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Art. 21 bis del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

8 provvedimenti

Contabilità in nero: prova per accertamento fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31551/2025, ha stabilito che la cosiddetta 'contabilità in nero', costituita da appunti e documenti extracontabili, rappresenta un elemento indiziario valido per giustificare un accertamento fiscale induttivo. A seguito del rinvenimento di una contabilità parallela, l'Agenzia delle Entrate aveva rideterminato il reddito di un imprenditore individuale. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che tali documenti, se dotati dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, invertono l'onere della prova, obbligando il contribuente a dimostrare l'infondatezza delle pretese del Fisco. Sono state ritenute irrilevanti le argomentazioni relative alla non obbligatorietà del bilancio per le ditte individuali e a una precedente assoluzione in sede penale.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: costi deducibili
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26482/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la deducibilità dei costi derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti. È stato stabilito che se i beni sono stati effettivamente acquistati e impiegati nell'attività d'impresa, i relativi costi sono deducibili, anche in presenza di un fornitore fittizio (società cartiera), a meno che non siano in contrasto con i principi di effettività e inerenza.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: i costi deducibili
L'Agenzia delle Entrate contestava a una società maggiori ricavi, costi indeducibili e IVA indetraibile per operazioni soggettivamente inesistenti. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, confermando che, in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, i costi possono essere deducibili ai fini delle imposte dirette se effettivi e inerenti, mentre l'IVA resta indetraibile. La Corte ha anche chiarito la ripartizione dell'onere della prova e i limiti all'efficacia della sentenza penale di assoluzione nel processo tributario.
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Operazioni inesistenti: Cassazione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunte operazioni inesistenti nel settore del trading di energia. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a una società la detrazione dell'IVA su fatture relative a compravendite di energia ritenute fittizie, parte di un meccanismo circolare a 'somma zero'. Le commissioni tributarie di merito avevano dato ragione al contribuente, basandosi su un decreto di archiviazione penale e su una presunta 'communis opinio' giurisprudenziale favorevole. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che l'archiviazione penale non vincola il giudice tributario e che quest'ultimo deve valutare autonomamente tutte le prove e gli indizi forniti dall'Amministrazione finanziaria, non potendo basare la decisione su una generica 'opinione comune'.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e errore di fatto
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un socio di S.r.l. contro un accertamento fiscale. L'ordinanza chiarisce i limiti del ricorso per errore di fatto e la non influenza di un decreto di archiviazione penale nel processo tributario, confermando la presunzione di distribuzione degli utili.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile?
Un contribuente, socio di una S.r.l., impugna un avviso di accertamento per utili extra-contabili. Dopo la sconfitta in appello, chiede la revocazione per un presunto errore di fatto revocatorio, ma la richiesta viene respinta. La Cassazione dichiara inammissibile il successivo ricorso, chiarendo che l'errore di fatto non può consistere in una nuova valutazione delle prove o in un errore di giudizio, ribadendo i rigidi limiti di questa impugnazione straordinaria.
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Operazioni inesistenti: Cassazione su prova e IVA
Una società energetica si è vista contestare la detrazione IVA per presunte operazioni inesistenti di acquisto e vendita di energia. La Cassazione ha annullato la decisione di merito che si basava su un'archiviazione penale e su precedenti sentenze favorevoli, stabilendo che il giudice tributario deve valutare autonomamente le prove indiziarie fornite dall'Agenzia delle Entrate, senza essere vincolato da decisioni rese in altre sedi.
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Giudicato penale nel tributario: stop della Cassazione
Una società di servizi, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento per omesse ritenute su utili presunti, vede il proprio caso complicarsi a causa di un giudizio penale parallelo. I suoi rappresentanti legali vengono assolti con formula piena. La Corte di Cassazione, di fronte a questa sentenza penale e a una nuova legge in materia, ha deciso di sospendere il procedimento tributario. L'ordinanza interlocutoria rimette la questione dell'efficacia del giudicato penale nel tributario alle Sezioni Unite, affinché venga fornito un principio di diritto definitivo sul tema.
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