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Art. 21 TFUE

7 provvedimenti

Estradizione Esecutiva: Cassazione conferma consegna in Polonia
Un cittadino polacco, residente in Italia, è stato condannato in Polonia per rapina aggravata e tentato furto. La Polonia ha richiesto la sua estradizione esecutiva per scontare la pena residua. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta. Il cittadino ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che le condizioni delle carceri polacche e la sua integrazione in Italia ostassero all'estradizione. Ha anche eccepito la prescrizione del reato e la preferenza per il Mandato di Arresto Europeo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e infondato, confermando la decisione di estradizione esecutiva.
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Estradizione cittadino UE: quando il Belgio non ferma la consegna agli USA
Un cittadino belga, in transito in Italia, è stato oggetto di una richiesta di estradizione dagli Stati Uniti per reati informatici, tra cui frode telematica e furto d'identità, legati a prenotazioni di voli. La difesa ha sostenuto che il Belgio stava già indagando sugli stessi fatti e che, in quanto cittadino UE, l'estradizione cittadino UE avrebbe dovuto essere rifiutata in assenza di un mandato d'arresto europeo dal suo Paese di origine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'estradizione. Ha stabilito che l'assenza di un mandato d'arresto europeo dallo Stato di cittadinanza non obbliga lo Stato richiesto a negare l'estradizione, anche se il Paese di origine potrebbe perseguire il proprio cittadino per reati commessi all'estero.
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Mandato di arresto europeo: estradato anche se ha casa e lavoro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione di consegnarlo al proprio Paese d'origine in esecuzione di un mandato di arresto europeo per furto. Il ricorrente chiedeva di scontare la pena in Italia, dove risiedeva dal 2021 con la famiglia e un lavoro stabile. La Suprema Corte ha chiarito che il rifiuto della consegna è possibile solo se lo straniero dimostra una residenza o dimora legittima ed effettiva in Italia da almeno cinque anni. Avendo il ricorrente documentato la sua presenza solo a partire dal 2021, il requisito quinquennale non è stato soddisfatto, confermando così la sua consegna all'autorità estera.
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Estradizione cittadino UE: obbligo di informazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di richiesta di estradizione verso un Paese terzo (come gli USA), lo Stato membro richiesto (Italia) ha l'obbligo di informare lo Stato membro di cui l'interessato è cittadino (Francia). Questa pronuncia, in un caso di estradizione cittadino UE, serve a tutelare il diritto alla libera circolazione, permettendo allo Stato di cittadinanza di valutare l'emissione di un Mandato d'Arresto Europeo per gli stessi fatti. La sentenza del giudice di merito è stata annullata con rinvio.
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Permesso di soggiorno per convivenza: sì alla prova orale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11033/2024, ha stabilito che per ottenere il permesso di soggiorno per convivenza non è indispensabile la registrazione anagrafica della coppia. Una relazione stabile tra un cittadino UE e un partner extracomunitario può essere provata anche tramite testimonianze, purché serie e rigorose. La Corte ha respinto il ricorso del Ministero dell'Interno, privilegiando la tutela dell'unità familiare, come previsto dalla normativa europea, rispetto a un'interpretazione eccessivamente formalistica della legge nazionale.
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Nulla osta passaporto: la competenza è del PM
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino a cui era stato negato il passaporto per una multa non pagata. L'errore fatale è stato richiedere il nulla osta passaporto al Giudice dell'Esecuzione anziché al Pubblico Ministero, l'unica autorità competente in prima istanza. La Corte ha stabilito che il Giudice può intervenire solo in un secondo momento, per controllare la decisione del PM, e ha ritenuto irrilevante la questione di compatibilità con il diritto UE a causa del vizio procedurale.
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Ne bis in idem: no se l’arresto è in più Stati
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esecuzione di un mandato d'arresto internazionale in più Stati membri non viola il principio del 'ne bis in idem'. Il caso riguardava un cittadino arrestato in Italia su richiesta del Regno Unito, dopo essere già stato sottoposto a una misura cautelare in Polonia per lo stesso mandato. La Corte ha chiarito che il procedimento penale è unico (quello britannico) e le procedure di consegna sono meramente esecutive, non costituendo un nuovo processo. La fuga del soggetto dalla Polonia ha inoltre legittimamente giustificato l'applicazione di una misura più restrittiva in Italia.
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