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Art. 21, comma 7, d.P.R. n. 633/72

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Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14823/2024, ha cassato una sentenza di merito in materia di operazioni inesistenti ai fini IVA e IRAP. Il provvedimento chiarisce la fondamentale distinzione nell'onere della prova tra operazioni oggettivamente inesistenti (mai avvenute) e soggettivamente inesistenti (avvenute tra soggetti diversi). La Corte ha stabilito che il giudice di secondo grado ha errato nel non distinguere le due fattispecie, applicando un criterio probatorio errato e incentrato unicamente sulla buona fede del contribuente, irrilevante in caso di inesistenza oggettiva.
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Operazioni inesistenti: onere della prova IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14809/2024, ha cassato la decisione di merito che aveva riconosciuto la buona fede di una società coinvolta in operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha ribadito che, una volta che l'Amministrazione Finanziaria prova la fittizietà del fornitore e gli indizi di consapevolezza del contribuente, spetta a quest'ultimo dimostrare di aver usato la massima diligenza per non essere coinvolto nella frode, non essendo sufficienti la regolarità contabile e i pagamenti.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14813/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di operazioni oggettivamente inesistenti. Il caso riguardava una società sanzionata per aver dedotto costi relativi a transazioni fittizie. La Corte ha chiarito che, quando un'operazione non è mai avvenuta, il costo correlato non è mai stato sostenuto e, di conseguenza, non può essere dedotto ai fini IRES. In questo contesto, la buona fede del contribuente è del tutto irrilevante. La sentenza di merito, che aveva erroneamente valutato l'elemento soggettivo, è stata cassata con rinvio.
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Operazioni inesistenti: deducibilità e sanzioni IRES
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14803/2024, ha chiarito che in caso di operazioni inesistenti sotto il profilo oggettivo, i costi non sono mai deducibili ai fini IRES. La buona fede del contribuente è irrilevante, poiché il costo non è mai stato effettivamente sostenuto. La Corte ha cassato la decisione dei giudici di merito che avevano erroneamente applicato i principi validi per l'IVA, legati alla consapevolezza della frode, a una questione di imposte dirette, annullando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Operazioni inesistenti: come prova il contribuente?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7600/2024, ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di presunte operazioni inesistenti. Una società immobiliare era stata accusata di aver dedotto costi per la costruzione di un opificio sulla base di fatture false. La Corte ha stabilito che il contribuente ha assolto il proprio onere della prova fornendo documentazione concreta (perizie, contratti, certificazioni) che dimostrava l'effettiva realizzazione dell'immobile e la congruità del suo valore con gli importi fatturati, superando le presunzioni dell'Ufficio Fiscale.
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Rinuncia al credito: l’IVA è dovuta se si emette fattura
Una società di consulenza rinuncia a un credito verso la propria partecipata per coprirne le perdite, ma emette comunque le fatture con IVA. Chiede poi il rimborso dell'imposta, ritenendola non dovuta. La Cassazione, nonostante la rinuncia al credito, rigetta il ricorso: l'emissione della fattura rende l'IVA esigibile, indipendentemente dal pagamento o dalla sua rinuncia.
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