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Art. 2114 Codice Civile

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34 provvedimenti

Fondo di garanzia: TFR dovuto anche senza contributi
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto del lavoratore a ricevere il TFR dal Fondo di garanzia non è condizionato dall'effettivo versamento dei contributi da parte del datore di lavoro insolvente. L'INPS aveva impugnato una sentenza che lo condannava al pagamento, sostenendo che la prescrizione dei contributi estinguesse l'obbligo. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che il principio di automaticità delle prestazioni per il Fondo di garanzia ha una portata piena, in linea con le direttive UE, per assicurare la massima tutela al lavoratore in caso di insolvenza del datore.
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Prescrizione contributi: quando inizia a decorrere?
Un lavoratore, il cui rapporto è stato riqualificato da autonomo a subordinato, ha richiesto i contributi omessi. La Cassazione ha confermato la parziale prescrizione dei contributi previdenziali, stabilendo che il termine decorre dall'inizio del rapporto e non dalla sentenza di riqualificazione. È stato inoltre confermato il principio di non cumulabilità, detraendo i contributi già versati dal lavoratore per altre attività nello stesso periodo.
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Automaticità delle prestazioni: obblighi INPS
Un lavoratore ha citato in giudizio l'ente previdenziale per ottenere la regolarizzazione dei contributi non versati dal datore di lavoro, invocando il principio di automaticità delle prestazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che tale principio garantisce al lavoratore il diritto di ricevere le prestazioni (es. pensione) nonostante le omissioni, ma non trasferisce all'ente l'obbligo di pagare i contributi, che resta unicamente a carico del datore di lavoro.
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Fondo di Garanzia INPS: No se l’azienda è ceduta
La Cassazione nega l'accesso al Fondo di Garanzia INPS ai lavoratori di un'azienda ceduta in amministrazione straordinaria. Se il rapporto di lavoro prosegue con un acquirente solvente, quest'ultimo resta coobbligato per i crediti pregressi, nonostante accordi sindacali contrari. L'accordo privato non vincola l'INPS.
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Lavoro autonomo subordinato: risarcimento pieno
Una collaborazione giornalistica ultra-decennale, formalmente inquadrata come lavoro autonomo, è stata riqualificata come rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale: in caso di riqualificazione di un lavoro autonomo subordinato, al lavoratore spetta il risarcimento integrale del danno (retribuzioni perse) e non la più limitata indennità forfettaria prevista per altre forme di contratti illegittimi, rafforzando così la tutela contro l'uso improprio di tali contratti.
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Contribuzione previdenziale: un diritto irrinunciabile
Un lavoratore ha richiesto il corretto calcolo della contribuzione previdenziale per il suo prepensionamento. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda basandosi su un accordo transattivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il diritto a una corretta contribuzione previdenziale è indisponibile e non può essere oggetto di rinuncia tramite transazione, data la sua natura pubblica e obbligatoria. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Contributi previdenziali: la rinuncia è nulla
La Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi previdenziali derivanti da leggi per il prepensionamento sono un diritto indisponibile del lavoratore. Un accordo transattivo con cui il dipendente rinuncia a tali contributi è nullo. La Corte d'Appello aveva erroneamente qualificato la contribuzione come 'volontaria' e quindi 'disponibile'. La Cassazione, ribaltando la decisione, ha chiarito che la natura obbligatoria di tali versamenti, imposta dalla legge, impedisce qualsiasi forma di rinuncia, cassando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Contribuzione obbligatoria: non si rinuncia con accordo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13432/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di diritti previdenziali. Un lavoratore aveva contestato il calcolo dei contributi per il suo prepensionamento. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta basandosi su un accordo transattivo in cui il lavoratore sembrava rinunciare a ulteriori pretese. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la contribuzione obbligatoria, derivante dalla legge e non dalla volontà delle parti, è un diritto indisponibile. Di conseguenza, qualsiasi accordo di rinuncia a tali contributi è da considerarsi nullo e non può estinguere il diritto del lavoratore a veder regolarizzata la propria posizione.
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Esenzione IMU Enti: l’uso diretto è essenziale
Un fondo previdenziale si è visto negare l'esenzione IMU per immobili locati a terzi, nonostante i proventi fossero destinati a fini istituzionali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per l'esenzione IMU enti è indispensabile l'uso diretto dell'immobile per le attività non commerciali previste dalla legge. La locazione a terzi configura un uso indiretto e commerciale che esclude il beneficio fiscale, ribadendo la necessità di un'interpretazione restrittiva delle norme agevolative.
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Esenzione IMU: no se l’immobile è locato a terzi
Un ente mutualistico con finalità previdenziali ha richiesto l'esenzione IMU per un immobile di sua proprietà, concesso in locazione a terzi per un'attività commerciale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso, stabilendo che per beneficiare dell'esenzione IMU è necessario l'uso diretto dell'immobile per le finalità istituzionali non commerciali dell'ente. La locazione a terzi, configurando un utilizzo indiretto e a scopo di reddito, esclude la possibilità di applicare l'agevolazione fiscale, anche se i proventi sono destinati a finanziare l'attività principale dell'ente.
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Indennità di mobilità: il giudicato riflesso sull’INPS
La Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori per l'ottenimento dell'indennità di mobilità. La Corte ha confermato la decadenza per alcuni e, per altri, ha applicato il principio del giudicato riflesso, estendendo all'ente previdenziale gli effetti di una precedente sentenza tra lavoratori e datore di lavoro sulla classificazione aziendale, escludendo così il diritto alla prestazione.
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Regolarizzazione Contributiva: No all’azione vs l’Ente
Un lavoratore, a seguito del mancato versamento dei contributi da parte del suo ex datore di lavoro, ha citato in giudizio l'ente previdenziale per ottenere la regolarizzazione contributiva della propria posizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il lavoratore non ha un'azione diretta contro l'ente per tale finalità. Il principio di automaticità delle prestazioni garantisce il diritto alla pensione, ma non il diritto a pretendere la regolarizzazione dell'estratto conto. L'unica tutela per il lavoratore è l'azione di risarcimento danni nei confronti del datore di lavoro inadempiente.
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Automaticità delle prestazioni TFR: la Cassazione decide
Un lavoratore ha richiesto il pagamento del suo TFR al Fondo di Garanzia dell'Ente Previdenziale a seguito dell'insolvenza del datore di lavoro. L'Ente si opponeva, sostenendo che i contributi omessi dal datore di lavoro erano ormai prescritti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Ente, riaffermando il principio di automaticità delle prestazioni. Per il Fondo di Garanzia TFR, tale principio opera pienamente, garantendo il diritto del lavoratore indipendentemente dal versamento o dalla prescrizione dei contributi, al fine di assicurare una tutela completa contro l'insolvenza datoriale.
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Fondo Garanzia TFR: automaticità senza prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato che il Fondo di Garanzia gestito dall'ente previdenziale deve erogare il TFR a una lavoratrice anche se i contributi dovuti dal datore di lavoro insolvente sono prescritti. Viene sancita la piena applicazione del principio di automaticità delle prestazioni, in assenza di una specifica norma limitativa per questo fondo, garantendo così la tutela del lavoratore in linea con le direttive europee. La Corte ha inoltre ritenuto inammissibile la censura relativa alla non vincolatività di una precedente sentenza, poiché i giudici di merito avevano comunque svolto una valutazione autonoma delle prove.
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