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Art. 21 nonies della legge n.241 del 1990

8 provvedimenti

Pensione anticipata salva: l’Inps perde il ricorso milionario
L'Ente Previdenziale ha revocato la pensione anticipata a un lavoratore, richiedendo la restituzione di oltre 216.000 euro. Secondo l'istituto, il dipendente non aveva diritto alla cassa integrazione straordinaria (CIGS) – usata per raggiungere i requisiti pensionistici – poiché era stato fittiziamente trasferito e distaccato presso un'altra società non in crisi. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dato ragione al pensionato, accertando che il distacco era cessato con la collocazione in cassa integrazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente Previdenziale. I giudici di legittimità hanno stabilito che non è possibile chiedere un nuovo esame dei fatti già accertati nei gradi precedenti. Di conseguenza, il lavoratore conserva definitivamente il diritto alla sua pensione anticipata e non deve restituire alcuna somma.
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Onere della prova lavoratore agricolo: la Cassazione
Una lavoratrice agricola si è vista cancellare l'iscrizione dagli elenchi di categoria. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che l'onere della prova lavoratore agricolo, in caso di disconoscimento da parte dell'ente previdenziale, grava interamente sul lavoratore stesso. L'ordinanza chiarisce inoltre che le garanzie procedurali della Legge 241/1990, come l'obbligo di motivazione degli atti, non si applicano in materia previdenziale, poiché i diritti nascono direttamente dalla legge e non da atti discrezionali dell'ente.
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Onere della prova lavoratore agricolo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12700/2024, ha rigettato il ricorso di un lavoratore agricolo a cui era stato negato l'accredito di giornate lavorative a seguito della sua cancellazione dagli elenchi di categoria. La Corte ha stabilito che, una volta avvenuta la cancellazione, l'onere della prova lavoratore agricolo si inverte: non è più l'INPS a dover motivare il disconoscimento, ma è il lavoratore a dover dimostrare con ogni mezzo l'effettiva esistenza, durata e natura onerosa del rapporto di lavoro. Viene inoltre ribadita la non applicabilità delle garanzie procedurali della L. 241/1990, come l'obbligo di motivazione, agli atti di gestione del rapporto previdenziale.
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Onere prova lavoratore agricolo: la Cassazione decide
Una lavoratrice agricola ha impugnato la sua cancellazione dagli elenchi previdenziali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere della prova del lavoratore agricolo spetta a quest'ultimo in caso di disconoscimento da parte dell'ente. L'iscrizione è solo un'agevolazione probatoria che viene meno con la contestazione, obbligando il lavoratore a dimostrare in giudizio l'effettiva esistenza del rapporto di lavoro. La Corte ha inoltre escluso l'applicabilità delle norme sul procedimento amministrativo (L. 241/1990) a tali atti.
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Credito d’imposta accise: obblighi e decadenza
Una società di trasporti ha perso il diritto al credito d'imposta accise per non aver rispettato gli obblighi dichiarativi. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2755/2024, ha stabilito che la mancata denuncia di serbatoi di carburante con capacità totale superiore ai limiti di legge comporta la decadenza dal beneficio. La Corte ha inoltre chiarito che il principio del "silenzio assenso" non impedisce all'Amministrazione Finanziaria di effettuare controlli successivi e recuperare le somme indebitamente compensate.
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Giurisdizione giudice ordinario su detenzione beni PA
Un'impresa subappaltatrice chiede il risarcimento per la detenzione di un ponteggio da parte di un ente pubblico dopo la risoluzione del contratto principale. La Cassazione stabilisce la giurisdizione del giudice ordinario, poiché la controversia riguarda il comportamento della P.A. e non l'esercizio di poteri amministrativi in una procedura di gara.
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Riconoscimento retroattivo scuola: vale il diploma?
Un lavoratore, assunto nella scuola pubblica sulla base di un diploma, viene licenziato perché l'istituto privato che lo ha rilasciato non era ancora formalmente riconosciuto. Successivamente, l'istituto ottiene un riconoscimento retroattivo che copre l'anno di conseguimento del titolo. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ritiene la questione sul valore del riconoscimento retroattivo scuola di tale importanza da rinviare la decisione a una pubblica udienza per una pronuncia di principio.
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Giudicato arbitrale: intangibile anche da annullamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lodo arbitrale, una volta divenuto definitivo e inoppugnabile (giudicato arbitrale), non può essere invalidato da un successivo provvedimento di annullamento in autotutela della gara d'appalto originaria emesso dalla Pubblica Amministrazione. Il principio della stabilità del giudicato prevale, garantendo la certezza del diritto. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'ente pubblico su questo punto, cassando la sentenza d'appello solo per un aspetto procedurale relativo a una domanda di risarcimento danni secondaria.
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