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Art. 2116 Codice Civile

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214 provvedimenti

Iscrizione fondo previdenza: il CCNL è decisivo
Una società contestava l'obbligo di iscrizione al fondo previdenza di un proprio dipendente, in quanto non svolgeva mansioni tipiche del settore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il criterio determinante è l'applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di categoria al rapporto di lavoro, a prescindere dall'attività concreta svolta dal dipendente.
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Plusorario medico: quando è base imponibile?
Un medico ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, una struttura sanitaria, per l'omesso versamento dei contributi previdenziali sul compenso percepito per il lavoro in 'plusorario'. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7212/2024, ha stabilito che il compenso per il plusorario medico, essendo strettamente connesso al rapporto di lavoro subordinato, rientra a pieno titolo nell'imponibile previdenziale. La Corte ha rigettato le argomentazioni dell'ospedale, che sosteneva la natura autonoma di tali prestazioni, e ha cassato con rinvio la sentenza d'appello per non essersi pronunciata sulla domanda di risarcimento per il futuro danno pensionistico.
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Onere della prova contributi: chi deve dimostrarli?
Un lavoratore ha richiesto un ricalcolo della pensione per contributi non versati. La Cassazione ha stabilito che l'onere della prova contributi spetta sempre al lavoratore, anche se l'ente previdenziale non si costituisce in giudizio. La domanda è stata respinta nel merito ma accolta solo sulla questione delle spese legali.
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Indennità di buonuscita: il riscatto è necessario
Una lavoratrice ha richiesto l'inclusione di un periodo di lavoro non di ruolo nel calcolo della sua indennità di buonuscita. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, stabilendo che, poiché quel periodo non era legalmente soggetto a contribuzione obbligatoria, la lavoratrice avrebbe dovuto presentare una specifica domanda di riscatto. Il principio dell'automatismo delle prestazioni, in questo caso, non è applicabile.
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Accredito contributi omessi: diritti del lavoratore
Un lavoratore ha citato in giudizio l'ente previdenziale per ottenere l'accredito dei contributi omessi dal suo ex datore di lavoro. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 701/2024, ha respinto il ricorso, chiarendo che il lavoratore non ha un diritto ad agire contro l'ente per ottenere l'accredito contributi omessi. Il sistema tutela il lavoratore attraverso il principio di automaticità delle prestazioni e l'azione risarcitoria contro il datore di lavoro inadempiente, ma non con un'azione di condanna all'accredito nei confronti dell'ente.
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Danno pensionistico: quando inizia la prescrizione?
Un lavoratore, illegittimamente cancellato dalle liste di collocamento, ha subito un danno pensionistico per mancati contributi. La Corte d'Appello, su rinvio della Cassazione, ha stabilito che la prescrizione per tale danno decorre dal momento della maturazione del diritto alla pensione e non dall'atto illecito. Il risarcimento è stato limitato al periodo di effettiva illegittimità della cancellazione.
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Omissione contributiva: il datore risarcisce il danno
Un ex dirigente medico ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, un ospedale, per omissione contributiva sui compensi ricevuti per attività in 'plus orario' tra il 1994 e il 2004. L'ospedale sosteneva che tali compensi derivassero da lavoro autonomo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che si trattava di lavoro dipendente e che l'omissione contributiva dava diritto al risarcimento del danno. È stato chiarito che il lavoratore può scegliere tra l'azione risarcitoria e la costituzione di una rendita vitalizia, senza che la mancata richiesta di quest'ultima costituisca concorso di colpa.
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Contributi figurativi: no al cumulo dopo il transito
Un ex controllore di volo, dopo aver lasciato le Forze Armate per un ruolo civile, ha citato in giudizio l'Ente Previdenziale per ottenere il riconoscimento dei contributi figurativi nella sua nuova posizione pensionistica. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto la richiesta. È stato stabilito che, al momento della costituzione di una posizione assicurativa nel regime generale per chi cessa dal servizio statale senza aver maturato il diritto a pensione, viene considerato solo il periodo di servizio effettivo, escludendo gli aumenti figurativi, che sono benefici specifici del regime di provenienza.
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Indennità di mobilità: il giudicato riflesso sull’INPS
La Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori per l'ottenimento dell'indennità di mobilità. La Corte ha confermato la decadenza per alcuni e, per altri, ha applicato il principio del giudicato riflesso, estendendo all'ente previdenziale gli effetti di una precedente sentenza tra lavoratori e datore di lavoro sulla classificazione aziendale, escludendo così il diritto alla prestazione.
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Onere di allegazione: prova e domanda inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una lavoratrice per il mancato riconoscimento dell'indennità di disoccupazione. La decisione si fonda sul principio dell'onere di allegazione: non basta produrre documenti se nel ricorso non vengono esplicitati i fatti che costituiscono il diritto. La ricorrente aveva contestato solo la mancata prova, ignorando la censura sulla mancata allegazione, rendendo così inefficace la sua impugnazione.
