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Art. 2097 Codice Civile

9 provvedimenti

Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto revocatorio. Il caso riguarda una cessione di ramo d'azienda in cui i lavoratori sostenevano che la Corte avesse erroneamente percepito le modalità del loro trasferimento. La Suprema Corte chiarisce che l'errore revocatorio deve consistere in una svista percettiva e non in un'errata valutazione dei fatti. Inoltre, l'errore deve essere stato decisivo per il giudizio, cosa che in questo caso è stata esclusa, poiché la decisione originale si fondava su una diversa e autonoma ragione giuridica (ratio decidendi), ovvero l'inammissibilità del ricorso originario che mirava a un riesame del merito.
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Esenzione ICI: motivazione e onere della prova
Una fondazione culturale si oppone a degli avvisi di accertamento ICI, sostenendo di aver diritto all'esenzione. La Corte di Cassazione interviene per ben due volte, cassando la decisione del giudice d'appello che aveva omesso di valutare un punto cruciale sollevato dalla contribuente: la carenza di motivazione degli atti impositivi. La Suprema Corte ribadisce il principio vincolante secondo cui il giudice di rinvio è tenuto a esaminare tutte le questioni indicate nella sentenza di cassazione, pena l'annullamento della nuova pronuncia.
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Donazione indiretta: la Cassazione sui contributi familiari
Dei genitori forniscono mobili e pagano spese notarili e IVA per la casa coniugale del figlio. Dopo la separazione, chiedono la restituzione di tutto alla famiglia della nuora, sostenendo si trattasse di prestiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, qualificando i pagamenti in denaro come una donazione indiretta, giustificata dal legame familiare e dallo spirito di liberalità. Per i mobili, l'obbligo di restituzione grava solo sul figlio, in qualità di comodatario, e non sulla famiglia della moglie.
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Prescrizione azione di ripetizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di ripetizione di indebito contro un istituto di credito, chiarendo i principi sulla prescrizione azione di ripetizione e sulla validità delle clausole anatocistiche. La Corte stabilisce che per eccepire la prescrizione, alla banca basta allegare l'inerzia del titolare, spettando poi al correntista l'onere di provare la natura non solutoria delle rimesse. Viene inoltre confermato che le vecchie clausole anatocistiche, nulle, necessitano di una nuova pattuizione scritta per essere valide. La sentenza è cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Ricognizione di debito: inammissibile il ricorso
Un debitore impugna una sentenza d'appello basata su una ricognizione di debito. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per la mancata esposizione sommaria dei fatti, un requisito formale essenziale. La Corte ribadisce che la ricognizione di debito inverte l'onere della prova, dispensando il creditore dal dimostrare il rapporto sottostante.
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Stabilizzazione del personale: diritto all’assunzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21120/2024, ha confermato il diritto di un lavoratore all'assunzione a tempo indeterminato al termine di un percorso di stabilizzazione del personale presso un ente pubblico. Il lavoratore, dopo anni di contratti atipici, aveva superato una selezione e completato un triennio a tempo determinato previsto dalla procedura. La Corte ha stabilito che tale percorso genera un diritto soggettivo all'assunzione. Tuttavia, ha negato il diritto alle retribuzioni per il periodo di ritardata assunzione, chiarendo che il lavoratore può chiedere solo il risarcimento del danno, che deve essere specificamente provato.
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Stabilizzazione precari PA: diritto all’assunzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12871/2024, ha affrontato il caso di una lavoratrice precaria di un ente pubblico. Dopo aver completato con successo un percorso di stabilizzazione, l'ente le ha negato l'assunzione a tempo indeterminato. La Corte ha confermato il diritto soggettivo della lavoratrice all'assunzione, avendo essa soddisfatto tutti i requisiti previsti. Tuttavia, ha negato il diritto al pagamento delle retribuzioni per il periodo di mancata assunzione, chiarendo che la lavoratrice avrebbe dovuto chiedere il risarcimento del danno, non le retribuzioni, poiché non vi era stata prestazione lavorativa.
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Legittimazione attiva: chi può chiedere i danni?
Un imprenditore agricolo chiede il risarcimento per i danni alle sue colture causati da un blackout, ma la sua domanda viene respinta. La causa? Il contratto di fornitura elettrica era intestato al padre e non a lui. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha ribadito il principio del difetto di legittimazione attiva, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imprenditore.
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Onere della prova diffamazione: chi prova la verità?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società editrice e del suo direttore, condannati per aver diffamato un cittadino indicandolo erroneamente come indagato per un omicidio. La Corte ha ribadito che l'onere della prova diffamazione grava sul giornalista e sull'editore, i quali devono dimostrare la verità della notizia o, almeno, la sua verosimiglianza e l'attendibilità delle fonti. In questo caso, la Corte ha ritenuto insufficiente basarsi su una singola fonte non qualificata per esonerare da responsabilità.
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