapporto di lavoro, in quanto l'assunzione pubblico impiego a tempo indeterminato deve inderogabilmente avvenire tramite concorso. Di conseguenza, è stato negato il diritto all'indennità, poiché un contratto nullo non può produrre tali effetti, riconoscendo al lavoratore solo il diritto alla retribuzione per l'attività effettivamente svolta.
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TFR datore di lavoro fallito: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10082/2025, ha stabilito che il lavoratore ha il diritto di richiedere l'intero ammontare del suo TFR al datore di lavoro fallito, anche per le quote che l'azienda avrebbe dovuto versare al Fondo di Tesoreria dell'INPS. La sentenza chiarisce che il TFR mantiene sempre la sua natura di credito retributivo e l'inadempimento del datore di lavoro non trasferisce il debito all'INPS, legittimando pienamente l'azione del dipendente nell'ambito della procedura fallimentare.
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Continuità rapporto di lavoro: il weekend non interrompe
La Corte d'Appello di Bologna ha riformato una sentenza di primo grado, stabilendo che la continuità del rapporto di lavoro non si interrompe se tra la cessazione di un impiego pubblico e l'inizio di uno nuovo intercorrono solo un sabato e una domenica. Di conseguenza, gli eredi di un lavoratore deceduto hanno ottenuto il diritto a percepire il TFR maturato anche nel precedente rapporto di lavoro (1989-2012), poiché la Corte ha ritenuto prevalente la volontà delle parti e l'unicità sostanziale del percorso lavorativo, superando l'eccezione di prescrizione sollevata dall'ente previdenziale.
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