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Licenziamento disciplinare: la valutazione globale
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento disciplinare basato su una serie di inadempimenti reiterati nel tempo. La sentenza stabilisce che, per valutare la proporzionalità della sanzione, il giudice deve considerare il comportamento complessivo del lavoratore e non i singoli episodi in modo isolato. In questo caso, la condotta negligente di un medico, già sanzionato con multa e sospensione, ha giustificato il recesso datoriale. Viene inoltre accolta la domanda dell'azienda per la restituzione delle somme versate in esecuzione di una precedente sentenza d'appello poi annullata.
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Danno previdenziale e giudicato: la Cassazione
Una lavoratrice ha richiesto il risarcimento per danno previdenziale derivante dal mancato versamento dei contributi su mansioni superiori svolte in passato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che il diritto alle differenze retributive per lo stesso periodo era già stato dichiarato prescritto in un precedente giudizio. Tale giudicato ha un effetto preclusivo, impedendo un nuovo accertamento sullo svolgimento delle mansioni e rendendo infondata la successiva richiesta di risarcimento per il danno previdenziale.
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Omissione contributiva: risarcimento anche generico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un importante principio in materia di omissione contributiva. Se da un lato la stabilizzazione del lavoratore precario esclude il diritto al risarcimento del cosiddetto danno eurounitario, dall'altro non preclude l'azione per i danni derivanti dalla mancata regolarizzazione dei contributi. La Corte ha chiarito che il lavoratore può agire con una domanda di condanna generica contro il datore di lavoro anche prima del raggiungimento dell'età pensionabile, senza la necessità di coinvolgere l'ente previdenziale nel giudizio.
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Ripetizione indebito pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla ripetizione indebito pubblico impiego, confermando il diritto/dovere di un ente pubblico di recuperare emolumenti accessori erroneamente corrisposti ai propri dipendenti. L'ordinanza chiarisce che la buona fede del lavoratore non impedisce la restituzione delle somme, sebbene le modalità di recupero debbano essere eque e rispettose della situazione del debitore. Il ricorso dei lavoratori è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali e di merito, ribadendo che l'onere di provare il diritto a trattenere le somme grava sul dipendente.
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Automaticità prestazioni e DIS-COLL: il caso risolto
Un lavoratore a progetto si è visto negare l'indennità di disoccupazione (DIS-COLL) a causa di contributi non versati dal committente. La Corte d'Appello aveva esteso il principio di automaticità delle prestazioni, tipico del lavoro subordinato, anche a questo caso. Tuttavia, prima della decisione della Corte di Cassazione, l'ente previdenziale ha accolto la domanda del lavoratore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, chiudendo il caso senza una pronuncia sul merito della questione giuridica e compensando le spese processuali.
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Principio di automaticità: no per Gestione Separata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31303/2024, ha stabilito che il principio di automaticità delle prestazioni non si applica ai lavoratori iscritti alla Gestione Separata. In caso di mancato versamento dei contributi da parte del committente, il collaboratore non ha diritto all'indennità, poiché resta coobbligato al versamento, a differenza del lavoratore dipendente. La Corte ha così riformato la decisione di merito che aveva concesso l'indennità DIS-COLL a un lavoratore a progetto.
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TFR datore di lavoro fallito: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10082/2025, ha stabilito che il lavoratore ha il diritto di richiedere l'intero ammontare del suo TFR al datore di lavoro fallito, anche per le quote che l'azienda avrebbe dovuto versare al Fondo di Tesoreria dell'INPS. La sentenza chiarisce che il TFR mantiene sempre la sua natura di credito retributivo e l'inadempimento del datore di lavoro non trasferisce il debito all'INPS, legittimando pienamente l'azione del dipendente nell'ambito della procedura fallimentare.
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Automaticità prestazioni: no per i co.co.co
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio di automaticità delle prestazioni previdenziali non si applica ai collaboratori coordinati e continuativi iscritti alla Gestione Separata. Se il committente non versa i contributi, il lavoratore non può ottenere automaticamente la prestazione dall'ente previdenziale, poiché l'obbligazione contributiva è considerata personale. La Corte ha quindi ribaltato le precedenti decisioni di merito che avevano dato ragione al lavoratore, rigettando la sua domanda originaria.
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Omesso versamento ritenute: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un datore di lavoro per l'omesso versamento delle ritenute previdenziali. La sentenza chiarisce che il reato è di natura omissiva e che la prova del pagamento degli stipendi (presupposto del reato) può essere desunta dai modelli DM10, i quali costituiscono una confessione stragiudiziale. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti generiche a fronte della sistematicità e gravità della condotta, sottolineando che non sono un diritto dell'imputato.
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Rivalutazione redditi pensione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla corretta decorrenza della rivalutazione redditi pensione per i professionisti forensi, stabilendo che essa parte dal 1980. Tuttavia, ha chiarito un punto cruciale: la pensione deve essere calcolata sulla base del reddito per cui sono stati effettivamente versati i contributi. Se i versamenti sono stati fatti su una base di calcolo inferiore a quella dovuta, la prestazione pensionistica sarà proporzionalmente ridotta, riaffermando il principio di corrispondenza tra contributi e prestazioni nel sistema previdenziale autonomo.
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