La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per dolo nel lavoro irregolare di un cittadino straniero senza permesso di soggiorno. L'imputato, legale rappresentante di un'azienda, era stato ritenuto colpevole di aver impiegato un lavoratore straniero in un rapporto di lavoro subordinato mascherato da collaborazione. La Cassazione ha criticato la sentenza di appello, ritenendo insufficiente la prova dell'intenzione (dolo) dell'imputato e della simulazione del rapporto. Ha evidenziato che la Corte territoriale non ha adeguatamente considerato elementi difensivi cruciali, come la richiesta di cittadinanza del lavoratore e le circostanze legate all'emergenza COVID-19. La sentenza è stata rinviata alla Corte d'Appello di Milano per un nuovo esame, che dovrà approfondire l'elemento soggettivo del reato e la natura effettiva del rapporto lavorativo.
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