La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13537/2025, ha chiarito i contorni dell'onere della prova in materia di frode IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha stabilito che, per dimostrare la propria buona fede, il contribuente non può limitarsi a provare la regolarità dei pagamenti o la marginalità delle operazioni contestate rispetto al volume d'affari. È richiesta una prova più rigorosa della propria diligenza nell'evitare di essere coinvolto in schemi fraudolenti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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